Maldive, il nodo sui permessi dei 5 sub italiani: “Nessuno di loro aveva il brevetto per immersioni in grotta”

I corpi dei cinque italiani morti durante un'immersione alle Maldive sono stati tutti recuperati. Adesso si preparano a rientrare in Italia dove verranno sottoposti all'autopsia allo scopo di accertare le cause del decesso. L'esame autoptico è stato già disposto per Gianluca Benedetti, la guida che li accompagnava e il primo a essere recuperato dalla grotta, ma non è escluso che anche gli altri possano venire analizzati. L'obiettivo è fare luce sulle cause della tragedia. E a questo scopo l'attenzione si sta concentrando anche sui permessi e le attrezzature dei cinque sub.
Il giallo dei brevetti: "Era necessario il full cave"
Sulla vicenda è intervenuta l'avvocata Orietta Stella, la legale del tour operator verbanese Albatros Top Boat che ha venduto il pacchetto per la crociera scientifica subacquea. All'Ansa ha dichiarato: "dai documenti che abbiamo, dalle dichiarazioni che fanno quando dicono delle proprie abilità, nessuno di loro aveva un brevetto ‘full cave', che significa ‘penetrazione in grotta'".
Neanche la professoressa associata di Ecologia dell'Università di Genova, Monica Montefalcone, nota per essere una sub esperta, lo avrebbe avuto. "Nel suo curriculum dell'università, ha dichiarato ai tempi che aveva un brevetto di caverna, non di grotta" ed è "fondamentale questa differenza", sottolinea Stella.
Il riferimento all'avvocata è a "un brevetto tecnico di particolare impegno, perché è un brevetto praticamente speleologico, cioè è equiparabile a un brevetto speleosub e quindi io non ho trovato traccia".
Tutti i partecipanti alla discesa in grotta erano sub esperti. Federico Gualtieri, 31 anni, era laureato in Biologia marina all’Università di Genova, e come fanno sapere gli avvocati incaricati dalla sua famiglia aveva 23 diversi brevetti. Anche lui come gli altri era esperto.
Il gruppo si sarebbe immerso in una grotta con ingresso tra i 50 e i 60 metri di profondità all'altezza dell'atollo di Vaavu durante una crociera a bordo della Dukes of York. Secondo la normativa in vigore alle Maldive le immersioni ricreative dovrebbero fermarsi ai 30 metri di profondità, e chi le pratica indossa una sola bombola d'ossigeno. Inoltre, è permesso il passaggio in reef in cui la superficie è sempre visibile.
Diverso il discorso per le immersioni tecniche, in cui l'entrata in grotta è possibile a particolari condizioni, e si pratica con due bombole. Secondo le prime informazioni il gruppo di 5 italiani aveva una bombola sola, e nell'ambito dell'indagine avviata sia dalle autorità maldiviane che da quella aperta dalla Procura di Roma, verrà accertato se avevano ricevuto i permessi necessari.
Gli avvocati di Gualtieri: "Esclusa ogni imprudenza"
Gli avvocati e amici di famiglia del 31enne Federico Gualtieri avevano anticipato le dichiarazioni di Stella spiegando che il giovane "era pienamente formato e qualificato per l’attività subacquea svolta, possedendo capacità tecniche, preparazione ed esperienza adeguate anche per immersioni di elevata complessità".
Aveva "23 brevetti specifici PADI" e maturato "una significativa esperienza pratica in immersioni effettuate in diversi contesti e condizioni operative, anche alle Isole Maldive. È sempre stato un ragazzo estremamente scrupoloso e prudente". Tali elementi, secondo i legali, escluderebbero "l’ipotesi di un comportamento imperito, negligente o imprudente da parte di Federico, e riteniamo comunque sia prematuro in questa fase pensare di operare una ricostruzione delle cause dell’accaduto".