Piantedosi ricevuto al Quirinale dopo le voci sul rimpasto: di cosa ha parlato il ministro con Mattarella

Sono da poco passate le 13, e le agenzie ribattono la notizia: "Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto questa mattina al Quirinale il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi". Poche parole che bastano a far partire congetture. Qualcuno azzarda l'ipotesi che il ministro sia andato dal Capo dello Stato per dimettersi. Ma sono solo supposizioni maligne, subito smentite.
Il colloquio di Piantedosi al Quirinale, che sarebbe partito a quanto si apprende da una richiesta di appuntamento avanzata dal ministro, accolta dal Colle, non può essere liquidato come semplice incontro di routine. Non dopo giorni in cui si parla di un possibile rimpasto di governo, con un ritorno di Salvini al Quirinale già in questa legislatura: un incontro del genere non può passare inosservato.
Il disegno di un ritorno del leader della Lega al dicastero ora occupato da Piantedosi è il sogno esplicitato da molti leghisti. Perché solo il Capitano potrebbe dare un segnale forte ai sui elettori e recuperare terreno, tenuto conto anche del pericoloso sorpasso di Vannacci.
Dunque è plausibile che quello di ieri sia stato davvero un semplice incontro di aggiornamento? Il ministro dell'Interno avrebbe tracciato un bilancio sul suo operato al ministero, spiegando anche i prossimi punti in agenda, in particolare sulla sicurezza. Dal Quirinale, dopo la stringata nota di ieri mattina, non filtra più niente. Mattarella si sarebbe limitato a rispondere a un ministro che aveva chiesto di essere ricevuto. Normale prassi, nulla di più, fanno sapere dal Colle.
Eppure è impossibile non domandarsi cosa ci sia oltre le apparenze. Certo, normalmente il Presidente della Repubblica non interviene per dire la sua in merito a ipotetici rimpasti o avvicendamenti. Eppure in molti interpretano l'udienza come "un segnale" che il Presidente avrebbe voluto dare al ministro, una sorta di "blindatura" che inevitabilmente rafforzerebbe la posizione di Piantedosi di fronte ai desiderata del Carroccio.
Una sponda importante quella offerta da Mattarella, un passaggio ancora più significativo dopo che molti leghisti hanno chiesto apertamente un ritorno al Viminale di Salvini, come argine a Vannacci. Il che significherebbe anche incidere molto di più sulla sicurezza e sull'immigrazione.
Lo avrebbero chiesto praticamente tutti nei loro interventi al Consiglio federale della Lega, da Zaia, a Fedriga, compresi i capogruppo Romeo e Molinari e il ministro Giancarlo Giorgetti, ricordando le capacità dimostrate sul campo dall'ex ministro dell'Interno, ora ai Trasporti. Per altro sarebbe anche caduto uno degli ostacoli principali, cioè il processo Open Arms, che si è concluso con la piena assoluzione del vicepremier. Ma probabilmente per Mattarella non sarebbe questo il momento migliore per una riedizione della politica dei "porti chiusi". Anche se per correttezza istituzionale non riterrebbe opportuno rendere pubbliche queste sue riflessioni.