Governo Draghi
26 Gennaio 2021
21:21

Conte dopo le dimissioni: “Ora governo di unità nazionale, io continuerò a svolgere il mio servizio”

Il primo messaggio del premier dimissionario Conte dal momento delle dimissioni: “È il momento che emergano in Parlamento le voci che hanno a cuore le sorti della Repubblica. Le mie dimissioni sono al servizio di questa possibilità: la formazione di un nuovo governo che offra una prospettiva di salvezza nazionale”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Sono state ventiquattr'ore di silenzio stampa per il presidente del Consiglio dimissionario Giuseppe Conte, che ora esce allo scoperto e parla pubblicamente per la prima volta, dal momento in cui si è aperta formalmente la crisi: "È il momento che emergano in Parlamento le voci che hanno a cuore le sorti della Repubblica. Le mie dimissioni sono al servizio di questa possibilità: la formazione di un nuovo governo che offra una prospettiva di salvezza nazionale. Serve un'alleanza, nelle forme in cui si potrà diversamente realizzare, di chiara lealtà europeista, in grado di attuare le decisioni che premono", scrive su Facebook.

Serve un'alleanza "per approvare una riforma elettorale di stampo proporzionale e le riforme istituzionali e costituzionali, come la sfiducia costruttiva, che garantiscano il pluralismo della rappresentanza unitamente a una maggiore stabilità del sistema politico. Questo conta. Che il nostro Paese si rialzi in fretta e possa mettersi alle spalle la pandemia e le tragedie che essa ha arrecato, in modo da far risplendere la nostra nazione nella pienezza delle sue bellezze", spiega ancora.

Il premier, che è rimasto in carica unicamente per lo svolgimento degli affari correnti, come l’eventuale emanazione di decreti legge urgenti, ha rassegnato questa mattina le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato. Un passaggio che il premier non avrebbe voluto, ma che si è reso necessario per evitare una conta domani in Aula sulla relazione Bonafede sullo stato della Giustizia, che avrebbe mandato il governo sicuramente sotto. Conte sarebbe stato costretto a dimettersi in ogni caso a quel punto: troppo risicati i numeri al Senato.

Ora Conte spera in un Conte ter, quindi in un reincarico da parte del Presidente della Repubblica. Ma l'esito della crisi a questo punto non è scontato. E lo si vede bene anche leggendo la dichiarazione del senatore Pd Andrea Marcucci: "Conte non a tutti costi". Lo sa bene ‘l'avvocato del popolo', che infatti scrive: "L'unica cosa che davvero rileva, al di là di chi sarà chiamato a guidare l'Italia, è che la Repubblica possa rialzare la testa. Allora avremo vinto tutti, perché avrà vinto l'Italia. Quanto a me, mi ritroverete sempre, forte e appassionato, a tifare per il nostro Paese". A metà strada tra ‘cortesia istituzionale' e ‘tatticismo', Conte sa benissimo che spetta al Capo dello Stato decidere come agire, e valutare se il premier dimissionario può essere la pedina giusta per formare un nuovo esecutivo.

Prima l'annuncio di un video messaggio, lasciato trapelare da Fonti di Palazzo Chigi. Poi la smentita secca nel primo pomeriggio, nessun video in preparazione. Un video appello, ai cittadini e ai partiti, sembrava ‘irrituale' e inopportuno, dal momento che la palla è ora nelle mani del Presidente della Repubblica, che ha appena avviato le consultazioni (il cui calendario è stato reso noto dal Quirinale).

A quel punto lo staff di Conte avrebbe optato per una comunicazione di più basso profilo, un post su Facebook, che forse fa meno rumore, ma è pregno di contenuti e sottintesi: "Per parte mia, anche in queste ore continuerò a svolgere gli affari correnti fino all'insediamento del nuovo governo. Continuerò a svolgere il mio servizio al Paese, con senso di responsabilità e con profondo impegno. Sono queste le caratteristiche che hanno caratterizzato il mio operato, quello dell'intero governo e delle forze di maggioranza che ci hanno sostenuto". Un apprezzamento rivolto alla sua stessa maggioranza. E forse la richiesta, non tanto velata, indirizzata agli esponenti di Italia viva, per convincerli a convergere ancora verso quello che è stato l'esecutivo giallo-rosso, pronto adesso ad accogliere anche la cosiddetta ‘quarta gamba'.

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