Draghi spiega gli scontri di Milano: “I giovani sentono che nessuno li ascolta e decidono tutto i vecchi”
Negli ultimi giorni le ragioni dietro gli scontri violenti che si sono verificati a Milano sono state oggetto di discussione da parte di politici e non solo. Da schieramenti diversi sono arrivate risposte diverse: il governo Meloni ha varato un nuovo decreto Sicurezza, mentre nel centrosinistra il Pd chiede di affrontare il problema risolvendo le cause di fondo del disagio giovanile. Le piazze, però, non si sono riempite solo in Italia. Anche in Spagna e Francia (così come in altri Paesi europei) moltissimi giovani hanno protestato per motivi diversi, ma simili. Anche Mario Draghi, ex presidente del Consiglio e ex presidente della Banca centrale europea, ha dato una sua spiegazione: le "aspettative bloccate" dei giovani.
Intervistato da Bloomberg, Draghi ha detto che "non è immediato spiegare queste rivolte in tre Paesi diversi, con tre tipi motivazioni diverse". I temi rivendicati più spesso sono stati il caro vita in Francia e il costo degli affitti in Spagna, mentre in Italia gli scontri più violenti hanno avuto rivendicazioni politiche meno precise.
Un filone comune sembra riguardare le condizioni economiche e di vita, insomma. Per Draghi, invece, "l'unica cosa che unisce le tre proteste è che in tutti i tre Paesi, l'anno prossimo, si terranno delle elezioni estremamente importanti". Questa però non è una spiegazione, "ma solo una circostanza", ha specificato.
La spiegazione "più solida" è che "sia caso di aspettative bloccate". In altre parole, ha detto l'ex premier, "questi giovani hanno la sensazione che nessuno li stia ascoltando".
Draghi ha allargato il ragionamento: "La maggior parte delle persone al mondo vogliono crescita e giustizia sociale. Per i giovani, giustizia sociale significa giustizia sociale intergenerazionale. Quando non hai crescita, questa diventa molto difficile da mantenere". Ovvero, finché la crescita economica continua è più semplice mantenere una situazione in cui i giovani non sentono di subire un ‘torto' da parte dei vecchi. Se invece l'economia stagna, come quella europea minaccia di fare da tempo, le cose diventano complicate.
"Tutta Europa ha avuto e ha un problema di crescita mancata", ha continuato Draghi. "La situazione è quella di una società che è ricca, anziana e non cresce". Ma "quando non hai crescita, chi decide sono le persone più vecchie. Questo spiega perché i giovani si sentono privati dei loro diritti. Questa è la spiegazione che mi sembra più naturale".
Il disagio, insomma, nasce perché quando le risorse sono poche per tutti, i giovani vengono penalizzati. "Questo genera ansia", una sensazione che "le dinamiche sociali per loro siano bloccate". O, ancora, quella di "non poter trovare facilmente lavoro, in una società che sentono in rapida trasformazione tecnologica. Una trasformazione che non si sentono preparati per affrontare".
Per l'ex presidente del Consiglio, quindi, sono soprattutto le condizioni economiche a creare il problema. Tutto il resto è un "amplificatore", ma non il vero motivo sottostante. Ad esempio, ci sono elementi che hanno accentuato il malcontento: "Attori politici, dinamiche di folla, scontri, violenza, che deve essere condannata in tutte le circostanze". Il centro, però, resta l'insoddisfazione per la mancanza di giustizia sociale.