Futuro Nazionale dichiara guerra al centrodestra: Meloni e Vannacci mai stati più lontani di così

"Orgogliosi di essere feccia". Lo ripetono continuamente i vannacciani nella giornata conclusiva della costituente nazionale, intervenendo sul palco con il simbolo di Futuro Nazionale di Vannacci che campeggia sul fondo blu. Mentre nella sala piena dell'Auditorium Conciliazione sventolano bandiere bianche con il logo del partito al centro.
Tra di loro si chiamano "futuristi" e "camerati", salvo poi irritarsi e stupirsi se i giornalisti li definiscono "estremisti in cravatta" e "fascisti dichiarati". Evocano lo Sturm und Drang "tempesta e assalto" e dedicano un pensiero ai "ai patrioti irlandesi" di Belfast. Si appropriano dello slogan "Dio, patria e famiglia", tante volte riproposto in chiave sovranista da Meloni anche durante la campagna elettorale delle Politiche 2022.
Attesissimo il discorso conclusivo dell'eurodeputato Vannacci – salutato e acclamato dal pubblico al grido di "Generale, generale" – che presenta quasi punto per punto il programma, in un intervento fiume durato quasi due ore. La lunga panoramica sul programma, che sarà disponibile online domani, è interrotta soltanto dalle note della canzone scelta per rappresentare il partito: "Queste avanguardie futuriste saranno caratterizzate da una bellissima canzone: Futura" di Lucio Dalla, annuncia il leader (anche se poi quasi nessuno dal palco prova a intonarla).
Linee rosse invalicabili per un'alleanza con Fdi e Lega: gelo tra Meloni e Vannacci
Meloni viene nominata pochissimo, come del resto anche Salvini. Vannacci li cita praticamente solo per rispondere alle domande dei giornalisti in conferenza stampa.
Eppure i rapporti tra Futuro Nazionale e l'attuale centrodestra non potrebbero essere più gelidi di così. E non solo perché la presidente del Consiglio durante le comunicazioni in vista del prossimo Consiglio Ue del 18 e 19 giugno ha rinfacciato ai vannacciani di aver votato per 6 volte contro la fiducia al suoi governo. Ma soprattutto perché pressoché nessuno del centrodestra si fida di Vannacci in questo momento. Il tema è sempre quello delle alleanze: i "futuristi" affermano di essere disposti a farle, ma "solo se producono valore per l’Italia. Nessuna accozzaglia".
Ma su quali basi sarebbe possibile costruire una coalizione solida, se in tanti accusano il generale di aver utilizzato la Lega come "un taxi", finendo con rubarle voti? Vannacci risponde a una domanda di Fanpage.it su questo punto e giura di non voler far "implodere" la coalizione: "Ho già risposto, Lega taxi… barca…io sono entrato nella Lega come indipendente, ho portato alla Lega mezzo milioni di voto e me ne sono andato quando ho eccepito questioni di coerenza. Se vogliamo essere onesti, diciamo che ognuno ha avuto il suo vantaggio. Non voglio fare implodere il centrodestra, io non ho mai avanzato alcuna istanza di essere accettato nell'alleanza di centrodestra. Io ho fondato un partito indipendente e vado avanti con questa politica. Le alleanze si fanno prima delle elezioni, e ho già detto che ho delle linee rosse che non sono disposto a negoziare. Se prima delle elezioni qualcuno riterrà utile allinearsi alle linee rosse di Fn per creare un'alleanza che si basi su un programma ben definito, che tenga conto di queste linee rosse, per governare l'Italia, ne parleremo a premessa delle alleanze".
"Non mi esprimo nei confronti della Lega, che è un partito che giustamente sta cercando di fare i propri interessi. Mi esprimo su Fn che è un partito che sta nascendo oggi ed è già al 5%. Vuol dire che siamo sulla strada giusta".
Le linee rosse Vannacci e i suoi le hanno tracciate molto chiaramente: no al sostegno a Kiev e remigrazione. "Non basta che gli immigrati rispettino le nostre norme, noi vogliamo un'Italia in cui ci siano quasi esclusivamente italiani", spiega Lorenzo Gasperini, che illustra le linee guida del programma di Futuro nazionale, prima che Vannacci le esponga più nel dettaglio.
Il centrodestra fino ad ora ha tradito i suoi elettori, è il ragionamento: “Il centrodestra, o si mette nel capo di andare a destra o non si fa", dice Gasperini, rimaneggiando un po' la frase di Giorgio Almirante, che non rinuncia a declamare alla platea: "La destra o è coraggio o non è, è libertà non è, è nazione o non è….".
Si diceva appunto dei rapporti tra Vannacci e Meloni, del tutto inesistenti, secondo quanto racconta il generale in conferenza stampa. "Mai ricevuto un messaggio da Giorgia Meloni, mai parlato direttamente con Giorgia Meloni", puntualizza. Ma non è solo questione di contatti mancati. Se la "La politica è la continuazione della guerra con altri mezzi", come dice Gasperini ribaltando la massima del generale prussiano Carl von Clausewitz, allora Futuro Nazionale ha già aperto le ostilità contro Meloni e l'attuale maggioranza. Dialogare e negoziare, in vista delle Politiche, anticipate o no, sembra al momento un'impresa impossibile.
Gli attacchi a Meloni: vannacciani si tolgono qualche sassolino dalla scarpa
La distanza tra Meloni e Vannacci si misura con una serie affondi ben piazzati. Se è vero che il leader di Fn evita di sfidarla in modo diretto, ogni volta che ne ha l'occasione non le risparmia frecciatine. Anche oggi, rispondendo a un'altra domanda sul caso ‘ginocchiere', quando una giornalista gli ricorda l'insulto che il deputato Cinque Stelle Silvestri ha rivolto a Meloni, ancora una volta il generale liquida la questione e dà torto alla premier: "Non dico che quella frase non potesse dar fastidio, ma non vedo il sessismo. Sessismo è discriminazione in base al sesso e al genere della persona. Dire che una persona si è inginocchiata di fronte al potere non lo è. Avrebbero potuto dirlo anche a me, come avrebbero potuto dirlo a una donna. Gli uomini e le donne sono uguali, non c'è bisogno di proteggere qualcuno", dice prima di spingersi a negare il reato di femminicidio, introdotto proprio da questo governo.
"Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce: questa è la vera parità di genere", insiste il generale.
"Una posizione di lavoro la si guadagna in base al merito, non in base a quello che uno ha sotto le mutande. Perché non mettiamo le quote rose per i fabbri o per i muratori e invece le mettiamo per i politici o i dirigenti? Così come c'è la violenza sulle donne c'è la violenza sugli anziani e non c'è un anzianicidio", continua l'europarlamentare rispondendo alla cronista che lo incalza. "Sono contrario al femminicidio, è un omicidio come tutti gli altri".
Qui però è la stessa Lega a intervenire, replicando alle gravi dichiarazioni di Vannacci e prendendone le distanze: "Il punto non è che la morte di una donna pesa più di quella di un uomo, ma la gravità della spinta che porta a uccidere una donna per odio o disprezzo, ritenendola un essere inferiore. Ecco perché la critica del leader di Futuro nazionale è totalmente fuorviante", commenta all'Ansa nel pomeriggio Giulia Bongiorno, senatrice del Carroccio e relatrice del disegno di legge sulla violenza sessuale. Un altro evidente elemento di distanza che allontana Vannacci dall'attuale maggioranza.
Ma a criticare in modo più diretto Meloni, che giovedì per la prima volta ha rivolto in Parlamento un attacco durissimo a Futuro Nazionale – "Non siete la vera destra, aiutate la sinistra" – ci pensano i vannacciani. Lo fa Massimo Arlechino, uno dei fondatori di Alleanza Nazionale e fondatore insieme a Gianni Alemanno del movimento politico Indipendenza, che scandisce: "Non potevano rassegnarci alle sbiadite interpretazioni della destra del governo di Giorgia Meloni". Arlechino è lo stesso che biasima il ministro della Difesa Crosetto, fedelissimo di Meloni e suo braccio destro, per aver definito "farneticante" il libro di Vannacci, ‘Il mondo al contrario': "Il ministro della Difesa, tratta in questo modo il proprio figlio dopo 40 anni di carriera onoratissima, lo ha esposto al pubblico ludibrio. Non lo dimenticherò mai", dice riservando a Crosetto anche parole sbeffeggianti, spingendosi fino al ‘body shaming' ("provammo a mettere a fatica il faccione di Crosetto in un manifesto, con la scritta ‘farneticante sarai tu'").
Poi c'è Emanuele Pozzolo, che sembra togliersi qualche sassolino dalla scarpa quando nomina la premier e sua ex leader in Fdi: "Dobbiamo risvegliarci come Occidente, come Europa e come Italia. Coraggio e libertà, lo diciamo anche in faccia al presidente del Consiglio. Quel coraggio che qualcuno aveva e poi ha perso per la strada. Altro che Tolkien, altro che l'anello del potere…".
Infine la stoccata di Laura Ravetto, nuovo acquisto di Fn transitata nel partito dopo aver salutato la Lega: in questo momento "Abbiamo due segretari" donne "dei due maggiori partiti", sottolinea, per poi aggiungere un avvertimento al governo: "Per adesso…".