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Il “patentino antifascista” per gli editori e le accuse di censura: la Fiera promette approfondimenti

Giorgia Meloni contro il cosiddetto ”patentino antifascista”, cioè la dichiarazione da firmare nella quale si chiede agli editori che intendono partecipare alla Fiera Più Libri Più Liberi di condividere i valori antifascisti della Costituzione: “È censura”. Gli organizzatori promettono nuovi “approfondimenti” ma rivendicano la scelta: “Non faremo un passo indietro. L’adesione ai valori della Costituzione era già nel nostro regolamento, nell’articolo 24, l’abbiamo solo rafforzata”.
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui social attacca la Fiera nazionale della piccola e media editoria Più Libri più Liberi, in programma a Roma dal 4 all'8 dicembre prossimi, presieduta da Annamaria Malato e organizzata dall'Aie (associazione italiana editori) per la scelta di far sottoscrivere agli editori partecipanti un documento sui "valori antifascisti". Per la premier il "patentino antifascista" è un atto di "censura". La querelle non sembra destinata a spegnersi, visto che l'Aie, ha promesso "approfondimenti", pur rivendicando l'iniziativa. Ma procediamo con ordine.

Tutto nasce dalla vicenda che occupato il dibattito nel 2025, quando 89 intellettuali chiesero, senza riuscirci, di escludere la casa editrice ‘Passaggio al bosco', perché vicina ai valori di estrema destra. Per evitare il ripetersi di episodi simili gli organizzatori quest'anno hanno deciso di muoversi con anticipo. Tutti partecipanti per partecipare alla Fiera devono sottoscrivere un documento che contiene i punti del Regolamento generale della kermesse.

Fino all'anno scorso, il Regolamento prevedeva l'adesione ai "valori espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani". Quest'anno è stata inserita una dichiarazione aggiuntiva, che prevede tra gli impegni quello di "riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell'ordinamento democratico della Costituzione italiana".

Per la premier si è oltrepassata la misura e decide di comunicarlo sui social : "La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra. Si chiama, banalmente, censura". La premier esprime la sua irritazione nelle stesse ore in cui Roberto Vannacci chiude la sua assemblea costituente all'auditorium della Conciliazione di Roma. Lo stesso Vannacci in conferenza stampa condivide il suo disappunto: "Ha perfettamente ragione. In un Paese dove la libertà di espressione è in Costituzione questa libertà di espressione non deve essere soggetta ad alcun patentino, sia esso di artifascismo o di anti non so che cosa".

Le accuse della premier vengono però rimandate al mittente dalla Fiera che motiva la scelta con "l'esigenza di chiarezza e unità". Ma assicura che "per rispetto istituzionale", ci sarà "un ulteriore attento approfondimento".

L'ulteriore riflessione viene accolta con "favore" dal ministro della Cultura Giuli, "alla luce delle centrate osservazioni del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla anacronistica richiesta di fare professione di fede antifascista per accedere a ‘Più libri più liberi'".

Secondo Giuli "I nostri diritti civili, la nostra libertà di espressione e la nostra sovranità popolare affidata alla centralità del Parlamento sono già più che ben difesi dalla Carta costituzionale del 1948, sorta dalle macerie della guerra provocata da regimi liberticidi morti, sepolti e storicizzati.Ove questo non sembrasse sufficiente, la magistratura e le forze dell'ordine sono le ulteriori, naturali custodi della nostra sicurezza democratica".

"Confido che le ragionevoli parole dell'Aie – aggiunge – rappresentino l'inizio della fine d'un clamoroso equivoco suscettibile di brutali strumentalizzazioni".

Ma gli organizzatori non sembrano voler ritirare il patentino, e anzi la presidente della Fiera invita la premier alla manifestazione: "Ci piacerebbe una visita della presidente del Consiglio. L'invito non è polemico ma è un'apertura per mostrare il carattere democratico e aperto della manifestazione", dice Annamaria Malato a Repubblica.it sulla polemica. "Non faremo un passo indietro perché il nostro intento è fare una fiera in cui tutti si sentano a casa. Poi, come specificato nella risposta dell'Aie, l'intervento della premier ci spinge a un approfondimento che discuteremo insieme al comitato di indirizzo. Sono certa che si tratta solo di un grande fraintendimento. Non è stato capito il nostro intento reale, che non era censorio, visto che la nostra fiera ha la libertà nello stesso titolo, come valore primario. L'adesione ai valori della Costituzione era già nel nostro regolamento, nell'articolo 24, l'abbiamo solo rafforzata".

"L'attenzione di una delle più alte cariche dello Stato non può che spingerci a un approfondimento che faremo con il Comitato di Indirizzo: ma restiamo convinti della bontà del nostro operato, testimoniato da 25 anni di storia", assicura.

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