Il Barone Nero Jonghi Lavarini annuncia il suo sostegno a Vannacci e fa il tessitore dei comitati in Piemonte

Se a livello mediatico il fenomeno Vannacci vive di grandi kermesse pop, come la recente piazza di Genova, dove l'eurodeputato ha cantato l'Inno di Mameli, parlato di sé in terza persona in stile berlusconiano e risposto alle contestazioni della sinistra davanti a un pubblico in cui non sono mancati nostalgici saluti a braccio teso, è nelle province che il movimento si radica. E lo fa affidandosi a network collaudati. La predicazione politica del Generale intercetta da sempre quell'area della destra identitaria e radicale, alla quale l'alto ufficiale si rivolge come a un bacino d'elezione naturale. Ma se la narrazione ufficiale parla di una prateria di "volti nuovi", la realtà dei territori racconta un'altra storia.
Nel Verbano-Cusio-Ossola, a tracciare la linea e a definire i confini della neonata sigla è intervenuto direttamente, via social, Roberto Jonghi Lavarini. Noto alle cronache mediatiche con l'appellativo di "Barone Nero", Lavarini è stato la figura centrale di Lobby Nera, l' inchiesta sotto copertura condotta da Fanpage.it nel 2021 che scosse profondamente gli equilibri del centrodestra lombardo. Una vicenda, va ricordato per rigore di cronaca, il cui versante giudiziario si è definitivamente concluso con un provvedimento di archiviazione da parte del GIP di Milano, che ha fatto cadere le ipotesi di reato per insufficienza di elementi d'accusa.
Resta intatta, tuttavia, la caratura di un profilo politico esperto, che oggi sceglie di intervenire pubblicamente sui social per "blindare" l'organigramma locale e prevenire possibili frammentazioni interne. Nel suo intervento, Jonghi Lavarini ricorda infatti esplicitamente come sul portale ufficiale di Futuro Nazionale figurino soltanto tre comitati costituenti legalmente riconosciuti da Vannacci, guidati da tre referenti paritari, i soli titolati a esprimersi a nome del movimento nel VCO: Fabio Falcioni di Pieve Vergonte (comitato numero 190); Luigi Pellegrini di Malesco (comitato numero 605) e Luigi Songa di Omegna (comitato numero 695). La progressione numerica rispecchia l'ordine cronologico di fondazione delle singole sezioni. Tra queste, lo stesso Lavarini pone l'accento sulla figura di Songa, descritto come uno "storico rappresentante della destra sociale", a testimonianza di come i quadri storici della destra profonda stiano progressivamente offrendo le proprie competenze organizzative alla causa del Generale.
Nello stesso post, il "Barone Nero" adotta una postura di prudente retroguardia, volta forse a non appesantire la narrazione di novità del movimento con la storicità del proprio percorso: "Per quanto mi riguarda, sono solo un semplice sostenitore di questo progetto politico", scrive, per poi dilungarsi sulle sue radici Walser a Ornavasso vecchie di 600 anni e sul suo amore domenicale per l'Ossola.
Il contrasto sembra però uno. Quel "semplice sostenitore" parrebbe muoversi, nei fatti, con la consumata autorevolezza del garante e del tessitore politico. La transizione della vecchia destra radicale verso l'ambizioso progetto di Vannacci potrebbe, perché no, transitare da qui, dalle valli del Nord, dove le reti relazionali del passato potrebbero candidarsi a diventare la vera ossatura organizzativa del futuro.