
“Dobbiamo sempre ricordarci che la nostra Costituzione non lascia indietro nessuno, non esclude nessuno, perché se buttiamo via una persona, è come buttarle via tutte”. È questo il messaggio con cui Gherardo Colombo saluta il pubblico di Lettera 423, il Festival della Lettura di Isernia che ha preso il via ieri dal Chiostro di Palazzo San Francesco. Un’occasione per un colloquio di ampio respiro, a partire dai temi del suo ultimo libro, La Giustizia Italiana in 10 risposte (Garzanti), una specie di breviario che fornisce informazioni e coordinate per leggere e capire il dibattito sui temi della giustizia in Italia.
Ed è dalle definizioni che bisogna partire, spiega Colombo: “La giustizia è un cammino condiviso, è un movimento continuo. Ed è necessario ragionare sempre intorno ai concetti che associamo a essa. Se parliamo ad esempio di uguaglianza di fronte alla legge, dobbiamo fare attenzione. Perché è necessario che la legge risponda ai bisogni delle persone, la vera giustizia deve tutelare allo stesso modo i diritti degli individui e, per arrivare a ciò, deve operare tenendo conto delle caratteristiche di ognuno. È il passaggio dall’uguaglianza formale a quella sostanziale”.
Questo è tanto più importante nella riflessione sul nostro sistema giudiziario e sulle tendenze di questi ultimi anni: “Alla devianza si risponde sempre più spesso con l’inasprimento delle pene, senza capire che non abbiamo tanto bisogno di un diritto penale migliore, ma di ‘qualcosa di meglio del diritto penale’. Nella nostra testa siamo portati a ragionare solo in termini di colpa, punizione, o addirittura vendetta. Serve invece ricercare un percorso diverso, quello conciliativo, che solo qualche volta i magistrati riescono a fare. Noi dobbiamo rendere la società meno conflittuale. Perché una società è più sicura quantomeno meno produce devianze e conflitti, non quanto più li punisce”
Il discorso si sposta in breve su quella che per l’ex magistrato è una costante della nostra società: l’insofferenza del potere verso una magistratura autonoma e indipendente. “Al potere politico non piace essere controllato, abbiamo esempi di lungo corso, ma è uno schema che si sta ripresentando anche in questi mesi”, spiega Colombo, soffermandosi sul referendum sulla Giustizia, appena bocciato dagli italiani: “L’obiettivo neanche tanto nascosto era di incrinare l’equilibrio fra i poteri, in senso autoritario”. L’allarme, a suo dire, è tutt’altro che rientrato: “Lo schema si sta riproponendo adesso con questa proposta di legge elettorale. Per come è strutturata, con il 42% dei voti espressi, dunque con circa il 25% degli aventi diritto, si otterrebbe la maggioranza. Con questa quota, non solo si potrà governare in modo indisturbato, ma eleggere il presidente della Repubblica e indicare gran parte delle altre figure di garanzia ed equilibrio. Non c’è un criterio preciso all’interno della Costituzione, anche se io sono dell’idea che la Carta, per come è fatta, guarda a un sistema elettorale proporzionale”. È il tema della rappresentatività che anima il suo ragionamento: “Qualche anno fa abbiamo ridotto il numero dei parlamentari, diciamo che ci siamo cascati e abbiamo perso di rappresentatività, incrinando la proporzione tra cittadini e parlamentari. Così, in alcuni luoghi, soprattutto nelle aree interne, si è persa materialmente la possibilità di essere rappresentati in Parlamento. Il danno è soprattutto per le minoranze, che sono tutelate al massimo dalla nostra Costituzione e che saranno ulteriormente danneggiate da una riforma fortemente maggioritaria”.