video suggerito
video suggerito
opinioni

La grazia a Roggero come arma di propaganda: il punto più basso del governo Meloni

Per un pugno di like e per nascondere i propri fallimenti, il governo cavalca gli umori popolari sul caso Roggero. E tocca a Mattarella, ancora una volta, salvare la faccia della nostra malandata nazione.
Immagine

A scanso di equivoci, diciamo subito che quella di Mario Roggero è una vicenda tragica, da qualunque parte la si guardi. Sono morte due persone, tante famiglie sono state distrutte, la vita del gioielliere di Grinzane Cavour cambiata per sempre. Aggiungo che privare della libertà una persona è sempre una sconfitta per la società, non è mai qualcosa da festeggiare. Però, va anche detto, ci sono diversi modi per manifestare vicinanza a una persona che sta per entrare in carcere (che se ne condividano le scelte e capiscano le ragioni ha un'importanza relativa). Mistificare i fatti, strumentalizzare la sofferenza delle persone, deumanizzare le vittime, relativizzare il valore delle vite umane, non dovrebbe essere tra questi.

Quello a cui stiamo assistendo in queste ore, invece, è uno spettacolo indegno. Un calderone impazzito, in cui si mettono in discussione secoli di civiltà giuridica in nome di qualche like sui social, e da cui emergono a furor di popolo istanze volte a cancellare i fondamenti stessi del patto sociale (il monopolio della forza, la tutela della vita umana, il concetto di difesa legittima). Un dibattito in cui non trovano più spazio i fatti, né le ragioni che hanno portato alla condanna definitiva di Mario Roggero: l’esplosione di “più colpi di arma da fuoco, tutti diretti al corpo dei rapinatori che stavano cercando di allontanarsi”; l’assenza di “un concreto ed attuale pericolo di offesa per l’incolumità personale dei presenti”; l’insussistenza “degli elementi costitutivi dell’esimente della legittima difesa reale” (anche per come modificati dalla legge voluta da Matteo Salvini); l’illogicità e non veridicità della tesi sostenuta da Roggero per cui ci fosse “pericolo di un ritorno dei rapinatori” e che questi avessero rapito la moglie. Insomma, che Mario Roggero sia colpevole, sul piano giudiziario non è più materia di discussione e, chiunque guardi alle carte e ai riscontri dei processi con un minimo di onestà intellettuale, non dovrebbe faticare a condividere le ragioni che hanno portato tutti i giudici che si sono occupati del caso a prendere tale decisione.

Esiste certamente un altro piano, quello che interroga le responsabilità e le ragioni profonde che hanno contribuito a determinare l’esito tragico di cui stiamo discutendo. C’è un tema di sicurezza, che non può essere liquidato in maniera semplicistica; c’è il senso di isolamento e solitudine che attanaglia le vittime di furti e ingiustizie; c’è, nella percezione dei cittadini, l’assenza dello Stato quando “più conta”; c’è la cronica incapacità di intervenire sulle devianze, prevenirle e punirle con criterio. Questioni complesse, fondamentali, che rendono comprensibile la rabbia delle persone come reazioni a casi del genere. Ma che richiederebbero maggiore criterio e responsabilità, invece dello spettacolo indecente che ci sta proponendo gran parte della politica. Sciacallaggi, speculazioni di bassa lega, qualunquismo spicciolo, addirittura incitamenti all’illegalità.

La destra, in effetti, non ha perso occasione per trasformare questo caso in un enorme veicolo di propaganda. Una mobilitazione enorme, soprattutto sui social, che ha ricevuto un consenso pressoché unanime tra l'opinione pubblica. Un’analisi di Arcadia, fatta limitatamente al solo video postato dal gioielliere e ripreso da tutti i mezzi di informazione, mostra con chiarezza quale sia il sentiment sulla vicenda. Tra Tik Tok e Instagram, in sole 24 ore, il video ha avuto 17 milioni di visualizzazioni e oltre un milione di like; il 94% dei commenti è di sostegno per Roggero, il cui account social è cresciuto di oltre 60mila follower in poche ore. Riscontri simili possiamo trovare nella copertura dei media generalisti, con l'audience nettamente contraria alla decisione dei giudici.

La maggioranza di governo, in preda alla peggiore crisi dall'inizio della legislatura, sfiduciata in Parlamento sulla legge elettorale e immobile su economia e politica internazionale, ha visto l'opportunità e ci si è fiondata. Venendo meno a qualunque senso istituzionale, ministri ed esponenti di primo piano dei partiti di governo hanno furiosamente attaccato i giudici, mistificato i fatti e soffiato sui bassi istinti dei cittadini. Comunicando e agendo senza criterio e senza responsabilità. Come accade ormai per qualunque episodio di cronaca, la tecnica è sempre la stessa: individuare il capro espiatorio, usare slogan semplici e chiari, rifuggire la complessità allo scopo di distrarre l'attenzione da quelle che sono proprie responsabilità. La sicurezza, la gestione della marginalità sociale, la corretta definizione dell'impianto legislativo, per cominciare.

Quello che sta accadendo nel caso della richiesta di grazia è però senza precedenti. A poche ore dalla conferma della condanna, a dar via alla campagna per graziare Roggero sono stati autorevoli esponenti del governo, con in prima fila i due vicepresidenti del Consiglio (entrambi in modo “diversamente imbarazzante”, uno con un’enfasi sempre più preoccupante per toni e modalità, l’altro con tono più dimesso, ma con motivazioni che non reggerebbero neanche in un dibattito da bar di paese). A prendere in mano la situazione, è poi arrivato il ministro Nordio, che ha fatto sapere di aver immediatamente attivato l’istruttoria del suo Dicastero per avviare il processo che potrebbe portare alla grazia.

Sono nate petizioni e raccolte fondi, mentre i giornali e i talk show della destra fomentavano un’opinione pubblica furibonda per la condanna di “un eroe”, colpevole solo di aver subito l’ennesima rapina. Decine di giuristi improvvisati sui social hanno cominciato a spiegarci non solo gli errori dei giudici, ma anche la legittimità del far west, della "giustizia" fai da te, dipingendo le nostre città come territori in cui spadroneggiano bande di rapinatori e molestatori. Influencer, personaggi del mondo dello spettacolo, prezzemolini del giornalismo, opinionisti e commentatori buoni per tutte le stagioni, si sono immediatamente tuffati nella battaglia per la visibilità, brandendo il santino di Roggero. Nulla di nuovo e nulla di cui scandalizzarsi, dicevamo, se non fosse per il fatto che in testa a milioni di persone con i forconi ci sia messo praticamente l'intero governo (con un'eccezione, non vi spoilero ancora…), con sprezzo del ridicolo, fregandosene della credibilità delle istituzioni e delle conseguenze future. Perché il punto vero è che le paure e la rabbia delle persone vanno maneggiate con cura: picconare la fiducia dei cittadini nella giustizia e nella capacità dello Stato di proteggerli e difenderli, rinunciare, anche solo in via concettuale, al monopolio della forza, significa davvero giocare con il fuoco.

L'atteggiamento di Nordio ha peraltro provocato un cortocircuito istituzionale non di poco conto. Il presidente della Repubblica, dimostrando una pazienza gigantesca, ha addirittura dovuto convocare il ministro della Giustizia al Quirinale per ricordargli qualche cosetta di una certa rilevanza. In primo luogo, che la grazia non può essere utilizzata per ribaltare le decisioni della magistratura che la politica ritiene in qualche misura sbagliate. Non è uno strumento per minare l'indipendenza dei poteri, in sostanza. In seconda battuta, Mattarella ha spiegato al Guardasigilli che la grazia è una sua prerogativa e che non è corretto tirarlo per la giacchetta in tal modo, peraltro dopo aver determinato un clima rovente nell'opinione pubblica. Il Quirinale non può e non deve prestarsi a giochetti di natura politica, a speculazioni di bassa lega, che servono alla maggioranza di governo per rintuzzare l'aggressività da destra di Vannacci e arginare la perdita di consensi. Non da ultimo, nel caso in questione, mancano i presupposti minimi per la concessione della grazia. Nordio, da giurista esperto, non può non saperlo e ciò tradisce una volta di più la vera natura della richiesta.

È probabilmente il punto più basso del governo Meloni: una vicenda dolorosissima usata come arma di propaganda, la stessa vita di Roggero sfruttata per nascondere fallimenti di gestione e incapacità nel riformare il Paese. Uno spettacolo davvero desolante.

Vi dovevamo, infine, il chiarimento del piccolo spoiler precedente. Indovinate chi non è uscita con una comunicazione in cui chiedeva direttamente la grazia per il gioielliere? Esatto, proprio Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio, forse per evitare l'ennesimo scontro col Quirinale, ha fatto una scelta strategica molto interessante (come alcuni giornali di area, peraltro): presidiare un frame di rilevanza simile, ma meno problematico, quello dei risarcimenti dovuti alle vittime, consapevole che anche su quel tema ci fosse grande consenso popolare. È stata brava, o almeno molto furba.

Immagine
A Fanpage.it fin dagli inizi, sono condirettore e caporedattore dell'area politica. Attualmente nella redazione napoletana del giornale. Racconto storie, discuto di cose noiose e scrivo di politica e comunicazione. Senza pregiudizi.
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views