Oggi è un giorno decisivo che potrebbe portare a una soluzione per la crisi di governo aperta l'8 agosto. Al termine infatti del secondo giro di consultazioni, che si chiuderanno oggi pomeriggio dopo che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella avrà ricevuto tutti i partiti, potrebbe finalmente nascere un esecutivo giallo rosso, a condizione che i principali giocatori di questa partita, Pd e M5S, trovino un punto d'incontro.

Di questioni da sciogliere ce ne sono parecchie, e il condizionale per l'esito di questi negoziati è d'obbligo. Questa mattina si è tenuta alla Camera la direzione del Partito democratico, che sembra non voler cedere terreno sul no a Luigi Di Maio vice presidente del Consiglio. Il motivo è stato spiegato più volte durante gli interventi degli esponenti dem: se un'apertura c'è stata su Conte a capo dell'esecutivo, che è una pedina espressione del Movimento, non c'è, al momento, nessuna intenzione di cedere anche sulla casella del vice, che dovrà essere un esponente del Pd, oppure non dovrà esserci affatto.

Cosa dirà Mattarella

Ma il M5S, pur mostrandosi intenzionato a raggiungere un accordo, nell'interesse del Paese, continua a giocare al rialzo: ieri sera Di Maio ha spiegato che non ci sarà nessun ok a un Conte 2 con il Pd, senza prima aver consultato gli iscritti sulla piattaforma online Rousseau. Una prospettiva che potrebbe aver irritato il Colle, visto che il voto dovrebbe svolgersi "entro la prossima settimana", e questo richiederebbe altri giorni di attesa, che Mattarella potrebbe anche scegliere di non concedere.

I colloqui tra dem e pentastellati, che ieri sembravano essere a un passo dalla rottura definitiva, sono ripresi oggi. E, stando a quando è stato fatto trapelare ieri dal Quirinale, Mattarella vorrebbe affrettare i tempi e prendere una decisione stasera, o al massimo domani mattina, dando già un incarico a un premier al termine di questo secondo giro di consultazioni. Non ci sarebbe sul tavolo nessuna ipotesi di mandato esplorativo: o un c'è una maggioranza Pd-M5S solida, e a quel punto ci sarà un premier politico; oppure verrà scelto un premier di garanzia, per portare l'Italia al voto in autunno.

Nel caso dovesse esserci un premier politico la scelta cadrà probabilmente su Giuseppe Conte, presidente del Consiglio dimissionario, che riceverà da Mattarella l'incarico di gestire la fase ufficiale della trattativa. Nel caso si raggiunga un'intesa chiara tra Pd e M5S Conte avrà dunque il tempo per fare le sue consultazioni, preparare la sua lista di ministri e comporre un programma. Quindi il presidente del Consiglio salirà al Colle, scioglierà la riserva e consegnerà le sue proposte al Capo dello Stato. Dal momento che la Costituzione prevede che i ministri siano proposti dal presidente del Consiglio e nominati dal dal presidente della Repubblica, i nomi dovranno essere discussi in quella sede. L'ultimo passaggio sarà il giuramento e subito dopo la fiducia delle Camere.