La raccolta firme del centrodestra per Mario Roggero non può fargli ottenere la grazia

Il caso di Mario Roggero è diventato il tema su cui il centrodestra si è compattato dopo le difficoltà sulla legge elettorale. Il gioielliere di 72 anni, che nel 2021 uccise due persone che avevano rapinato il suo negozio, è stato condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere. Dopo la decisione della Cassazione, la maggioranza si è subito lanciata su una richiesta condivisa: la grazia.
A questo scopo, i partiti del centrodestra hanno lanciato una raccolta firme tra i parlamentari. In passato, altre iniziative erano state promossi da singoli partiti anche con raccolte firme aperte ai cittadini. È importante ricordare, però, che le firme di politici e cittadini non hanno nulla a che fare con la concessione della grazia. Come il presidente della Repubblica Mattarella ha dovuto ricordare ieri al ministro della Giustizia Nordio, il potere di grazia spetta solo al capo dello Stato. E tra gli elementi che si prendono in considerazione, per decidere se concederla, non c'è il sostegno di una parte politica alla causa.
Come è nata la raccolta firme della destra per Mario Roggero
Negli anni era stata soprattutto la Lega a intestarsi la battaglia per Roggero, sostenendo a lungo la sua innocenza. L'argomentazione era che si dovesse applicare il principio di legittima difesa. Un principio legale che era già stato allargato, proprio su iniziativa della Lega, nel 2019. Ma che non ha potuto riguardare una vicenda in cui, come emerso dai processi, il gioielliere ha rincorso per strada i rapinatori quando già si stavano allontanando in macchina e ne ha uccisi due.
Nel corso degli ultimi mesi, poi, l'innocenza di Roggero è stata sostenuta anche da Futuro nazionale. Come avvenuto in diversi ambiti, i vannacciani hanno raccolto le battaglie sui temi più ‘di destra' per attaccare il governo Meloni: in questo caso la sicurezza e, appunto, il diritto alla legittima difesa. Tanto da proporre in Parlamento di rendere legale la difesa anche quando la violenza non è proporzionata alla minaccia subita.
Non è un caso, quindi, che il centrodestra si sia lanciato in modo unitario sulla vicenda. Quando manca meno di un anno alle elezioni, il caso del gioielliere permette di rivendicare le proprie posizioni politiche su tematiche care all'elettorato di destra. E, come avvenuto nel caso della famiglia nel bosco, lascia anche spazio per attacchi alla magistratura – lo ha dimostrato il ministro della Difesa Crosetto, affermando: "Ci hanno abituato da anni ad una giurisprudenza che interpreta le leggi al punto di stravolgerle. È stata una pratica molto in voga per portare avanti battaglie ideologiche o contro alcuni ‘nemici'".
Qual è il vero obiettivo della raccolta firme
Il primo aspetto da sottolineare è cosa chiede la raccolta firme. Naturalmente, non è rivolta al Quirinale: sarebbe una sgrammaticatura istituzionale non da poco. Sulla carta, l'iniziativa aveva l'obiettivo di chiedere al ministero della Giustizia di aprire un'istruttoria, ovvero il passaggio con cui si iniziano a raccogliere le informazioni necessarie per portare una richiesta di grazia sulla scrivania del Quirinale.
Come si è visto, la raccolta da questo punto di vista non è stata necessaria. Come fatto filtrare dal ministero della Giustizia – in modo piuttosto irrituale – l'istruttoria è già stata aperta, la pratica avviata. La cosa è venuta fuori in modo talmente rapido e insolito che il presidente della Repubblica ha ritenuto necessario intervenire. Mattarella ha convocato il ministro della Giustizia Nordio e, come si è poi saputo dal Colle, gli ha ricordato che la grazia non è una questione in mano al governo. A esercitare quel potere è solamente il capo dello Stato. Che, si legge tra le righe, non ha intenzione di farsi mettere pressione.
Come funziona la grazia e perché le firme non servono a nulla
Dunque, se la raccolta firme del centrodestra aveva l'obiettivo di chiedere al ministero della Giustizia di aprire un'istruttoria, missione compiuta. La vicenda si potrebbe chiudere qui in attesa dei riscontri dal Quirinale. È evidente che, però, l'obiettivo sul piano politico fosse un altro. Tant'è che l'istruttoria è stata aperta nello stesso giorno in cui la raccolta delle sottoscrizioni è partita.
Lo scopo, più probabilmente, è portare a una mobilitazione pubblica sulla vicenda. Incanalare il sostegno pubblico nei confronti di Roggero per trasformarlo in sostegno elettorale al centrodestra. Come detto, però, è utile ricordare che una campagna di raccolta firme, che si rivolga ai parlamentari o ai cittadini, non avrà alcun impatto sulla grazia.
Il potere di grazia, come ricorda il Quirinale, è previsto dalla Costituzione che recita semplicemente: "(Il presidente della Repubblica) può concedere grazia e commutare le pene". La grazia, spiega il Colle sul suo sito, è "un istituto clemenziale di antichissima origine che estingue, in tutto o in parte, la pena inflitta con la sentenza irrevocabile o la trasforma in un'altra specie di pena prevista dalla legge (ad esempio la reclusione temporanea al posto dell’ergastolo o la multa al posto della reclusione)". Il Codice penale, a riguardo, dice: "La domanda di grazia, diretta al presidente della Repubblica, è sottoscritta dal condannato o da un suo prossimo congiunto o dal convivente o dal tutore o dal curatore ovvero da un avvocato o procuratore legale ed è presentata al ministro di grazia e giustizia".
In pratica, l'iter è: prima la persona interessata presenta la domanda al ministero, direttamente o tramite i parenti o legali; poi il ministro richiede il parere del Procuratore generale presso la Corte d'appello competente, e acquisisce "ogni utile informazione relativa, tra l’altro, alla posizione giuridica del condannato, all’intervenuto perdono delle persone danneggiate dal reato, ai dati conoscitivi forniti dalle Forze di Polizia, alle valutazioni dei responsabili degli Istituti penitenziari". Una volta acquisiti i pareri, il ministro trasmette la domanda di grazia e gli atti dell'istruttoria al Quirinale, dando anche un proprio parere favorevole o contrario. La decisione finale spetta solo al presidente della Repubblica.
Nessuno di questi passaggi ufficiali afferma che bisogna tenere conto di raccolte firme, o dell'eventuale sostegno popolare (o politico) nei confronti della persona condannata. Anzi, come avrebbe ricordato ieri il presidente Mattarella al ministro Nordio stando ai retroscena, il Quirinale deve essere particolarmente attento a garantire la propria imparzialità: non può trasmettere l'idea che ci siano delle pressioni politiche o governative dietro la scelta di concedere o meno la grazia.