Alle ultime elezioni regionali del 20 e 21 settembre il Partito democratico è risultato la prima forza politica nelle Regioni chiamate alle urne, se si considera il numero di voti ottenuti. Con 1.769.336 voti (19,8% dei totali) si posiziona al primo gradino del podio, seguito dai 1.237.285 (13,9%) della Lega. In terza posizione si impone Fratelli d'Italia con i suoi 948.643 voti (10,6%). Il Movimento Cinque Stelle con 658.050 voti (7,4%), scivola addirittura dopo la lista di Zaia Presidente. È evidente quindi che rispetto alle ultime elezioni ci sono stati alcuni cambiamenti, rispetto al consenso ai partiti, in questi territori. Andiamo a vedere un po' di numeri.

Il caso della Toscana

YouTrend ha messo a confronto i voti ricevuti dai principali partiti nel corso degli anni. Nella prima colonna sono evidenziati i consensi ottenuti alle ultime elezioni regionali del 2015. La seconda rappresenta invece le preferenze delle elezioni politiche del 2018. A seguire quelle totalizzate alle elezioni europee del 2019 e in coda quelle delle regionali di quest'anno. In Toscana, una delle Regioni in cui si giocava una partita che appariva incerta, alla fine il candidato del centrosinistra, Eugenio Giani, è riuscito a imporsi sulla sfidante del centrodestra, Susanna Ceccardi, con un vantaggio anche notevole di 8 punti. Il Partito democratico si è quindi confermato come la prima forza politica nella Regione con il 34,7% dei voti risultando il partito più votato nella maggior parte dei Comuni. Rispetto alle scorse elezioni, sia regionali che politiche ed europee, i dem hanno preso leggermente meno voti, ma generalmente si dimostrano stabili. Cosa che non si può dire per gli altri partiti.

La Lega è infatti ben lontana dal risultato delle europee, perdendo decine di migliaia di voti e arretrando ai livelli delle scorse politiche. Infatti, se alle scorse europee il Carroccio aveva preso circa 589 mila voti, ora ne conta più o meno 352 mila. Leggermente meno delle scorse politiche, quindi, quando ne aveva ricevuti 363 mila. Discorso simile per il Movimento Cinque Stelle, con la differenza che in questo caso il picco di voti è stato raggiunto alle politiche del 2018 e alle scorse europee questi erano già dimezzati. Dai 505 mila del 2018, si va ai 237 mila dell'anno scorso, crollando poi ai 113 mila delle ultime regionali. Sempre in crescita, invece, Fratelli d'Italia che passa dai 51 mila delle regionali del 2015 ai 218 mila voti ottenuti tra il 20 e il 21 settembre.

Il crollo del M5s in Puglia e in Campania

Anche il voto in Puglia era apparso inizialmente incerto. Ma anche in questo caso il centrosinistra si è visto riconfermato, eleggendo nuovamente il governatore Michele Emiliano alla guida della Regione. Con le dovute differenze, i trend che si possono analizzare dai grafici di YouTrend sono simili: la Lega torna ai livelli delle politiche e crolla rispetto ai risultati delle europee, il Pd si mantiene pressoché stabile (anche se qui non fa i numeri registrati in Toscana) e Fratelli d'Italia continua la sua ascesa. In questo caso risulta ancora più impressionante il crollo del M5s: se nel 2018 i pentastellati erano stati votati da circa 934 mila persone, oggi sono appena 165 mila quelle che esprimono la propria preferenza per il Movimento.

Discorso simile per la Campania, dove pure è stati riconfermato il governatore dem Vincenzo De Luca. Qui il Movimento Cinque Stelle aveva preso ancora più voti alle scorse politiche: si va dai 1.432 mila voti del 2018 ai 740 mila delle europee fino ai 232 mila di oggi. Decisamente più contenuta la crescita di Fratelli d'Italia, che si dimostra pressoché stabile attraverso le diverse tornate elettorali. In Campania è rilevante anche la perdita di voti di Forza Italia: sono circa 120 mila alle ultime regionali, contro i 539 mila delle politiche.

In Liguria e Veneto hanno vinto Toti e Zaia, più che i partiti

In Liguria e in Veneto, più che l'andamento dei partiti nel corso degli anni, è interessante guardare ai consensi totalizzati dalle liste personali dei due governatori rieletti, Giovanni Toti e Luca Zaia. Il successo del centrodestra in entrambi i casi è trainato specialmente proprio da questi due soggetti politici che si sono presentati alla tornata elettorale con la propria lista. La lista Cambiamo con Toti Presidente è stata infatti la più votata sia sul piano regionale, che nella maggior parte dei Comuni. In Veneto questo si è visto ancora di più, tanto che si è subito iniziato a parlare di un problema di leadership all'interno della Lega. Il crollo del Carroccio che emerge nel grafico in queste regionali va letto proprio in questo senso: il partito di Matteo Salvini non ha perso l'ampio e radicato consenso di cui gode nella Regione, semplicemente questo si è declinato e personalizzato nella figura di Luca Zaia. Il partito di via Bellerio non è affatto in crisi in Veneto, anzi. Solo che si tratta del Carroccio di Zaia Presidente.

In entrambe le Regioni si assiste poi al crollo del Movimento Cinque Stelle. I pentastellati hanno una base più ampia in Liguria, ma passano dal 29,9% dei voti totali delle scorse politiche del 2018 a un 7,8% delle ultime regionali. In Veneto hanno preso solo 55 mila voti, contro i 651 mila circa delle politiche. Qui, inoltre, è più acuito il calo del Pd, che vede i consensi quasi dimezzarsi dalle europee. In entrambi i casi, infine, cresce ininterrottamente Fratelli d'Italia.

La svolta a destra delle Marche

C'è poi il caso delle Marche, l'unica Regione ad aver cambiato colore in questa tornata elettorale. Anche se, guardando al dato delle liste, quella del Pd è quella che ha preso più voti. I dem hanno perso le elezioni e non sono riusciti a far eleggere il candidato da loro sostenuto, ma con il 25,1% dei voti sono il primo partito. Per quanto riguarda il centrodestra, nonostante il boom di preferenze (19%) per Fratelli d'Italia, a cui appartiene il nuovo governatore Francesco Acquaroli, la Lega rimane il primo partito all'interno della coalizione con il 22,4%. Anche in questa Regione il M5s crolla rispetto alle ultime elezioni, scendendo al 7,1% e riuscendo ad eleggere solo 2 consiglieri su 30. Un numero decisamente impressionante, se si conta che negli scorsi anni i pentastellati avevano conteso ai dem la posizione di primo partito.