Vannacci è contrario a tassare i giganti del web. E sull’uscita dell’Italia dall’euro: “È difficile, ma discutiamone”

Alla vigilia delle consultazioni del 2024, provammo a testare la preparazione dell'allora candidato della Lega alle elezioni europee Roberto Vannacci sui dossier economici che avrebbe dovuto affrontare in Europa, dal Pnrr al nuovo patto di stabilità. A nostra memoria, quella fu una delle poche volte in cui l'ex generale – di solito spavaldo davanti alle telecamere – scappò dalle domande. Nel frattempo ne è passata acqua sotto i ponti: Vannacci è stato eletto al parlamento europeo, ha lasciato la Lega e ha fondato il suo partito, Futuro Nazionale. Una cosa però rimane costante: quando viene portato fuori dai suoi terreni di gioco, come l'immigrazione o le teorie gender, le certezze del neo-leader di partito diventano molto più fragili, le risposte molto più vaghe.
Eppure è proprio Vannacci che nel suo discorso di apertura all'Assemblea Costituente di Futuro Nazionale si gioca la carta del posizionamento in Europa, per spiegare perché lui rappresenta l'unica vera destra, mentre i partiti di governo hanno tradito il loro mandato. L'eurodeputato elenca una serie di voti al parlamento Ue, che dimostrerebbero la connivenza, in particolare di Forza Italia, con le forze di sinistra. E poi aggiunge una stoccata indirizzata direttamente a Giorgia Meloni: "Si presenta di fronte alla Commissione europea con il cappello in mano per ottenere qualche flessibilità sulla spesa corrente e invece ottiene solo di investire sul Green Deal".
La linea dell'austerity degli alleati dell'Afd
Ma quello che invece Vannacci non conosce o finge di non conoscere sono le posizioni di Alternative für Deutschland, il partito di estrema destra tedesca, azionista di maggioranza del gruppo Europa delle Nazioni Sovrane, dove l'ex parlamentare leghista ha trovato riparo, dopo il divorzio dalla Lega. Afd è contrario a qualsiasi forma di flessibilità nelle regole di bilancio europee, per venire incontro alle richieste dell'Italia o di altri Stati ad alto debito. Di più, considera il nostro Paese una sorta di parassita che campa sulle spalle del popolo tedesco, invece di ridurre le proprie spese e sostiene una dottrina economica europea ultra-rigida.
Questa linea è stata ribadita più volte da esponenti di primo piano di Afd. Prendiamo l'intervista rilasciata alla Stampa nel febbraio 2025 a Tino Chrupalla, co-leader del partito della destra tedesca. "La questione non è cambiare le regole, ma rispettarle. Se non si rispettano i trattati, i Paesi del Sud mettono a rischio anche l’euro", diceva Crupalla. E proseguiva: "gli italiani devono fare i compiti a casa. Ridurre il nuovo debito. Anche per i pagamenti delle pensioni: il livello delle pensioni in Italia è molto più alto che in Germania".
Le prese di posizione da falchi dell'austerity dei vertici d Afd sono state molteplici e ripetute da anni. Eppure Vannacci non sembra averne cognizione. Quando Fanpage.it chiede conto all'ex generale delle parole degli alleati europei, nel punto stampa a margine dell'assemblea costituente di Futuro Nazionale, lui sembra cadere dalle nuvole: "Non mi interessano le dichiarazioni pubbliche, all'interno del gruppo parlamentare di queste istanze non si è mai parlato". Forse farebbe bene a parlarne invece, perché se Afd il prossimo anno vincesse le elezioni, questa linea diventerebbe quella ufficiale della Germania nei dibattiti ai vertici di governo europei.
L'ambiguità sull'uscita dall'euro
Ma forse è su un altro incrocio, che le strade di Futuro Nazionale e Afd si possono incontrare. Un'altra tesi che va per la maggiore tra gli alleati tedeschi dell'eurodeputato futurista è quella per cui l'Italia e gli altri Paesi del Sud Europa dovrebbero essere accompagnati fuori dall'area euro. L'uscita dell'Italia dalla moneta unica è anche l'obiettivo di Vannacci? La domanda è legittima, non fosse altro perché il suo partito ha appena imbarcato l'economista Antonio Maria Rinaldi, uno dei più noti teorici dell'Italexit.
Anche in questo caso, però, la risposta del neo-leader della destra è vaga: "Certamente l'ingresso nell'euro a noi non ha portato bene – dice Vannacci a Fanpage -. Se lei mi chiede se oggi dobbiamo uscire dall'euro, le dico che è difficile, ma dobbiamo trovare una soluzione, perché il 30 anni di euro l'Italia non ha ricevuto vantaggi". Quale sia questa soluzione però Vannacci non lo spiega, in bilico tra le pulsioni più euroscettiche di una parte dei suoi e il tentativo di intercettare il voto del ceto produttivo – in uscita dagli altri partiti della destra – che certo non vuole sentir parlare di abbandono della moneta unica.
No alla tassa per i giganti del web
Così a Vannacci non resta che la retorica dell'Europa asservita a presunti poteri oscuri dell'economia e alle multinazionali. Anche qui, però, le cose cambiano quando si passa dalla teoria alla pratica. Sempre durante il punto stampa a margine dell'assemblea del partito, abbiamo chiesto al capo di Futuro Nazionale se sia favorevole a all'imposta digitale europea, che servirebbe a far pagare più tasse alle grandi piattaforme tecnologiche, in buona parte oggi in grado di eludere più o meno legalmente il fisco, nei Paesi Ue dove prestano i loro servizi.
Ecco, imporre una web tax sarebbe un buon modo per l'Europa per dimostrarsi indipendente dalle ‘grandi multinazionali', come le chiama Vannacci. Peccato che diversi dei mega miliardari che possiedono le big company digitali siano anche sostenitori dell'ascesa dei partiti di estrema destra in Europa, da Elon Musk a Peter Thiel. E che una maggiore regolamentazione europea sul digitale sia vista come fumo degli occhi dal leader mondiale del mondo ultraconservatore, il presidente Usa Donald Trump.
Sarà un caso, ma sul tema Vannacci si mostra sorprendentemente cauto: "Io sono per abbassare le tasse a tutti i cittadini non per alzarle", risponde a Fanpage.it, come se i colossi del big tech fossero da mettere sullo stesso piano del lavoratore dipendente del ceto medio o il piccolo imprenditore. Quando insistiamo su questo punto, Vannacci ribatte: "Non le rispondo adesso, mi ha fatto una domanda specifica, la dovrei andare a vedere". Peccato che la questione della tassa digitale sia da anni al centro del dibattito europeo ed è stata più volte discussa e votata al parlamento Ue, dove Vannacci siede ormai da due anni.
Per avere chiarezza su questi come su molti altri temi che Vannacci non tratta nelle sue lunghe intemerate su sicurezza e immigrazione, sarebbe magari utile poter leggere il programma di Futuro Nazionale. Sul sito ancora non c'è ma si legge che verrà pubblicato "al termine della fase costituente del partito", che dovrebbe appunto chiudersi con l'assemblea nazionale in corso a Roma fino a domenica 14 giugno. Si potrebbe quindi presupporre che il programma sarà reso pubblico nelle prossime ore, ma anche qui Vannacci tira il freno: "Lo presenteremo quando avremo tempo di fare una sintesi". Non c'è nessuna fretta di impiccarsi a punti programmatici o impegni precisi. Più facile continuare con la retorica anti-immigrati e contro l'ideologia woke.