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Vannacci fa litigare Alemanno e gli ex militanti storici della destra sociale: “Ora siamo persone non gradite”

I fondatori di Indipendenza, la creatura di Gianni Alemanno, raggiunti da un “invito” a non essere presenti al rilascio dell’ex sindaco di Roma: “Lo mettiamo in imbarazzo di fronte a Vannacci, che amarezza…”.
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A cura di Redazione
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– di Carlo Tarallo

Marcello Taglialatela, Fabio Granata, Luigia Passero e un nutrito gruppo di Fondatori di Indipendenza, fondato da Gianni Alemanno, che non hanno condiviso la svolta "vannacciana" imposta al Movimento, sono stati “raggiunti”, con comprensibile amarezza, da un invito a non essere presenti al rilascio dello stesso Alemanno, che uscirà domani dal carcere, su indicazione dello stesso, per non “generare imbarazzo” nei confronti del Generale.
Alcuni di loro, come Taglialatela e Fabio Granata, avevano condiviso con Alemanno le battaglie della destra sociale fin dal Fronte della Gioventù. Taglialatela, in particolare, è stato vicepresidente nazionale di Indipendenza, carica dalla quale si è dimesso non appena Alemanno ha scelto iniziato ad assumere posizioni filo-Maga e filo-Trump. E’ stato in carcere a visitare Alemanno, ha regalato il suo libro agli amici come strenna natalizia.

Ma niente: non potrà neanche salutare il suo compagno di tante battaglie tornato in libertà. “Evidentemente”, ha spiegato ad alcuni amici uno degli interessati, “la difesa della legalità, le battaglie sociali, e l'antagonismo nei confronti dell'Imperialismo e il no alle guerre, non hanno più spazio e ragione sociale nel nuovo partito di Alemanno…”.

L’uscita da Rebibbia di Alemanno, in programma domani, è diventata, con tutto il rispetto per l’uomo politico, che ha trascorso in cella un anno e mezzo, un “evento politico”, monopolizzato, manco a dirlo, da Roberto Vannacci, che ha fatto sapere che tornerà “appositamente da Bruxelles per essere a Roma in una giornata particolarmente significativa per Alemanno”. E’ prevista una cena, ha aggiunto il Generale, “assieme alla dirigenza di Futuro Nazionale”, che “sarà un momento di confronto, di vicinanza e di condivisione politica. Ritengo doveroso esserci in un passaggio così importante della sua vita. Non si tratta soltanto di un gesto personale, ma di un segnale umano e politico: Futuro Nazionale non lascia indietro nessuno. Chi ha scontato la propria pena torna a essere un uomo libero”.

Alemanno, ricordiamolo, è stato arrestato per delle trasgressioni alle misure alternative alla detenzione in seguito alla condanna per traffico di influenze illecite. Dalla sua cella di Rebibbia ha fatto pubblicare sui social, ovviamente seguendo le regole carcerarie, molti post. L’ultimo ieri: “E così ci siamo”, ha scritto Alemanno all’inizio di un lungo post, “mercoledì 24 giugno alle ore 10 uscirò, ponendo fine ad un’esperienza di carcere durata 1 anno, 5 mesi e 24 giorni. Un’esperienza che non doveva mai cominciare, perché sono innocente, perché il reato per cui sono stato condannato (traffico d’influenze per abuso d’ufficio) è stato abolito e perché ci sarebbe molto da dire anche sulle circostanze che hanno portato alla completa revoca del mio affidamento in prova. Ma così è la giustizia italiana, soprattutto per chi prova a navigare controcorrente”.

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