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Opinioni
Elezione del Presidente della Repubblica 2022
22 Gennaio 2022
07:00

Cosa succede al governo se Mario Draghi diventa Presidente della Repubblica

La candidatura di Mario Draghi al Quirinale è più viva che mai, e anche la scelta più facile per questo Parlamento. Ma cosa succederebbe dopo? Gli scenari sono diversi e vanno dalle improbabili elezioni anticipate alla formazione di un nuovo governo. Potrebbe resistere la stessa maggioranza con un presidente tecnico al posto di Draghi, ci potrebbe essere un rimpasto importante con l’ingresso dei pezzi grossi, ma anche la formazione di una nuova maggioranza, la quarta diversa da inizio legislatura.
A cura di Tommaso Coluzzi
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Elezione del Presidente della Repubblica 2022

Mario Draghi al Quirinale è più che un'ipotesi. Con il passare delle ore e dei giorni, la candidatura del presidente del Consiglio al Colle – mai ufficializzata e mai smentita – continua a prendere piede. Sarebbe la soluzione più facile per un Parlamento tra i più ingovernabili e imprevedibili della storia. La convergenza su Draghi potrebbe arrivare subito o, più probabilmente, dopo aver impallinato nel segreto dell'urna qualche candidato di parte, o magari anche indipendente ma non davvero convincente. L'ex numero uno della Bce, dicevamo, è la scelta più semplice. Il problema è ciò che potrebbe succedere dopo. Ipotizziamo per un momento che Draghi salga al Colle, vediamo quali scenari si aprirebbero e soprattutto chi sarebbero i protagonisti.

Le elezioni anticipate con un Parlamento dimezzato

La prima ipotesi sarebbe la più semplice, per certi versi, ma anche la più improbabile: le elezioni anticipate. Lo scenario è abbastanza lineare: Draghi lascia il suo incarico da presidente del Consiglio, nessuno può sostituirlo in quanto vero e unico collante di questo governo eterogeneo, si esclude la formazione del quarto esecutivo della legislatura. Fine. Il punto è che non conviene praticamente a nessuno, a parte Fratelli d'Italia. Con il taglio dei parlamentari si passerà da 945 posti a 600, oltre al fatto che le percentuali dei partiti sono variate considerevolmente secondo i sondaggi.

È inutile girarci intorno: ci sono centinaia tra deputati e senatori che sanno che non verranno rieletti, sia per questioni di spazio che di numeri. Alcuni di questi, soprattutto nelle file dei 5 Stelle, sono anche al primo mandato, che significa che la pensione da parlamentare scatta dopo 4 anni, 6 mesi e un giorno. Inoltre, lato centrosinistra, vorrebbe dire consegnare praticamente il Paese al centrodestra. Insomma, tra interessi personali e di partito sembra che le elezioni non convengano davvero a nessuno. Poi c'è in ballo la gestione del Pnrr e soprattutto l'uscita dalla pandemia di Covid, emergenza che sembra tutt'altro che finita. Per non parlare del fatto che non è stata ancora scritta la legge elettorale con cui si dovrebbe votare dopo il taglio dei parlamentari.

La formazione di un nuovo governo guidato da un tecnico

La seconda ipotesi è la formazione di un nuovo governo, e qui però gli scenari sono molto diversi tra loro. Bisogna tenere conto in primis di una variabile importante: alla scadenza della legislatura manca comunque poco più di un anno. Il che significa che, chiunque sia a capo del governo dopo l'eventuale elezione di Draghi al Quirinale, dovrà guidare l'esecutivo durante un anno di campagna elettorale. Un anno in cui i partiti, come è normale che sia, marcheranno le distanze. Farlo governando insieme sarà insostenibile in ogni caso.

Ma chi potrebbe essere il prossimo presidente del Consiglio? Ci sarebbe un rimpasto o la semplice sostituzione di Draghi? Una cosa è sicura: se il Parlamento dovesse convergere su di lui, i partiti cercherebbero un accordo prima dell'elezione. Il famoso patto di legislatura di cui parla spesso Enrico Letta, ma anche il governo dei leader che vuole Matteo Salvini. A Palazzo Chigi potrebbe arrivare un altro tecnico, magari pescato tra gli stessi ministri scelti da Draghi – due nomi su tutti sono Daniele Franco e Marta Cartabia, ma salgono le quotazioni di Vittorio Colao – con la compagine di governo che rimarrebbe più o meno invariata. Il segretario della Lega, però, ha già fatto capire chiaramente di voler tornare al ministero dell'Interno dopo l'elezione del Presidente della Repubblica, chiunque esso sia. Insomma, Salvini premerà per un rimpasto che possa farlo entrare nell'esecutivo personalmente, invitando anche gli altri leader a fare lo stesso e alzando la posta in gioco.

Un governo politico o con una nuova maggioranza

Per questo motivo c'è un'altra possibilità, un ulteriore scenario. La formazione di un nuovo governo sostenuto dalla stessa ampia maggioranza dell'attuale, con una differenza fondamentale: non con un rimpasto, ma con un vero e proprio cambio di rotta a partire dal presidente del Consiglio. Si potrebbe formare un nuovo governo politico, che abbia a capo un esponente dei partiti più rappresentati in Parlamento, ma comunque non un leader. Parliamo ad esempio di Luigi Di Maio, Giancarlo Giorgetti o Renato Brunetta, che tra l'altro dovrebbe diventare reggente nell'immediato – in caso di elezione di Draghi – in quanto ministro più anziano. Certo poi bisognerebbe trovare l'accordo sulla squadra dei ministri e capire se i vari segretari e presidenti di partito entrerebbero nell'esecutivo. È la proposta di Salvini per blindare la legislatura, ma, come dicevamo, la tensione sarebbe ancora più alta con i leader al governo impegnati allo stesso tempo nella campagna elettorale per le politiche del 2023.

L'alternativa c'è, ed è rappresentata dalla quarta maggioranza diversa dall'inizio della legislatura. Si potrebbe formare un governo anche senza Lega, ad esempio, con un accordo che possa ricalcare la famosa maggioranza Ursula che ha eletto la presidente della Commissione Ue. In sostanza: Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Forza Italia, Italia Viva e Leu. Sarebbe una maggioranza meno solida numericamente dell'attuale, perché perderebbe l'appoggio parlamentare della Lega, ma comunque più larga dei due governi Conte. Difficile pensare che Salvini decida di mollare il governo, anche se la tentazione di provare a recuperare qualche punto su Meloni dall'opposizione c'è. La partita nella partita nel centrodestra è tra i due leader: si apre una corsa lunga un anno che deciderà chi sarà il prossimo presidente del Consiglio, ovvero il capo del partito che raccoglierà più voti. Sempre se riusciranno a vincere le elezioni come, ad oggi, appare abbastanza scontato.

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