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Sub italiani morti alle Maldive

Sub alle Maldive, la soluzione di tutto può essere nelle GoPro: le camere trovate nella Grotta degli Squali

Le GoPro sono tra gli oggetti recuperati nella Grotta degli Squali insieme ai corpi dei sub italiani morti lo scorso 14 maggio. Parliamo di telecamere resistenti, in grado di sopravvivere anche a profondità elevate. Le immagini registrate da questi dispositivi verranno usate dalle autorità delle Maldive e da quelle italiane per capire cosa è successo durante l’immersione.
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Tutti i corpi sono stati portati in superficie. Grazie all’intervento della squadra di subacquei inviata da Dan Europe.  È l’ultimo capitolo di una tragedia iniziata il 14 maggio, quando cinque sub italiani sono entrati nella Grotta degli Squali dell’atollo di Vaavu. Dovevano risalire dopo un’ora. La dinamica dell’incidente non è ancora chiara. Negli ultimi giorni sono stati valutati i permessi e il programma delle immersioni. È stata analizzata l’attrezzatura a disposizione e i brevetti ottenuti dai sub. Una delle ultime valutazioni riguarda le correnti: i sub potrebbero essere stati risucchiati dall’effetto Venturi.

La squadra di subacquei esperti è stata inviata da Dan Europe, un’organizzazione medica e scientifica che si occupa di assistenza subacquea. Nonostante l’esperienza del suo personale in questi giorni hanno ripetuto più volte che l’operazione di recupero era molto rischiosa. Oltre ai corpi sono state ritrovate anche le GoPro, videocamere dedicate proprio alle attività sportive che di solito hanno ottimi livelli di resistenza. Oltre alle GoPro ci sono anche i computer da polso usati per monitorare le immersioni. Tutti oggetti che le autorità delle Maldive ora hanno messo sotto sequestro.

Quali sono le caratteristiche di GoPro: il punto della resistenza all’acqua

Non sappiamo che modello di GoPro sia stato utilizzato dai sub alle Maldive. Prendiamo però le caratteristiche di un modello uscito tre anni fa, la Hero 12 lanciata nel settembre del 2023. Da sola, senza aggiungere cover, ha un'impermeabilità certificata fino a 10 metri di immersione. Circa quindi a 2 atmosfere. Con una semplice cover dedicata proprio alle riprese subacquee è possibile però aumentare la resistenza. Anche senza cercare prodotti professionali, una cover di plastica da 58 euro su Amazon permette di arrivare a 50 metri di profondità. Ovviamente i modelli più recenti hanno caratteristiche di resistenza ancora più alte: la GoPro Mission 1 può arrivare fino a 20 metri di profondità.

Le GoPro hanno set di attacchi per essere montate praticamente ovunque. È possibile metterle al polso, come se fossero un orologio particolarmente voluminoso. È possibile tenerle in mano con uno stand, anche se questo riduce di molto la possibilità di muoversi. Oppure è possibile legarle al busto, con una piccola imbracatura. Bisogna poi guardare l’autonomia. Sempre restando sui modelli vecchi, a seconda del formato dell’immagine scelto le GoPro possono reggere tra 1,5 e 2,5 ore di ripresa. Quindi, anche considerando il decadimento della batteria, dovrebbe essere un’autonomia sufficiente per riprendere tutta l’immersione. Una volta analizzate le schede SD, le memorie delle camere, sarà possibile ricostruire tutto quello che è successo. Anche da più punti di vista.

Le storie di GoPro rimaste in acqua per anni: avevano ancora tutti i video

Le GoPro vengono usate soprattutto in ambito sportivo. Non è difficile quindi che ogni tanto una telecamera si stacchi, prenda una botta o semplicemente scivoli di mano. Su YouTube c’è una lunga serie di video in cui delle vecchie GoPro vengono recuperate sul fondo del mare o sul letto di un torrente. Alcuni sembrano veri, altri un po’ meno. Al netto dei casi in cui camera e cover sono molto danneggiate, spesso si riesce anche a distanza di anni a recuperare gli ultimi video registrati prima che la batteria crolli del tutto.

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