Silvestri (M5s) e l’insulto a Meloni: “Con Trump indossa le ginocchiere”. Fdi insorge: “Sessista”

Si apre il caso "ginocchiere" alla Camera. Ad accendere la miccia è il deputato del Movimento 5 Stelle Francesco Silvestri, che intervenuto nella discussione generale sulle comunicazioni di Meloni in vista del prossimo Consiglio europeo, ha accusato la premier di non aver "rialzato la schiena" con Trump e Netanyahu ma di aver "semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda". Immediata la reazione della presidente: "Collega Silvestri, quello che voi non riuscite ad accettare è che c'è una donna che è arrivata dove è arrivata senza mai indossare delle ginocchiere, senza favoritismi e senza scorciatoie".
"Boldrini si è indignata perché il collega si rivolgeva alla sottoscritta dicendo ‘signor presidente'. Mi chiedo se questo sia davvero il punto del rispetto delle donne. O sia piuttosto quello di ascoltare un collega che mi dice che ho indossato delle ginocchiere", ha detto, prima di aggiungere con tono irato: "Vi dà fastidio che la prima donna presidente del Consiglio sia arrivata dalla destra perché voi non siete stati capaci di proporla".
Subito dopo, standing ovation ed applausi dai banchi del centrodestra, mentre la presidente di turno dell'Aula, Anna Ascani (Pd), si è scusata per non aver richiamato Silvestri. "Se avessi colto nelle parole dell’onorevole Silvestri il senso che qui è stato poi descritto naturalmente sarei intervenuta. Non ho colto quel senso e di questo mi scuso".
"Questi lavorano sempre per me", avrebbe commentato la premier al termine della discussione.
L'intervento di Silvestri ha aperto il dibattito tra i banchi di Montecitorio. La maggioranza si è schierata a difesa della premier, tacciando il pentastellato di sessismo e misoginia. Il deputato e questore di Fratelli D'Italia Paolo Trancassini ha sollevato la questione definendo "vergognose" le parole rivolte a Meloni: "Si sa cosa si intende quando si dice che una donna, di fronte a un uomo, si è messa le ginocchiere. Mi auguro si apra un'istruttoria su quanto è stato detto" perché"c'è un limite a tutto". Il capogruppo Galeazzo Bignami, ha chiesto la sospensione di Silvestri che "dovrebbe rassegnare le dimissioni".
Dall'altra parte, dal Movimento, hanno difeso l'uso dell'espressione "in ginocchiere" e rigettato l'interpretazione sessista della maggioranza. Secondo Silvestri, nonostante le recenti prese di distanza, il governo non ha davvero raddrizzato la sua linea rispetto al rapporto con Netanyahu e con Trump. Nessun insulto sessista dunque, ma una critica allo stato di sudditanza della premier: "Non strumentalizziamo. Sono 4 anni che questo governo è inginocchiato a Trump e alla politica di Netanyahu: ecco spiegato l'arcano delle mie parole", si è giustificato il deputato. "Se poi qualcuno ha voluto trasformare l'accusa che ho rivolto ad una chiara postura politica in un atteggiamento sessista, allora c'è malafede al solo fine di strumentalizzare e nascondere la verità Tra l'altro lo ha fatto non avendo nessuna contezza della mia storia politica né di quella del Movimento 5 Stelle. La mia cultura è diversa da quella di qualcun altro: io mi chiamo Silvestri e il mio cognome finisce con la I e non con la O", ha aggiunto, con un chiaro riferimento al caso del senatore di Forza Italia, Francesco Silvestro, indagato l'accusa di violenza sessuale, a seguito della denuncia presentata da un'imprenditrice 52enne.
"Nessuna offesa personale. È ovvio che è una critica dovuta al fatto della subalternità. Quindi non c'è nulla da speculare", ha rimarcato il presidente Giuseppe Conte.
La maggioranza però mantiene il punto. Meloni ha rilanciato il video dello scambio sui suoi social – "C'è chi fa politica con gli insulti e la volgarità. E chi risponde con la propria storia", ha scritto – mentre FdI ha chiesto la sospensione immediata del deputato.
Solidarietà anche da Forza Italia. "Certe parole rispecchiano semplicemente il valore di chi le esprime. Ecco quindi che le allusioni misogine e sessiste di Silvestri rivolte al presidente del Consiglio Meloni, raccontano molto di chi le ha espresse e dei valori portati avanti dalle opposizioni. Per questo ritengo doveroso chiedere una presa di distanza netta, perché tutto questo non fa e non deve far parte del dibattito politico", ha detto il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, che ha poi concluso: "Esprimo la mia solidarietà a Giorgia Meloni, che per l'ennesima volta si è dimostrata di ben altra caratura rispetto a una certa classe politica che si dichiara femminista ed e' poi la prima portatrice di misoginia".