Obbligatoria la mascherina al chiuso, metro di distanza, igiene delle mani e divieto di assembramento. È questa la base per il nuovo Dpcm in tema anti Covid 19 che sarà firmato dal presidente del Consiglio entro la fine della settimana. Per gli altri temi da affrontare, ieri i ministeri hanno inviato a Palazzo Chigi le loro richieste. L’ aspetto più delicato da affrontare è quello dei trasporti, prova ne sia la richiesta della ministra Paola De Micheli di essere ascoltata dal Comitato tecnico-scientifico. L’idea è quella di passare dall'attuale riempimento del 50% al 75-80% grazie anche alle altre misure di protezione (mascherine, controllo della temperatura, tracciamento dei passeggeri). “Il 75%, 80% era l'oggetto della revisione del Dpcm” ha già detto De Micheli. Ad ogni modo, sui trasporti la posizione è chiara: il distanziamento di un metro deve essere garantito sia sull’Alta velocità sia su treni, metropolitane e bus regionali e locali.

Diverso il discorso per gli aerei. A meno che non arrivi la richiesta di un nuovo parere, dalle compagnie o dal governo, il Cts si è già espresso e resta convinto che la sicurezza sia garantita dallo speciale ricambio dell’aria, purché a bordo si indossi sempre la mascherina. Quindi niente distanziamento tra un posto e l’altro. “Le regole tecniche per gli aerei sono corrette, il problema è la loro applicazione – avanza dubbi Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute -. Il rispetto dipende dalle compagnie”. Una cosa è se si fa il check-in con il distanziamento e con la mascherina, se ci si imbarca con il finger e si evitano assembramenti. Se invece “si sale a bordo da un pulmino stipato di persone, non si fa manutenzione sui filtri del flusso dell’ aria, o non si indossa la mascherina, il rischio c’ è”, ammette il docente di Igiene alla Cattolica.

Per le discoteche, tecnici e scienziati sono dell'idea che al momento non ci sono i presupposti per modificare le norme attualmente in vigore, dunque una capienza di massimo 200 persone al chiuso e di mille all'aperto. Lo stesso discorso vale per gli stadi (per le partite di calcio, ma non solo): ad oggi, dicono dal Cts, non ci sono le condizioni epidemiologiche per consentire il ritorno dei tifosi. La questione verrà comunque riaffrontata più avanti, quando ci si avvicinerà alla data d'inizio del campionato di Seria (previsto per il 19 settembre). Una bocciatura che lo stesso presidente federale Gabriele Gravina aveva messo in conto. “Contiamo, se l'evoluzione epidemiologica lo permetterà”, che si possa tornare negli stadi, “magari non dalla prima giornata, mi sembra un po' ottimistico”.

Nel testo del decreto sarà scritto che la attività scolastiche e universitarie restano sospese, ma gli istituti devono lavorare per preparare la riapertura di settembre in piena sicurezza.