Minaccia delle urne, controllo dai banchi: così la maggioranza è rimasta compatta sulla legge elettorale
"Non ci aspettavamo un voto diverso", dice il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami. Il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni sulla legge elettorale è andato liscio. Nessuna sorpresa. In una Montecitorio insolitamente affollata, la maggioranza è riuscita a rimanere compatta nonostante l'insidia dello scrutinio segreto, che a luglio l'aveva fatta cadere.
Con 229 voti le pregiudiziali sono state respinte, consentendo al testo di avviarsi verso l'approvazione definitiva, prevista per giovedì prossimo. Per l'occasione il centrodestra ha riunito tutti: i deputati presenti, tra FdI, Lega e Forza Italia, erano in totale 222, secondo quanto emerge dai tabulati della Camera.
Numeri confermati, in Transatlantico, dal responsabile organizzativo di Fratelli d'Italia Giovanni Donzelli. Di conseguenza sono stati solo sette i voti in più rispetto a quelli dei partiti di maggioranza. Sette come i deputati di Futuro Nazionale, che seppur molto critico nei confronti della legge, ha fatto sapere di aver votato contro le pregiudiziali.
Numericamente la coincidenza sembrerebbe perfetta ma è improbabile che sia andata così. Persino fonti di Fratelli d'Italia suggeriscono che qualcuno nella maggioranza potrebbe essersi allontanato dalla linea impartita e che pertanto una parte, minima, di quei 229 voti potrebbe esser arrivata dall'opposizione.
Insomma, qualche franco tiratore non è da escludere, ma si conterebbero sulle dita di una mano. D'altronde, stavolta la maggioranza non si è voluta far trovare impreparata. Sia prima che durante la votazione, il controllo è stato rigidissimo. Più di un esponente del centrodestra si è alzato in piedi, prima di venir richiamato dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, per vigilare che gli esponenti del proprio gruppo votassero secondo le indicazioni.
Per assicurarsi la buona riuscita dell'operazione c'è chi si è preso addirittura la briga di spiegare ai colleghi come votare per evitare di essere accusato di tradimento: puntare il pulsante all'interno del lunotto del voto segreto solamente con il dito, anziché tutta la mano, per non dare adito a sospetti.
"Avete vedette per controllare le postura delle dita che voteranno nel voto segreto, non vi fidate neppure dei vostri parlamentari", ha commentato in Aula il deputato Pd, Gianni Cuperlo.
Ma il pressing non si è limitato al solo momento dell'Aula. Nei giorni scorsi Meloni ha chiarito che se la legge non avrà l'appoggio della sua coalizione "si andrà a casa". Pur non essendo prevista la fiducia per le pregiudiziali, la condizione dettata dalla premier è stata in qualche modo estesa anche al voto preliminare di oggi. "Se la legge si ferma sulle pregiudiziali le conseguenze sarebbero le stesse", aveva precisato ieri Bignami.
Alla fine la minaccia delle urne ha funzionato. "Queste aule così affollate non si vedono mai quando dobbiamo parlare dei problemi degli italiani ma quando c'è in ballo la poltrona su cui alcuni fantasmi di Montecitorio sono imbullonati, vedo l'onorevole Brambilla, manca invece l'onorevole Angelucci della Lega", ha commentato ironicamente il deputato di Futuro Nazione, Edoardo Ziello.
Certo questo è solo il primo scoglio. Ora si entra nella fase decisiva. A partire da lunedì prossimo si svolgeranno le votazioni di fiducia sui primi tre articoli. Le prime due verranno votate martedì, mentre mercoledì toccherà al terzo. Giovedì 8 ottobre invece, è previsto il voto finale. Per oggi dunque, la maggioranza può tirare un sospiro di sollievo.