La rimozione di uno striscione in cui si ironizzava su Matteo Salvini e Luigi Di Maio, esposto dalla Uil durante la manifestazione dei sindacati del pubblico impiego a Roma, diventa oggetto di dibattito politico. Da una parte ci sono gli attacchi delle opposizioni che chiedono una spiegazione di quanto avvenuto ai due diretti interessati. E dall’altra ci sono proprio i due vicepresidenti del Consiglio che spiegano di non aver stabilito loro, in alcun modo, la rimozione dello striscione. E sul caso arrivano anche le precisazioni della questura di Roma. Interviene prima il capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, attraverso un post su Facebook: “Giusto per chiarire e senza alcuna polemica: non ho mai chiesto e non mi sarei mai sognato di chiedere la rimozione di uno striscione che, ironicamente e pacificamente, critica il governo”.

Per Di Maio la libertà di pensierovale sempre. Questo è un principio che, come MoVimento 5 Stelle, per primi, abbiamo sempre difeso e che continueremo a difendere. Che ad esporlo siano le sigle sindacali o chiunque altro non importa, ognuno ha il diritto di esprimere le proprie idee nel rispetto del decoro e della legge. Lo dice la nostra Costituzione e non dobbiamo dimenticarlo. A dimostrazione di quel che dico, quello striscione lo espongo io. Eccolo. Evviva la libertà”, afferma pubblicando anche la vignetta ironica ritratta nello striscione.

Sembra essere della stessa opinione anche il ministro dell’Interno, Matteo Salvini: “Mi occupo di lotta alla mafia, alla camorra, alla droga, ai trafficanti di esseri umani e non faccio guerre agli striscioni. Infatti ce ne sono ovunque e di ogni tipo. Ho dato indicazioni, già nelle scorse settimane, di non intervenire”. Il leader della Lega precisa: “Rispetto ovviamente la scelta della questura di Roma cosi come rispetto le forze dell'ordine che proteggono gli italiani dalla mattina alla sera”. Intanto dal Pd il segretario Nicola Zingaretti annuncia che verranno presentate interrogazioni “perché si comprenda cosa è accaduto e si agisca di conseguenza”. Per Zingaretti “si tratta di un episodio che va verificato. Se fosse vero che si è impedito nel corso di una manifestazione sindacale di aprire uno striscione per motivi di carattere politico, di espressione di critica, sarebbe un fatto di una gravità inaudita”.