Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ammette che in questa lunga emergenza sanitaria i lavoratori più tutelati sono quelli della pubblica amministrazione. Una presa di posizione che dipende, sicuramente, dalle maggiori rassicurazioni per i dipendenti della Pa, che non rischiano il licenziamento in questa fase e che hanno maggiori possibilità di ricorrere allo smart working, imposto dal governo nella misura più ampia possibile. Intervenendo all’assemblea Fipe Confcommercio 2020, il presidente del Consiglio afferma: “Dobbiamo essere consapevoli come governo che si stanno creando nuove diseguaglianze e che ci sono categorie che godono di una maggiore protezione, fasce sociali che riescono anche ad accumulare maggior risparmio rispetto al passato, pensiamo ai pubblici impiegati”.

I vantaggi per chi fa smart working secondo Conte

Il riferimento di Conte è al fatto che i dipendenti pubblici, per esempio, “non devono spostarsi per andare a lavoro”. Inoltre, grazie allo smart working “risparmiano soldi e tempo”. Al contrario, il presidente del Consiglio sottolinea come ci siano “altre categorie, settori della popolazione, che sono in forte emergenza e sofferenza perché l'impatto della pandemia interessa tutti coloro che non hanno un reddito fisso, come le partite Iva, i professionisti, i piccoli imprenditori che, oltre alla perdita di fatturato, devono sostenere costi fissi difficilmente comprimibili anche di questi tempi”.

I numeri dello smart working in Italia

Lo smart working nelle pubbliche amministrazioni viene incentivato e reso obbligatorio nella misura più larga possibile. A prevederlo è il dpcm del 3 novembre, nel quale si parla di “percentuali più elevate possibili di lavoro agile”. Diversa la situazione nel settore privato, nel quale è prevista solo una forte raccomandazione. Per quanto riguarda i numeri dello smart working, a fornire alcune stime è l’Osservatorio smart working della School of management del Politecnico di Milano, secondo cui attualmente ci sono più di 5 milioni di lavoratori in smart working in autunno. Durante il lockdown, invece, si è arrivati a oltre 6,5 milioni di italiani che usufruivano del lavoro agile. Di questi quasi 2 milioni erano dipendenti della Pa, una cifra inferiore a quella delle grandi aziende, ma superiore a quella delle Pmi e delle micro-imprese. A settembre, invece, i dipendenti pubblici in smart working sarebbero stati 1,3 milioni su un totale di 5 milioni di lavoratori agile.