Giorgia Meloni scopre la complessità del problema migranti e non parla più di blocco navale

Se in campagna elettorale Fratelli d’Italia diceva che la proposta più seria per il contrasto dell’immigrazione clandestina fosse il blocco navale, ora le cose sembrano cambiate. Che fine ha fatto, quindi, la proposta di Giorgia Meloni?
A cura di Annalisa Girardi
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di Annalisa Girardi e Marco Billeci

In campagna elettorale Giorgia Meloni, così come tanti altri esponenti di Fratelli d'Italia, dicevano di avere la soluzione a portata di mano contro l'immigrazione illegale: il blocco navale. "La proposta più seria l'abbiamo sempre fatta noi: si chiama blocco navale", scandiva la leader di FdI all'ultima conferenza programmatica del suo partito. Era il 2 maggio 2022. Da allora Meloni alcune cose sono cambiate: lei è diventata presidente del Consiglio, il numero degli sbarchi è triplicato, e si è smesso di parlare di blocchi navali. Una soluzione, forse ci si è resi conto, nella pratica irrealizzabile e problematica. Fratelli d'Italia ha quindi cambiato idea?

Dipende a chi si rivolge questa domanda. Il deputato di FdI Giovanni Donzelli, raggiunto dai microfoni di Fanpage.it, ha detto che la presidente del Consiglio non ha affatto ritrattato. E ha ricordato la Conferenza sulle migrazioni avvenuta a Roma, dove si sono riuniti i leader dei Paesi africani e del Mediterraneo. "Giorgia Meloni ha incontrato i leader delle nazioni africane e ha parlato di come impedire le partenze, impedire che siano gli scafisti a gestire le partenze. Perché gli scafisti non fanno venire in Italia chi ha più bisogno, ma chi li paga di più. E tutto questo non ha nulla a che fare con la solidarietà", ha detto Donzelli.

Fratelli d'Italia ha cambiato idea sul blocco navale?

Alla domanda su che fine abbia però fatto il blocco navale tanto decantato in campagna elettorale, che prevede di mettere le navi della Marina davanti alle coste dei Paesi di partenza – come Libia o Tunisia – per bloccare i migranti, Donzelli ha risposto: "Mentre tutti dicevano che fosse un'operazione di guerra, noi dicevamo che non era così: si fa con gli accordi internazionali, di intesa con le varie nazioni per mettersi davanti alle loro coste. Questo stiamo facendo, stiamo facendo gli accordi. Speriamo di riuscire a bloccare l'immigrazione clandestina senza avere bisogno di mettere le navi davanti alle coste e ai porti. Stiamo lavorando affinché con queste nazioni ci sia cooperazione ".

E ancora: "Faremo tutto quello che serve, in accordo con le nazioni di partenza, per evitare che siano gli scafisti a gestire l'immigrazione. Vogliamo bloccare le navi degli scafisti: questo è il blocco navale". Per ora, comunque, l'idea di mandare le navi militare italiane o europee davanti alle coste africane, sembra accantonata.

Cosa diceva Giorgia Meloni sul blocco navale

Nel 2019, quando si trovava all'opposizione, Meloni si era recata a Civitavecchia a visitare la nave Garibaldi, della Marina militare italiana. E in un video condiviso sui social diceva: "Chiediamo che venga utilizza di più nel contrasto all'immigrazione illegale. Una nave come questa nell'attivazione di un blocco navale può fare la differenza".

E sul sito di Fratelli d'Italia, condividendo una foto della visita, scriveva:

Dietro di me la nave Garibaldi. Prima del varo della Cavour, l’ammiraglia della nostra Marina militare italiana. Sono navi che ci invidiano in tutto il mondo ma non sono navi di rappresentanza, sono navi che vanno utilizzate al 100%. E l’utilizzo che ne farebbe Fratelli d’Italia è quello per un blocco navale al largo delle coste della Libia per impedire ai barconi di partire e agli immigrati clandestini di arrivare in Italia.

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Ora però è lei stessa ad adottare una linea significativamente diversa. In conferenza stampa al vertice Nato di Vilnius diceva: "C'è un approccio securitario e noi lo perseguiamo con convinzione, ma non risolverà mai il problema completamente. Diventa difficile fermare masse che si muovono, potenzialmente di milioni di persone, con un approccio unicamente securitario. Chiudi una rotta e se ne apriranno altre dieci".

Insomma, dalle affermazioni più recenti di Meloni sembra esserci un chiaro cambio di paradigma, nonostante Donzelli sostenga che la linea rimanga sempre la stessa. Non è il solo: anche il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, sosteneva che con gli accordi tra Ue e Tunisia si stesse di fatto attuando un blocco navale.

Le motovedette italiane donate alla Guardia costiera libica

Le navi italiane ed europee per ora restano vicine alle coste italiane ed europee. Ad eccezione di quelle inviate alla Guardia costiera di Paesi come la Libia, si intende, in funzione del Memorandum tra Roma e Tripoli. Queste motovedette, però, vengono spesso utilizzate per intimidire i barchini su cui viaggiano i migranti e le navi umanitarie, contro : l'ultimo episodio è quello denunciato dalla Ocean Viking di Sos Mediterranée, che è stata raggiunta da un pattugliatore della Guardia costiera libica – in passato appartenuto alla Guardia di Finanza italiana e donato in seno a un progetto europeo sulla gestione delle frontiere.

Tra raffiche di arma da fuoco per aria e manovre pericolose, la cosiddetta Guardia costiera di Tripoli ha cercato di far indietreggiare la nave della Ong, probabilmente per riuscire a riportare i migranti intercettati in Libia, dove le persone finiscono nei lager, teatri di abusi e violenze ampiamente già documentati. Ecco per cosa sono impiegate le navi europee che arrivano dall'altra parte del Mediterraneo.

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