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Coronavirus
18 Novembre 2020
12:41

Il pasticcio del bando per 450 medici in Campania per combattere il Covid: l’avviso è illegittimo

Il bando della Protezione civile per 450 medici in Campania, per il supporto delle attività delle Aziende sanitarie e ospedaliere, anche nei reparti Covid, è illegittimo. Asgi denuncia: “L’avviso è scritto malissimo, perché all’inizio sembra che siano ammessi tutti i candidati comunitari o non comunitari con il permesso di soggiorno. E invece tra i requisiti vengono richiamati espressamente quelli previsti per il lavoro dipendente, che esclude gli stranieri senza il permesso di lungo periodo”.
A cura di Annalisa Cangemi
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In Campania l'emergenza sanitaria richiede l'assunzione urgente di nuovi medici. Il virus continua a mordere e il personale sanitario attualmente in servizio non è abbastanza. Per questo la Protezione Civile il 15 novembre ha bandito una procedura per l'individuazione di 450 medici specializzati da destinare alla Regione, per il supporto delle attività delle Aziende sanitarie e ospedaliere soprattutto nei reparti Covid.

Si legge nel testo dell'avviso: "Il Dipartimento della protezione civile emana il presente avviso volto a raccogliere manifestazioni di interesse per l'individuazione di 450 medici laureati ed abilitati all'esercizio della professione, specializzati in anestesia e rianimazione, malattie infettive, malattie dell'apparato respiratorio, medicina e chirurgia d'accettazione e d'urgenza, da destinare alla Regione Campania".

La raccolta delle manifestazioni di interesse si chiude oggi, 18 novembre. Il bando però risulta illegittimo, per diversi profili, e presenta delle evidenti contraddizioni. Come aveva segnalato Asgi nei giorni scorsi, molte Aziende sanitarie e ospedaliere hanno pubblicato bandi illegittimi (è successo per esempio in Piemonte, che ha chiesto poi un parere informale all'Asgi per correggere il bando per la manifestazione d'interesse). Questi bandi sono in violazione dell'articolo 13 del Cura Italia, secondo cui possono essere assunti "alle dipendenze della pubblica amministrazione per l’esercizio di professioni sanitarie e per la qualifica di operatore socio-sanitario… tutti i cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea, titolari di un permesso di soggiorno che consente di lavorare, fermo ogni altro limite di legge". Ma in molti casi, come abbiamo visto, gli stranieri sono stati esclusi, perché tra i requisiti viene richiesta esplicitamente la "cittadinanza italiana o di paesi dell’Unione Europea". E stiamo parlando di un'imponente forza lavoro: 77.500 persone con cittadinanza straniera che hanno qualifiche sanitarie che si trovano attualmente in Italia. Tra questi solo il 10% riesce ad accedere a posti di lavoro nell’ambito della Sanità pubblica.

Nel nuovo bando della Protezione civile però si dice una cosa diversa: "È consentita la partecipazione a cittadini di Paesi dell'Unione Europea e a cittadini di Paesi non appartenenti all'Unione Europea purché in possesso di permesso di soggiorno in corso di validità che abbiano avuto il riconoscimento del proprio titolo, ovvero che siano in possesso di certificato di iscrizione all'albo professionale del Paese di provenienza". A primo acchito sembrerebbe quindi che la nuova procedura consenta anche ai cittadini non comunitari di partecipare. Ma continuando a leggere l'avviso questa iniziale apertura viene subito smentita. Vediamo perché.

Poco più sotto vengono elencati infatti i "requisiti di ammissione". In pratica si fa esplicito riferimento, senza citarlo, all’art. 38 del Testo Unico del pubblico impiego, in base al quale i cittadini extra UE che non siano soggiornanti di lungo periodo non possono essere presi in considerazione. Tra i requisiti, al primo punto, si chiede infatti la "cittadinanza italiana ovvero cittadinanza di uno degli Stati membri dell’Unione Europea. Possono, altresì, partecipare i familiari dei cittadini degli Stati membri dell’Unione Europea non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero i cittadini di Paesi Terzi, che siano titolari del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o che siano titolari dello status di rifugiato ovvero dello status di protezione sussidiaria". La stessa formula utilizzata dall'articolo 38 del Testo Unico del pubblico impiego. Quest'ultimo però non può applicarsi al lavoro autonomo, ma solo a quello subordinato. E questa procedura, come è chiaramente indicato, nasce per conferire "incarichi di lavoro autonomo". Un vero pasticcio.

Asgi chiede di modificare la procedura

Abbiamo provato a fare chiarezza con l'avvocato Alberto Guariso (Asgi). L'associazione invita la Protezione civile a modificare il bando, e chiede una proroga dei termini per correggere i profili d'illegittimità.

"Il bando in questione – dice l'avvocato, contattato da Fanpage.it  – serve a costituire un elenco di medici disponibili con i quali verranno stipulati contratti di ‘lavoro autonomo'. Ma per i contratti di lavoro autonomo non esiste nessuna norma che consenta alle amministrazioni di porre limiti in base alla cittadinanza. La questione dei limiti per cittadinanza nei concorsi è inserita in un articolo, l'art. 38 del Testo unico del Pubblico impiego, che si riferisce solo ai rapporti di lavoro di tipo subordinato, cioè le assunzioni a termine o a tempo indeterminato. Se si conferisce un incarico di lavoro autonomo, per esempio una consulenza, vale il principio generale della parità di trattamento, come stabilisce l'articolo 2 del Testo unico sull'Immigrazione".

"Il bando è scritto malissimo, perché all'inizio sembra che siano ammessi tutti i candidati comunitari o non comunitari con il permesso di soggiorno. Invece tra i requisiti vengono richiamati espressamente quelli previsti per il lavoro dipendente, e quindi sembra che i candidati debbano avere il permesso di lungo periodo. Vale la prima parte del bando o la seconda? C'è molta confusione, non sono nemmeno stati capaci di scrivere un avviso in modo chiaro. Ricordiamo che circa il 60% degli stranieri non comunitari in Italia ha il permesso a tempo indeterminato. Ma c'è un 40% che non ce l'ha e che quindi non può concorrere".

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