È passata praticamente sotto silenzio la direttiva con la quale il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha chiesto ai prefetti di relazionarlo entro 15 giorni sulla situazione dei campi rom e in generale sulle criticità che presentano le zone in cui vi è presenza di rom, siiti e caminanti. La comunicazione del Viminale, in effetti, non ha sollevato le stesse polemiche che destarono alcune dichiarazioni simili dello stesso Salvini solo un anno fa, quando a manifestare perplessità su quella che sembrava a tutti gli effetti una schedatura su base etnica furono il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il vicepresidente Luigi Di Maio.

Le ragioni sono di diverso tipo (il modo in cui il provvedimento è scritto e la presenza di un caso che monopolizza l’attenzione pubblica), eppure non andrebbe sottovalutato l’impianto che sorregge la scelta del Viminale. Soprattutto perché questo sembra essere il primo passo in vista di un imponente piano di sgomberi e allontanamenti che dovrebbe partire nei prossimi mesi e che rappresenterà un momento di elevata criticità, anche in relazione alla pressoché totale assenza di pianificazione di soluzioni diverse da parte delle amministrazioni comunali (ancora una volta bypassate completamente dall’iniziativa del Viminale per il tramite i prefetti).

Leggere i dettagli della circolare di Salvini aiuta a capire meglio una accelerazione che non risponde soltanto al tentativo di oscurare mediaticamente il caso Savoini, ma si inserisce perfettamente nella concezione leghista di legalità e sicurezza. Il punto è che i due decreti sicurezza, le circolari dei mesi precedenti (taser, cannabis eccetera) e questa richiesta ai prefetti sono “perfettamente coerenti” rispetto al modello di società immaginato dal leader della Lega. È una partita che Salvini gioca sul suo campo preferito, quello della sovrapposizione di fatti e opinioni e della gestione delle contingenze secondo la "logica del buonsenso", che le opposizioni non sembrano aver colto in tutta la sua rilevanza.

Come vi abbiamo spiegato ieri, il ministro parte da un caso di cronaca (Lamezia Terme) per rilanciare la questione della “assoluta centralità dei temi connessi alla tutela di beni primari quali la sicurezza e la salute dei cittadini”, insistendo sul legame fra le “condizioni di incuria e di degrado urbano” dei campi rom e le “attività delittuose ovvero per fatti che generano allarme sociale”.  La richiesta ai prefetti di una ricognizione in tempi molto rapidi che investa non solo i campi “irregolari” o “spontaneo”, ma anche quelli legali e autorizzati, ha il duplice scopo di sollevare la questione a livello “nazionale” (e non limitata a pochi casi specifici) e di garantire una base dati precisa da cui partire per pianificare gli sgomberi, tanto degli insediamenti illegali che di quelli legali in cui si siano riscontrate illegalità. Lo si legge in maniera chiara nella circolare:

Le risultanze della ricognizione – da far pervenire entro quindici giorni all’Ufficio di Gabinetto – potranno costituire una piattaforma di discussione in ambito locale per l’approfondimento delle singole situazioni e la massima sensibilizzazione dei Sindaci ai fini dell’adozione dei provvedimenti ex artt. 50 o 54 TUEL, ove ne ricorrano i presupposti. Obiettivo è quello di definire strategie condivise, coinvolgendo anche le associazioni interessate e gli interlocutori non istituzionali, finalizzate al superamento delle situazioni di degrado singolarmente individuate e al ripristino delle condizioni di legalità, in caso di eventuali illegittimità riscontrate, caso per caso, anche nelle strutture autorizzate. Occorre, in tale ottica, delineare una pianificazione in ambito provinciale – se del caso attraverso la stipula di specifici protocolli e l’istituzione di “Cabine di Regia” con rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali interessati – per consentire il progressivo sgombero delle aree abusivamente occupate attraverso l’esecuzione delle ordinanze di demolizione e rimozione delle opere abusive (roulottes e case mobili incardinate nel suolo), attivando nel contempo positive dinamiche di ricollocamento degli interessati.

Questo del coinvolgimento solo “in un secondo momento” di Sindaci e Questori non è un elemento di poco conto. Perché è chiaro che l’obiettivo è quello di presentarsi ai tavoli con in mano dossier “profondi”, in grado di spostare gli equilibri e far pendere la bilancia dalla parte della “linea dura. Non a caso l’associazione 21 luglio ha sottolineato come la questione del “censimento” (termine non utilizzato da Salvini, anche per prevenire la reazione di opposizione e alleati di governo) sia sostanzialmente secondaria rispetto all’impianto del provvedimento e allo scopo ultimo: imporre la narrazione di una “emergenza rom” per “poter consentire l’esecuzione di sgomberi di insediamenti rom, attraverso “l’adozione di specifici provvedimenti contingibili e urgenti”.

Il testo integrale della direttiva:

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