Parlando per la prima volta in Parlamento da presidente del Consiglio, illustrando quello che avrebbe dovuto essere il Piano di rilancio del Paese, Mario Draghi aveva posto l'accento giovani, sul pianeta che la classe dirigente avrebbe lasciato alle nuove generazioni. Che ora vogliono essere ascoltate. E soprattutto sull'ambiente e la transizione ecologica, che sarà al centro del Recovery Plan, hanno molte cose da dire. Abbiamo fatto il punto della situazione con Emanuele Akira Genovese, attivista di Fridays For Future: "Chiediamo che ci sia un ascolto. Ma non come sempre con i soliti nomi noti, mettendo al centro solo le grandi lobby o le maggiori associazioni. Chiediamo che questo ascolto sia continuato nel tempo e che sia possibile seguire i lavori. Chiediamo che ci sia la piena accountability, cioè la piena trasparenza di tutti i progetti e i processi. Noi siamo per la maggior parte studenti e studentesse: per creare la coscienza collettiva e condivisa sulla crisi climatica è necessario un profondo e radicale cambiamento dei programmi di formazione", ha spiegato.

Il pericolo di "greenwashing"

Il discorso di Draghi, in cui clima e transizione ecologica sono stati centrali, potrebbe però nascondere secondo il movimento ambientalista lo spettro del "greenwashing": dai media il messaggio che sta passando in queste settimane è quello di un momento di svolta, ma di fatto non sappiamo ancora concretamente come questa avverrà: "Nel discorso di Draghi c'erano delle linee guida rispetto alla transizione, che si deve fare. Ma non esattamente come farla. Non si diceva sull'energia se si proseguirà o meno sul gas. Non si parlava di che attenzione dare al settore dell'agricoltura. È ancora tutta un'incognita". E ancora: "Sicuramente le parole di Draghi sono parole di buonsenso, ma rimaniamo un po' scettici rispetto all'attuazione di quelli che sono poi i principi che ha annunciato. E sulla squadra di governo, composta da una serie di personaggi che hanno un certo passato alle spalle. Inoltre la proposta iniziale dei Cinque Stelle era quella di fare un super ministero che inglobasse anche il Mise e quello delle Infrastrutture, cosa che poi non è successa. Hanno semplicemente preso il ministero dell'Ambiente e gli hanno aggiunto delle deleghe sull'energia".

Ad ogni modo il discorso sull'ecologia, prosegue l'attivista, è integrato a tutti gli altri aspetti delle attività economico-sociali del Paese: "Molti inizialmente erano scettici su un ministero della Transizione ecologica, perché questa dovrebbe interessare tutti i ministeri". E qualche dubbio, tra gli attivisti del movimento ambientalista, permane anche sui nomi della nuova squadra di governo.

Cosa pensano a Fridays for Future sul nuovo governo

Su Giancarlo Giorgetti al ministero dello Sviluppo economico da Fridays for Future ci sono molti dubbi: non si tratterà di un interlocutore semplice, affermano gli attivisti, che non ha mai dimostrato particolare attenzione o sensibilità al tema del cambiamento climatico. Riguardo a Roberto Cingolani, a capo della Transizione ecologica, Genovese afferma: "Ha scritto sul sito di Eni che il gas è la miglior alternativa a breve e a medio termine, che è comunque un'affermazione difficile da avanzare proprio in questi giorni in cui l'Agenzia internazionale dell'energia ha appena detto che ufficialmente il solare è la fonte energetica più economica in assoluta. E questo è un quadro in cui siamo indietro e dobbiamo adeguarci alle normative europee, che sono ancora molto conservative anche se un passo avanti c'è stato. Infine, su Enrico Giovannini ai Trasporti, persistono ancora diverse incognite: "Sappiamo che i trasporti sono il settore più climalternante (sono responsabili per la maggior parte delle emissioni, ndr) in Italia e tempo fa lui aveva detto delle cose interessanti sul tema, ma sappiamo che sarà in difficoltà in un governo di questo tipo".

Il Piano di rilancio così com'è non va bene

Secondo l'attivista il Piano nazionale di ripresa e resilienza presentato dal Conte bis non è una buona base di partenza: "La parte ecologica sui trasporti aveva tantissime carenze: in primis il fatto che la maggior parte dei fondi dedicati erano legati all'Alta Velocità che secondo tutti gli analisti però non è la priorità. Al tempo stesso non c'erano fondi sul trasporto pubblico. Poi altre cose. Non c'erano, o solo in piccola parte, piani per la biodiversità o per gli allevamenti intensiva, che sono un'alta fonte di emissioni. Il discorso energetico era confuso, non c'era un disegno. Se quello rimarrà l'impianto generale non va bene". Dal discorso di Draghi c'erano tre categorie che dovranno essere centrali nel rilancio del Paese: sono le donne, i giovani e il Sud. Ma queste tre sono anche quelle meno rappresentate nel governo che dovrà definire la ripartenza. "Donne, giovani e Sud in questo governo non ci sono. E noi temiamo che non ci saranno anche in futuro".