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Lampedusa si prepara alla visita di Papa Leone ai migranti: “Per la prima volta omaggerà chi non è sopravvissuto”

Nel giorno del 250° anniversario degli Stati Uniti, Papa Leone XIV sceglie la porta d’Europa per incontrare i migranti. Ma attivisti e ong avvertono: “L’empatia non basta più, servono riforme concrete contro le politiche dei respingimenti”.
Cimitero di Lampedusa, foto di Lidia Ginestra Giuffrida
Cimitero di Lampedusa, foto di Lidia Ginestra Giuffrida

Croci senza nome e loculi senza bare: così Lampedusa accoglierà domani Papa Leone XIV nella sua prima tappa sull’isola. Non solo i vivi ma anche chi non ce l’ha fatta. Mentre gli Stati Uniti celebrano il 250° anniversario della Dichiarazione d'Indipendenza con le parate in pompa magna a Washington, il primo Papa americano della storia ha scelto di declinare l'invito ufficiale della Casa Bianca per recarsi alla porta dell’Europa.

"Il Papa lancia un messaggio potentissimo andando a ricordare chi non ce l'ha fatta. Va a incontrare persone che hanno sofferto moltissimo per anni prima di raggiungere l'Italia, in netto contrasto con l'attuale politica italiana ed europea che parla solo di respingimenti e rafforzamento delle frontiere, dimenticando la tutela e i diritti", racconta a Fanpage.it Tareke Brhane presidente e fondatore del Comitato 3 Ottobre, "scegliendo di fermarsi prima di tutto al cimitero locale, il Papa accende un faro su una realtà che le politiche di respingimento europee tentano costantemente di nascondere sotto il tappeto: la negazione della dignità persino nella morte negli ultimi cinquant'anni, nessun leader politico di rilievo ha mai reso omaggio a chi ha perso la vita nel Mediterraneo in modo così netto".

Un segnale fortissimo che, tuttavia, si scontra con la frustrazione di chi vive l'emergenza ogni giorno e chiede che alla compassione seguano riforme reali. Nel cimitero di Lampedusa riposano circa trenta migranti. Per la burocrazia italiana ed europea, nessuno di loro possiede un nome o un cognome. A indicare le loro spoglie c'è solo un numero di serie o l'indicazione del sesso. L'unica eccezione riguarda tre tombe, tra cui quella del piccolo Youssef, sulla quale i lampedusani hanno scritto un nome a penna; un atto di pietà informale che non ha alcun valore legale.

Dietro questi numeri ci sono famiglie nei Paesi d'origine che da anni cercano disperatamente i propri cari, scontrandosi con un sistema che non prevede una banca dati unificata o un registro ufficiale delle vittime del mare. Come sottolineato da Brhane, "la situazione rappresenta un buco nero dei diritti umani".

Hotspot di Lampedusa 03/07/2026. Foto di Lidia Ginestra Giuffrida
Hotspot di Lampedusa 03/07/2026. Foto di Lidia Ginestra Giuffrida

Ma se il cimitero è il luogo del ricordo, il centro di prima accoglienza è quello dell’attesa. Dall'inizio del 2026, la Croce Rossa Italiana ha assistito circa 8.000 persone dentro l’Hotspot di Contrada Imbriacola. Di loro venti tra gli ultimi arrivati sono stati “selezionati” per incontrare il Papa.

"I migranti che domani incontreranno Papa Leone XIV sono giovani donne, uomini e bambini sbarcati negli ultimi giorni. Arrivano da Paesi devastati da conflitti e crisi umanitarie: Eritrea, Somalia, Yemen, Siria. Tra loro ci sono cristiani, musulmani, persone di fedi diverse accomunate da una sola richiesta. Quando gli abbiamo domandato cosa si aspettassero da questo incontro ci hanno tutti risposto: ‘Che preghi per noi'", spiega Francesca Basile, Responsabile dell'Unità Operativa Migrazioni della Croce Rossa Italiana.

"Hanno alle spalle viaggi estenuanti, durati in alcuni casi anni, caratterizzati da tentativi falliti e violenze. La parola che gli operatori sentono ripetere più spesso durante le testimonianze è una sola: la necessità di sentirsi, finalmente, al sicuro", continua Basile.

Naeema Yaqub a Lampedusa, foto di Lidia Ginestra Giuffrida
Naeema Yaqub a Lampedusa, foto di Lidia Ginestra Giuffrida

Ma c'è anche chi guarda a questa visita con sentimenti contrastanti, chiedendo che il peso politico del Vaticano si traduca in pressioni concrete contro l'esternalizzazione delle frontiere europee. È il caso di Naeema Yaqub, 27enne sudanese, co-fondatrice e presidente dell'organizzazione Refugees in Libya. È da poco arrivata sull’isola per la sua prima volta, quando la incontriamo a pochi passi dal Molo Favaloro.

"Mi sembra davvero surreale trovarmi qui. Ho provato tre volte ad attraversare il Mediterraneo da sola, ma non ci sono riuscita. È pazzesco pensare che, se all’epoca ce l’avessi fatta, con molta probabilità sarei finita proprio qui", racconta a Fanpage.it la giovane donna.

Oggi Naeema vive in Svezia, dove è arrivata nel dicembre 2022 grazie a un programma di reinsediamento dell'UNHCR, ma porta sulla pelle i segni del confine: tra i 19 e i 23 anni ha tentato per tre volte di attraversare il Mediterraneo, finendo bloccata nell'inferno libico.

"Aspettare l'arrivo del Papa scatena in me un mix di emozioni," racconta Naeema, "l'empatia non basta più. Siamo andati ben oltre il punto in cui i sentimenti possono fare la differenza. Guardando le attuali politiche dell'Unione Europea in materia di immigrazione e controllo dei confini, la domanda che mi pongo è: farsi vedere e poi andarsene è sufficiente?".

La richiesta della società civile e di diverse Ong che non verranno personalmente incontrate domani dal Papa è quella di un tavolo di lavoro aperto, onesto e diretto. "Chi conosce il nostro lavoro sa che ci concentriamo sull'azione e sulle brutali verità del campo. Sarei stata felice di un confronto faccia a faccia tra il Papa, noi rifugiati e la società civile. Sarebbe stato molto più efficace per capire cosa possiamo fare concretamente insieme per fermare tutto questo", conclude l’attivista.

Domani Lampedusa sarà il centro del mondo per un paio d’ore, mentre altrove circa 400.000 persone sono state arrestate e/o deportate dall’Agenzia Federale degli USA e negli Stati Europei viene implementato il patto per l’immigrazione e l’asilo più restrittivo di sempre.

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