Nessuna intesa sull'eutanasia. Movimento Cinque Stelle e Lega non sono riusciti ad accordarsi su un testo che avrebbe potuto aprire la via a una proposta di legge in risposta a quanto prescritto dalla Corte costituzionale, che aveva sottolineato il vuoto normativo in materia, sollecitando un'iniziativa da parte del Parlamento. Tuttavia, anche su questa questione, le due forze di governo sono lontane. Mentre i pentastellati sarebbero favorevoli ad un disegno di legge che autorizzi eutanasia e suicidio assistito per i maggiorenni che soffrono di malattie terminali, il Carroccio si vede totalmente contrario.

Il comitato ristretto delle Commissioni Giustizia e Affari sociali alla Camera si è concluso oggi con un nulla di fatto. Secondo fonti governative l'impossibilità di trovare una proposta condivisa sarebbe anche stata causata dall'atteggiameno di alcune forze di opposizione. In ogni caso il punto è che non verrà redatto alcun testo in merito, e la discussione è rimandata a settembre. A quel punto però, non avendo ricevuto istruzioni da parte del Parlamento, la Corte potrebbe decidersi di pronunciarsi autonomamente.

Il parere del Comitato nazionale per la Bioetica

Ieri il Comitato nazionale per la Bioetica, organo consultivo della Presidenza del Consiglio e massimo esperto in materia di scienza ed etica, ha sottolineato la differenza fra suicidio assistito e eutanasia, concludendo che le due pratiche non sono la stessa cosa. La precisazione è fondamentale nel quadro dell'ordinanza emessa lo scorso anno dalla stessa Corte costituzionale sul caso dell'attivista e politico, Marco Cappato, finito sotto processo per aver accompagnato, in un atto di disobbedienza civile per la campagna "eutanasia legale", Fabiano Antoniani, detto Dj Fabo, alla clinica svizzera Dignitas dove si pratica il suicidio assistito. L'uomo era rimasto tetraplegico e non vedente in seguito a un incidente stradale: l'accusa per Cappato era quella di aver agevolato la morte di Antoniani, sostenendo il suo "proposito di suicidio".

L'approvazione del documento si è dovuta scontrare con l'opposizione dei frangenti cattolici del organismo, che hanno ribadito come "la vita deve essere affermata come principio essenziale". Tuttavia, nonostante alcuni membri del Comitato si siano detti contrari a una differenziazione fra i due concetti, sia dal punto di vista etico che giuridico, sostenendo che "la difesa della vita umana debba essere affermata come un principio essenziale in bioetica" e che il compito indiscutibile del medico sia sempre rivolto alla salvaguardia della vita dei pazienti, altri componenti dell'organismo hanno invece prevalso, sottolineato che "il valore della tutela della vita va bilanciato con altri beni costituzionalmente rilevanti". E fra questi indicano, in primo luogo, "l'autodeterminazione del paziente" e la "dignità della persona umana". Dei paradigmi che permetterebbero quindi di ridiscutere la legalizzazione del suicidio assistito.