I soldi del Piano Casa non bastano per ristrutturare 60mila alloggi, come dice Salvini: i conti non tornano

Sul Piano Casa, il pacchetto di misure per contrastare l'emergenza abitativa varato dal governo lo scorso 30 aprile, i numeri non tornano. L'obiettivo è rendere disponibili, complessivamente, circa 100mila alloggi in dieci anni, considerando quelli popolari e quelli a prezzi calmierati, ha annunciato il governo. Una parte del Piano prevede la ristrutturazione e il recupero di 60mila alloggi popolari, al momento inagibili. Per questo scopo è stato previsto uno stanziamento di 1,7 miliardi di euro (integrabili con i fondi per la rigenerazione urbana).
Secondo il ministro dei Trasporti e vicepremier Matteo Salvini si tratta di interventi edilizi di "piccola entità, siamo parlando di piccole metrature e con 20mila euro li sistemi. Sono lavori di piccola entità sono 61mila appartamenti vuoti segnalati dalle aziende delle case popolari quindi mettendo al lavoro piccole aziende nell'arco di pochi mesi possono essere risistemati e messi in graduatoria per chi attende case popolari da tempo. Tutto sarà fatto con i soldi dei mio ministero", ha spiegato.
Cosa prevede il Piano Casa del Governo per l'edilizia popolare
Il programma in teoria si articola su tre pilastri. Il primo sarebbe appunto quello dell'edilizia residenziale popolare, con il recupero di 60mila alloggi popolari attualmente inutilizzabili, e la nomina di un commissario straordinario. Il secondo è quello dell"housing sociale', ovvero un pacchetto di semplificazioni e una concentrazione delle risorse per 3,6 miliardi di euro, gestito da Invimit, per creare alloggi a canone calmierato.
Con il terzo pilastro si punta invece sugli investimenti privati: lo Stato assicura al privato che vuole investire semplificazioni burocratiche, procedure veloci, come la nomina di un commissario straordinario per investimenti superiori a 1 miliardo di euro. In cambio i costruttori dovranno destinare almeno il 70% degli edifici all'edilizia convenzionata, con prezzi scontati di almeno il 33% rispetto ai valori di mercato.
Bonelli: "I conti non tornano, risorse stanziate servono al massimo per ristrutturare 25mila case"
Secondo il deputato e leader di Avs Angelo Bonelli questo stanziamento di 1,7 miliardi di euro per ristrutturare 60mila abitazioni popolari non sarebbe bastevole.
Salvini dice infatti che con massimo 20mila euro sarebbe possibile ristrutturare un'abitazione. Secondo Bonelli però questa cifra sarebbe irrealistica: i lavori edilizi per recuperare una casa popolare prevedono un costo di circa 400-500 euro al metro quadrato, ma con l'efficientamento energetico si può arrivare tranquillamente a 1000 euro al metro quadrato. Con le risorse stanziate si può intervenire al massimo su 25mila alloggi, molto meno dei 60mila annunciati. "La prima domanda che ci poniamo è questa: vogliono fare ristrutturazioni scadenti? E poi non si può prescindere dall'efficientamento energetico, in base alle norme Ue", ha sottolineato Bonelli a Fanpage.it.
Dati alla mano, secondo quanto stimato dall'Ance, il prezzo medio per una ristrutturazione di un'abitazione popolare è di almeno 400-500 euro al metro quadro. Il governo calcola invece circa 20mila euro. "Significa che dovremmo posizionarci al di sotto dei 300 euro al metro quadro, per un'abitazione per esempio di 70 metri quadrati. Ma se si aggiunge anche l'efficientamento energetico, si può arrivare a 1000 euro a ristrutturazione", ha detto Bonelli a Fanpage.it, sottolineando che il costo medio per le ristrutturazioni delle case popolari è ben oltre i 400 euro al metro quadro. "Con queste cifre, saremmo molto al di sotto di quelle 60mila abitazioni che hanno promesso".
"Lo scontro tra il ministro Giuli e il ministro Salvini in Cdm evidenzia che ci troviamo di fronte a un tentativo di scardinare non solo i pareri delle soprintendenze, ma anche i piani regolatori per far edificare su aree vincolate. Scelgono di fare una marchetta ai grandi costruttori, quelli che investiranno oltre 1 miliardo. Parliamo di cifre imponenti. Rispetto alle 100mila case che Meloni aveva promesso a prezzi calmierati, ci troviamo davanti a un provvedimento fuffa, che porterà solo uno scardinamento dei piani regolatori, per continuare a consumare suolo, invece di affrontare l'emergenza abitativa. E lo dimostra il fatto che Giuli ha litigato con Salvini su questo, minacciando di non votare il provvedimento. E Salvini gli ha risposto: ‘Raderei al suolo le soprintendenze'". È il segnale di un governo allo sbando, che sta cercando di fare di tutto per recuperare il consenso perso, ma fa solo disastri. Dire ai costruttori che ci saranno procedure semplificate per chi investirà un miliardo di euro è solo un modo per fare una marchetta ai grandi potenti che hanno rovinato l'Italia".
Bonelli ha ricordato poi che nel nostro Paese ci sono in questo momento 8,5 milioni di case sfitte, che non vengono utilizzate per vari motivi, tra cui il timore dei proprietari di mettere sul mercato le proprie abitazioni e di non disporne più per anni. Il governo, secondo il deputato, avrebbe potuto varare un vero piano di acquisto pubblico di case sfitte fin dall'inizio della legislatura, acquistando immobili già esistenti e destinandoli a canoni calmierati per quel ceto medio sempre più impoverito, quella fascia "grigia" che oggi non riesce ad accedere all'edilizia popolare ma non riesce più a sostenere i prezzi del mercato. "Su questo si sono svegliati dopo quattro anni di governo, dimostrando un'assenza totale di strategia. Il primo intervento doveva essere quello di individuare risorse per ristrutturare case popolari abbandonate o che non sono utilizzabili.
"Con i 14 miliardi di euro stanziati per il ponte sullo Stretto, con un prezzo medi di 240mila ad abitazione, fuori dai centri storici, avrebbero potuto acquistare 60mila alloggi sul mercato, parliamo di case sfitte, senza consumare altro suolo", ha sottolineato ancora Bonelli.