Neonata lasciata nella Culla per la Vita a Bologna, è la prima volta in 9 anni: “Sta bene”

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Una neonata è stata lasciata nella Culla per la Vita delle Suore Minime di Santa Clelia Barbieri, a Bologna. È la prima volta in nove anni. Le religiose l’hanno accudita e chiamato il 118. Trasportata al Sant’Orsola, è stata visitata dai medici: “Gode di ottima salute”. Si chiamerà Stella, simbolo di “luce e speranza”.

L'allarme è scattato pochi minuti prima delle 23 di sabato 8 agosto. Sul monitor all'interno della comunità delle Suore Minime di Santa Clelia Barbieri, in via Tambroni a Bologna, le religiose hanno visto che nella Culla per la Vita c'era una neonata. Sono uscite subito in due e hanno preso la piccola tra le braccia, accudendola fino all'arrivo dei soccorritori.

“Erano le 10 e 45 di sera, siamo andate fuori in due e abbiamo prelevato la bimba: l'abbiamo accudita e coccolata, da noi è stata una mezz'ora poi la sorella ha chiamato il 118. Sono venuti a prenderla, appurando che stava bene”, ha raccontato una delle suore.

La bambina era stata lasciata nella culla pulita e curata. Le religiose hanno quindi allertato il 118 e atteso l'arrivo dei sanitari, che l'hanno avvolta nelle copertine e trasportata all'ospedale Sant'Orsola, dove è stata affidata alle cure del reparto di Neonatologia.

La buona notizia è arrivata il giorno successivo, con una telefonata del neonatologo alla comunità: la neonata sta bene e gode di ottima salute.

Bologna, la prima neonata nella Culla per la Vita in 9 anni

Per le Suore Minime di Santa Clelia Barbieri si è trattato di un momento particolarmente significativo. La Culla per la Vita della comunità era stata benedetta il 16 maggio 2017, ma da allora nessuno aveva mai lasciato un bambino al suo interno.

“Il nostro compito è accendere il monitor che abbiamo all'interno della casa, dove si vede cosa c'è dentro. In questo caso abbiamo visto che c'era davvero la bimbina. Poi gli operatori sono venuti a prenderla, l'hanno avvolta nelle copertine e l'hanno portata al reparto di neonatologia del Sant'Orsola”, ha spiegato la religiosa.

L'episodio, ha aggiunto, “ha molto emozionato le sorelle: è una cosa molto bella aiutare su questo fronte, perché si tratta anche della prima volta che, da quando la Culla della vita è stata nove anni fa, è stata affidata una neonata”.

Le suore hanno anche proposto un nome per la bambina: Maria Stella, scelto perché, spiegano, è un nome “pieno di luce e di speranza”.

Ora dieci giorni per un eventuale riconoscimento di ‘Stella'

La neonata resterà per il momento in ospedale. La procedura prevede un periodo durante il quale la madre biologica può eventualmente ripensarci e procedere al riconoscimento della figlia. In Italia, in caso di parto in anonimato, la madre può riconoscere il neonato entro dieci giorni dalla nascita.

Trascorso questo periodo senza un riconoscimento, vengono avviate le procedure previste per lo stato di adottabilità e l'eventuale affido.

La vicenda ha riacceso anche il dibattito sull'accessibilità delle Culle per la Vita. Matteo Di Benedetto, consigliere comunale della Lega a Bologna, ha chiesto al Comune di promuoverne la presenza nelle vicinanze degli ospedali cittadini, sottolineando la necessità di offrire “una possibilità sicura, anonima e immediata a chi si trova in una situazione di estrema fragilità”.

Intanto, nella comunità di via Tambroni resta soprattutto la gioia per quella piccola arrivata nella notte e affidata alle cure delle suore. “L'abbiamo chiamata Maria Stella”, hanno raccontato. Un nome scelto, appunto, come simbolo di “luce e speranza”.

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