Opinioni
13 Novembre 2014
16:12

Chi ci guadagna dal patto del Nazareno

Ma quanto ha inciso finora il fantomatico Patto del Nazareno? E chi ne ha tratto i maggiori benefici? Analisi di un “accordo” che serve più a Renzi che a Berlusconi: ecco il perché…

Sono in molti ad essersi chiesti il motivo per cui, dopo settimane di silenzio pressocché assoluto, al centro del dibattito politico sia tornata la discussione della nuova legge elettorale. Tra le altre cose, come si nota da più parti, l’improvviso ritorno di fiamma del dibattito sull’Italicum, sul patto del Nazareno e sulle ipotesi di ritorno alle urne in tempi brevi, arriva nel momento più complesso per il Governo Renzi, stretto fra la resistenza dei sindacati sul Jobs Act e le perplessità della Commissione Europea sulla legge di stabilità. Insomma, il Governo sembrerebbe aver la necessità di occuparsi di altre e ben più urgenti faccende (anche se sul fatto che una democrazia possa “stare” senza una legge elettorale decente ci sarebbe da discutere). E allora, perché Renzi è tornato alla carica sulla legge elettorale?

Il rasoio di Ockham indurrebbe a dire che il Presidente del Consiglio vuole avere un'arma di pressione sui parlamentari della maggioranza, su alleati più o meno insoddisfatti e su gran parte dell'opposizione. In effetti, a cominciare dai centristi (tanto gli ex Scelta Civica che gli alfaniani) e passando per la minoranza del Pd e la pattuglia di Sinistra Ecologia e Libertà (fino ad arrivare ai fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle), sono in tantissimi a guardare con terrore ad un ritorno alle urne che avrebbe come sicuro effetto la loro scomparsa dal Parlamento (o un brusco ridimensionamento, in ogni caso). Insomma, conscio che nessuno vuole andare al voto (men che meno Forza Italia, peraltro insidiata al Nord dall'incubo – Salvini), Renzi sa di poter continuare a governare indisturbato solo se in grado di rendere credibile la minaccia di ritorno alle urne. Minaccia che, con il Consultellum in vigore, fa solo sorridere.

Renzi ha poi evidentemente la necessità di alleggerire la pressione sul tema della riforma del lavoro e della manovra di bilancio. Ma soprattutto ha la necessità di chiudere la partita con la minoranza del suo partito, svuotandola ancora con la prospettiva di una "stretta" sulle candidature. E, da ultimo, ha la volontà di presentarsi ancora come l'uomo del fare, che sblocca uno stallo inconcepibile per una democrazia moderna. Per tutte queste ragioni non può che dirsi soddisfatto dell'esito del confronto con Berlusconi, chiuso con un compromesso "funzionale" su soglie e candidature (e le distanze su soglia di sbarramento e attribuzione del premio di lista sono ampie di quanto si possa pensare).

Il sistema delle liste con capilista bloccati e preferenze per gli altri candidati e la soglia del 40% è stato infatti accettato di buon grado dai renziani, che valutano positivamente alcuni aspetti non secondari: con 100 collegi e nelle ipotesi che il partito si confermi sulle percentuali delle Europee, sostanzialmente, le preferenze saranno determinanti solo per gli altri eletti democratici (e depotenzieranno l'importanza delle primarie, tra l'altro), ma soprattutto il limite del 40% si adatta in qualche misura alla "vocazione maggioritaria" (e consentirà di recidere alcuni legami ereditati dal passato). Infine, il combinato disposto di riforma costituzionale e legge elettorale amplifica il peso delle scelte politiche nella disponibilità di Renzi, accelerando il processo verso quel "bonapartismo morbido" su cui abbiamo provato a ragionare qui.

In tale cornice il Patto del Nazareno è la precondizione di ogni futura mossa dell'esecutivo. Dal lavoro al fisco, dalla giustizia ai diritti civili: senza l'arma del ritorno alle urne la piattaforma politica renziana è depotenziata, quasi inservibile. Renzi lo sa, così come lo sa Berlusconi. Che del resto su questo terreno (quello della strategia e del tatticismo) ha già affossato più di un avversario, anche all'interno del partito. Il punto, semmai, è capire se il Cavaliere veda Renzi come un avversario…

A Fanpage.it fin dagli inizi, sono condirettore e caporedattore dell'area politica. Attualmente nella redazione napoletana del giornale. Racconto storie, discuto di cose noiose e scrivo di politica e comunicazione. Senza pregiudizi.
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