Salvini allontana il piano di un ritorno al Viminale al posto di Piantedosi: “Sto bene dove sto”

Dopo le pressioni dei leghisti, che hanno esplicitato il piano di un ritorno del leader del Carroccio Matteo Salvini al Viminale, per arrestare la l'emorragia di voti a favore di Futuro Nazionale di Vannacci, il vicepremier allontana l'ipotesi di un rimpasto di governo, prima della fine della legislatura.
È inevitabile affrontare oggi l'argomento, all'indomani dell'incontro tra il Presidente della Repubblica Mattarella e il ministro dell'Interno Piantedosi: il primo ha fatto sapere ieri con una breve nota di aver ricevuto il titolare del Viminale al Quirinale, una comunicazioni che da molti è stata letta come un segnale che il Capo dello Stato ha voluto dare per ‘blindare' Piantedosi, visti i rumors di un possibile avvicendamento a ministero. Ufficialmente i motivi del colloquio non sono stati resi noti, ma da parte sua il Capo dello Stato ha voluto in qualche modo offrire una sponda al ministro, in odore di dimissioni.
Cosa ha detto Salvini sulle possibili dimissioni di Piantedosi
Sull'incontro tra il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella Salvini non vuole dire nulla: "Non mi chieda di commentare l'incontro fra Piantedosi e Mattarella di cui non so niente. Piantedosi è un amico però non non so cosa si siano detti onestamente. Lunedì mattina vado a fare un sopralluogo di lavori alla caserma Montello, però mi trovo molto bene dove sto", dice oggi il leader della Lega, a margine della visita al gazebo di via Carlo Valvassori Peroni, organizzato per le primarie del candidato sindaco alle prossime comunali di Milano. A chi gli domandava se avesse ancora l'idea di andare al Viminale, risponde così "abbiamo 100mila case vuote da risistemare e da riassegnare rapidamente a italiani e stranieri regolarmente presenti in difficoltà, penso che sia una missione importante e a questo mi dedico", taglia corto.
Pd: "La stessa Lega delegittima Piantedosi"
Lo stesso Piantedosi oggi non perde occasione per raccontare il lavoro fatto al suo dicastero durante l'esecutivo Meloni, quasi a voler rispondere a chi vuole mandarlo a casa prima del tempo: "Non voglio in una circostanza come questa gonfiare il petto e lasciarmi andare alla propaganda. Però se guardiamo ai dati statistici decrescono i reati soprattutto i più pericolosi. Quando ci siamo insediati il tema dell'immigrazione irregolare era il tema principale che occupava le prime pagine di tutti i giornali e guardate i numeri: viaggiamo quest'anno ad un -54% dei due anni precedenti, che era stato un -60% rispetto a quanto ci siamo insediati. Aumentiamo i rimpatri. Siamo stati protagonisti come governo italiano rispetto alla definizione di un nuovo quadro regolatorio europeo, perché l'abbiamo voluto noi. Quindi io credo che sia un bilancio positivo", dice alla festa dei 50 anni in politica di Clemente Mastella, a Benevento. "Non lo dico per sollecitare applausi o perché mi venga riconosciuto, ma alla fine, secondo parametri oggettivi e precisi, credo che non si possa non dare un giudizio positivo di questi primi quattro anni di governo".
L'opposizione coglie però il momento di difficoltà e va all'attacco: "C'è una scena che vale più di mille numeri, e dice tutto sulla credibilità di chi quei numeri li sventola: mentre il Viminale, uno dei ministeri più delicati della Repubblica, viene trattato dalla Lega come una casella da occupare in un ridicolo teatrino mosso dalle convenienze elettorali del momento, Matteo Piantedosi sale in cattedra e si intesta i grandi successi sulla sicurezza italiana. Peccato che le politiche di sicurezza del governo Meloni siano un totale fallimento, Piantedosi è fuori tempo massimo" dice Valeria Valente, senatrice del partito Democratico.
"È evidente che questa ostentazione di risultati sia, in realtà, un disperato tentativo di rilegittimarsi agli occhi del suo partito di riferimento, proprio mentre quel partito discute pubblicamente, da settimane, l'opportunità di sostituirlo. Piantedosi ha seguito l'agenda di chi lo aveva messo al Viminale, oggi cerca di recuperare il consenso di chi lo vuole sostituire. La verità è che il modello securitario e repressivo della destra é un fallimento: mentre le carceri scoppiano, i cittadini sono sempre più insicuri, e si continua a confondere il controllo del territorio con la propaganda. La sicurezza è un diritto, soprattutto di chi è più debole e non può comprarsela: non un trofeo da agitare per restare in sella un altro giorno. Piantedosi non ha bisogno delle nostre critiche per essere delegittimato. Ci ha già pensato la stessa Lega".