Embargo a Cuba, l’Italia si astiene all’Onu e non condanna gli Usa: non accadeva dal 1994

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Dopo trent’anni di voti a favore della risoluzione per revocare l’embargo USA a Cuba, l’Italia sceglie l’astensione all’Assemblea generale delle Nazioni Unite insieme ad altri partner europei. La Farnesina motiva la scelta con il mancato avvio di riforme politiche ed economiche all’Avana, mentre le opposizioni denunciano un allineamento acritico alle pressioni di Washington.

Dopo oltre tre decenni di fermo e ininterrotto allineamento contro le sanzioni statunitensi a Cuba, l'Italia compie un'inversione diplomatica senza precedenti all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Durante la consueta votazione annuale per chiedere la rimozione del blocco economico imposto da Washington all'Avana, il governo italiano ha infatti scelto la strada dell'astensione. Una mossa che segna un netto distacco dalla prassi consolidata sin dagli anni Novanta e che si inserisce in una più ampia manovra diplomatica guidata dagli Stati Uniti, capace di sgretolare il fronte globale che finora sosteneva L'Avana in modo quasi unanime.

La dinamica del voto e il peso delle pressioni USA

Benché la risoluzione sia stata comunque approvata a larga maggioranza, il risultato finale certifica un netto calo dei consensi: i voti favorevoli all'Avana sono scesi a quota 130, mentre sono salite a 25 le astensioni e a 17 i voti contrari.

A determinare questa ridefinizione degli equilibri è stata una capillare e insistente azione di persuasione condotta dalla diplomazia statunitense sotto l’amministrazione Trump. Roma non ha agito isolata: a scegliere il non allineamento sono stati diversi partner europei, tra cui Germania, Paesi Bassi e Polonia. La delegazione americana ha espresso piena soddisfazione per la triplicazione dei Paesi che hanno modificato la propria rotta, definendo il voto un segnale inequivocabile per gli equilibri futuri.

La linea della Farnesina: riforme mancate e diritti civili

Da Roma, il Ministero degli Esteri ha motivato la decisione articolando una posizione di equilibrio critico. Da un lato, la diplomazia italiana riconosce l'impatto pesante e le ricadute umanitarie che l'embargo produce sulla cittadinanza cubana, confermando la prosecuzione dei progetti di cooperazione e assistenza sul campo. Dall'altro, il governo evidenzia come la gravissima crisi economica dell'isola sia anzitutto figlia dell'inerzia del regime castrista, reo di non aver attuato le riforme di mercato promesse e di comprimere costantemente le libertà politiche. A pesare sulla scelta italiana ci sarebbero anche la detenzione dei dissidenti politici dopo le manifestazioni del 2021 e la recente postura internazionale dell'Avana, schieratasi apertamente contro le risoluzioni di pace delle Nazioni Unite sul conflitto in Ucraina.

La spaccatura politica interna

La scelta di astenersi ha sollevato un'ondata di forti critiche nel panorama politico italiano e nel mondo dell'associazionismo, riaccendendo i riflettori sulle ripercussioni concrete dell'embargo sulla vita quotidiana della popolazione cubana.

Dal fronte della società civile e della cooperazione, sigle come l'Arci hanno duramente stigmatizzato la posizione del governo, definendola una forma di complicità politica con una strategia di isolamento che assume i contorni di una vera e propria «punizione collettiva». Secondo i critici, la mancata condanna del blocco colpisce direttamente milioni di cittadini già provati da una crisi senza precedenti, scandita da continui black-out elettrici, gravi carenze di generi alimentari di prima necessità, difficoltà nell’approvvigionamento di acqua potabile e indisponibilità di farmaci essenziali e attrezzature mediche. Sul piano parlamentare, le forze di opposizione (a partire dal Partito Democratico) hanno accusato la presidente del Consiglio Meloni di aver ceduto alle pressioni della Casa Bianca, parlando di un atto di sudditanza nei confronti di Trump. I parlamentari hanno evidenziato una rottura ingiustificata con la tradizione diplomatica italiana: un percorso ultratrentennale che, dal 1995 in poi, aveva visto governi di ogni colore politico schierarsi a favore della rimozione di misure sanzionatorie ritenute sproporzionate e contrarie al diritto internazionale per via dei loro effetti extraterritoriali.

Nel dibattito è emersa anche la contraddizione politica legata alla cooperazione sanitaria: diversi esponenti hanno infatti ricordato il contributo fornito dai medici cubani inviati a supporto delle strutture sanitarie regionali italiane, come in Calabria, sottolineando il contrasto tra l'assistenza ricevuta sul piano civile e la scelta di Roma di non votare contro un dispositivo sanzionatorio che continua a pesare in maniera determinante sulle condizioni materiali della società cubana.

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