Nel corso delle consultazioni del Presidente della Repubblica per capire se ci sono le condizioni per formare un nuovo governo, Emma Bonino aveva spiegato al Capo dello Stato come fosse necessario “un governo autorevole del fare e del disfare” per uscire dall’impasse determinata dalle dimissioni di Conte e dalla fine dell’alleanza tra Lega e Movimento 5 Stelle. Una posizione che ha ribadito nel corso di una intervista rilasciata al Foglio, nella quale ha però spiegato anche la propria posizione sul dialogo con il M5s e su un esito della crisi che preveda un patto di legislatura fra Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti.

Nella lettura dell’esponente di +Europa, ora nel gruppo Misto, non ci sono stati grossi cambiamenti politici o ideologici del Movimento 5 Stelle: “Si sono spurgati dal verde leghista, ma rimane il loro colore giallo, il giallo di matrice antiparlamentare, il giallo che li ha portati a solidarizzare, in Francia, con i gilet. Purtroppo non sono nata ieri e non dimentico la natura del M5s e per questo non posso smettere di denunciarlo”. Per questo, spiega, “io diffido della conversione sulla via di Damasco del Movimento 5 Stelle. Non dimentico le scatole di tonno, le sardine, il Parlamento che dicevano di voler superare, la democrazia del sorteggio, come diceva Beppe Grillo, che voleva tirare a sorte i parlamentari”. E aggiunge: “Improvvisamente sono passate in secondo piano tutte le loro stupidaggini”.

Quanto al dialogo con il Partito Democratico, alleato di +Europa alle politiche del 4 marzo 2018, Bonino resta scettica: “La trattativa sarà difficilissima e non sono per il PD. I Cinque Stelle dovrebbero disfare tutto il loro programma e rimettere al centro il ruolo del Parlamento e dell’Europa. Naturalmente bisognerebbe cancellare immediatamente i decreti sicurezza, che loro hanno votato con convinzione. E rinunciare al taglio dei parlamentari”.