I militari italiani andranno in Libia, Pinotti: “Attività congiunte, ma escludo blocco navale”

Sostegno logistico e tecnico alla guardia costiera libica, attività congiunte con le autorità di Tripoli ma nessun blocco navale da parte della marina italiana in Libia: è quanto ha sottolineato il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, durante l’audizione alle commissioni riunite Affari Esteri e Difesa di Camera e Senato sulla missione italiana in Libia annunciata dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Domani la Camera si esprimerà votando sulla missione di supporto.
Le navi italiane dovranno “assicurare un sostegno di natura logistica, tecnica e operativa alle unità navali libiche, accompagnandole e sostenendole mediante attività congiunte e coordinate e assicurando il mantenimento o il ripristino dell’efficienza degli equipaggiamenti”, secondo quanto spiegato dal ministro Pinotti. Garantito, inoltre, che tutte le operazioni si svolgeranno sulla base delle richieste libiche e in pieno coordinamento tra i due paesi.
Il blocco navale è escluso dalla missione in Libia: sarebbe un “atto ostile”, secondo Pinotti che ricorda come si tratti di una attività di sostegno e aiuto alla guardia costiera libica, come richiesto “con una lettera” dal premier libico Fayez al Sarraj. Il ruolo dell’Italia, secondo il ministro della Difesa, è quello di “dare protezione al governo di accordo nazionale libico”. Per quanto riguarda le navi da utilizzare, Pinotti sottolinea che si ricorrerà a quelle già previste dall’operazione ‘Mare Sicuro’, non andando così incontro a spese aggiuntive.
Le operazioni delle navi italiane avverranno all’interno di un’area di ricerca e soccorso che verrà individuata sulla base di una strategia che dipenderà anche e soprattutto “dalle condizioni interne alla Libia, caratterizzata da larghe frammentazioni”. Sulla base delle richieste dei libici si opererà anche nelle “loro acque e nei loro porti”. Il ministro della Difesa ha sottolineato anche che “l’autodifesa è sempre lecita” secondo il diritto internazionale, rispondendo all’ipotesi che possa esserci una contrapposizione armata con i trafficanti di migranti.
Alfano chiede iniziative comuni e sollecita l'Ue
In audizione c’era anche il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, il quale ha ribadito l’importanza di condurre “a un fattore comune le tante iniziative in favore della Libia. Abbiamo assistito a una proliferazione delle iniziative unilaterali, che progressivamente hanno messo in discussione l’autorevolezza dell’inviato speciale Martin Kobler”, secondo Alfano. Ma ora “la comunità internazionale non ha più scuse e deve unificare gli sforzi sotto l’egida Onu”.
Alfano ha sottolineato che l’Italia è impegnato nell’Ue per il contrasto al traffico di esseri umani e per questo ha chiesto a Bruxelles “di fare molto di più: i fondi sono ancora troppo limitati rispetto alla sfida”, ha detto il ministro degli Esteri sollecitando un ulteriore sforzo da parte dell’Unione e degli stati membri. “Dalla Libia parte il 96% dei migranti che arriva in Italia”, ha detto Alfano spiegando che proprio per questo motivo si è deciso di accogliere “l’invito di Al Sarraj ad un sostegno tecnico navale” che è pervenuto in un “clima di assoluta fiducia reciproca” tra i due paesi.