Bonus under 35, 350 giovani denunciano l’Inps alle autorità europee: presentato l’esposto contro i rigetti
Dopo mesi di ritardi, rigetti contestati e richieste di chiarimenti rimaste senza risposta, la vicenda del bonus autoimpiego under 35 arriva alle autorità europee e all’Anac. Circa 350 richiedenti hanno presentato un esposto all’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf), alla Procura europea (Eppo) e all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), chiedendo verifiche sulle procedure utilizzate dall’Inps per valutare le domande.
Tra questi, venti persone stanno dando vita a un Comitato civico nazionale per la difesa e la trasparenza nei rapporti con la Pubblica amministrazione (CoTraPA), un gruppo che nasce per ottenere maggiore trasparenza e responsabilità da parte della pubblica amministrazione, a partire proprio da questa vicenda. "L’obiettivo primario era dimostrare che c’è qualcosa che non funziona a livello nazionale, nel ministero e nell’Inps. C’è bisogno di maggior controllo", spiega a Fanpage.it una referente del gruppo. Una mobilitazione nata per ottenere il contributo destinato ai giovani che avviano un’attività e che, adesso, vuole trasformarsi in un’iniziativa più ampia per tutelare i cittadini nei rapporti con le istituzioni.
La vicenda del bonus under 35: mesi di attesa, rigetti e riesami
Il bonus autoimpiego under 35, introdotto dal decreto Coesione del 2024, prevede un contributo di 500 euro al mese, fino a un massimo di 18mila euro in tre anni, per sostenere i giovani disoccupati che avviano un’attività nei settori strategici individuati dalla misura. Nel gennaio 2026, dopo i chiarimenti del ministero del Lavoro, la platea è stata estesa anche ai liberi professionisti con partita Iva e l’Inps ha riaperto i termini per le domande.
L’incentivo è rimasto a lungo bloccato tra l’attesa dei decreti attuativi, i ritardi nell’avvio delle istruttorie e i dubbi sui requisiti e sulle modalità di utilizzo delle somme. Il 10 giugno sono arrivati i primi esiti: alcune domande sono state accolte, mentre altre sono state respinte per presunte irregolarità contributive, incongruenze sullo stato di disoccupazione o problemi relativi alla data di apertura della partita Iva e al codice Ateco. Molti richiedenti hanno contestato le motivazioni, sostenendo di aver allegato documenti che dimostravano il possesso dei requisiti. Sono quindi partite le richieste di riesame, con centinaia di giovani costretti ad aspettare ancora.
L’Inps aveva comunicato a Fanpage.it che le pratiche sarebbero state definite entro la fine di agosto, con i pagamenti previsti a settembre, ma, anche dopo la riapertura delle istruttorie, diversi richiedenti hanno segnalato nuovi rigetti e pratiche rimaste senza esito. Nel frattempo, sono emerse altre criticità, dalle difficoltà di accesso agli atti ai dubbi sulle spese ammissibili, fino alle regole di rendicontazione per i lavoratori autonomi. È su questo insieme di contestazioni che si basa ora l’esposto presentato alle autorità da 350 richiedenti.
Le contestazioni sui rigetti automatici e sul sistema automatizzato
Al centro dell’esposto c’è l’utilizzo di procedure automatizzate per valutare le richieste. Secondo la documentazione raccolta dai richiedenti – che Fanpage.it ha potuto esaminare – alcune sedi territoriali dell’Inps hanno confermato per iscritto che le domande sono state respinte a seguito di un’istruttoria automatizzata. I richiedenti contestano "l'uso illecito di algoritmi e rigetti ciechi a lotti", con decisioni adottate senza un adeguato controllo umano, richiamando l’articolo 22 del Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr). Chiedono quindi che venga verificato il funzionamento dei sistemi impiegati e la legittimità dei provvedimenti di rigetto.
Tra i requisiti previsti dal bando, la cui presunta mancanza ha portato al rigetto di numerose domande, c’è lo stato di disoccupazione. In diversi casi, nonostante i richiedenti avessero allegato alle istanze di riesame la documentazione che attestava la loro inattività prima dell’apertura della partita Iva, le domande sono state comunque respinte. Secondo quanto riferito da un dipendente di una sede territoriale dell’Inps, su circa 5mila istanze di riesame, oltre 3mila riguardavano proprio un presunto disallineamento relativo a questo requisito. Per i richiedenti, il dato solleva interrogativi sul funzionamento delle banche dati e dei sistemi automatizzati utilizzati per le verifiche. Nel fascicolo vengono inoltre riportate comunicazioni dell’Inps in cui, pur riconoscendo la sussistenza dei requisiti, l’Istituto segnala il blocco della liquidazione in attesa di interlocuzioni operative con il ministero del Lavoro.
I dubbi sulla rendicontazione retroattiva e il rischio per le partite Iva
Accanto ai problemi delle istruttorie, il gruppo segnala delle difficoltà legate alla rendicontazione delle somme ricevute. Secondo i promotori dell’esposto, l’erogazione nel 2026 di fondi riferiti all’annualità 2025 rischia di creare difficoltà a chi deve documentare retroattivamente il ricevimento dei fondi. "Un libero professionista in regime forfettario normalmente prende le fatture e le dichiara nella propria dichiarazione dei redditi – spiega una referente di CoTraPA – Ora mi viene detto che devo avere una rendicontazione separata, una sorta di libro giornale che non so neanche come si faccia". I richiedenti temono che l’incertezza sulle regole possa esporre i beneficiari a contestazioni successive e a possibili revoche dei contributi.
Nel dossier indirizzato alle autorità europee e nazionali viene inoltre contestata l’applicazione retroattiva del messaggio Inps numero 270 del 2026, in cui si annunciava la riapertura straordinaria dei termini per la presentazione delle domande a favore delle partite Iva: secondo i promotori, sarebbe stato utilizzato per respingere domande presentate nel dicembre 2025, sulla base di una presunta finestra temporale errata, con possibili conseguenze sul principio del legittimo affidamento.
Accesso agli atti negato, cittadini costretti a fare causa
Un altro capitolo dell’esposto riguarda le difficoltà incontrate dai richiedenti nel conoscere le ragioni dei rigetti e nel ricostruire l’iter delle proprie pratiche. A partire da giugno, gli interessati hanno inviato molteplici richieste di accesso agli atti e diffide, ma nella maggior parte dei casi non è stata fornita la documentazione richiesta. "Le sedi territoriali omettono i documenti scaricando la responsabilità sulla direzione centrale, dichiarando che l'istanza è tuttora giacente e impedendo la difesa legale prima dei termini di impugnazione", scrivono nel documento.
"È assurdo che una persona debba sostenere dei costi per andare davanti a un giudice quando l’errore, se c’è stato, è della pubblica amministrazione", osserva la referente. "Non dovrebbe essere necessario affrontare una causa per ottenere una revisione in autotutela. Automaticamente sto causando un danno allo Stato, ma comunque io continuo a pagare da contribuente".
L'esposto alle autorità europee e nazionali: "Ci aspettiamo che qualcosa si muova"
L’esposto chiede un intervento coordinato di Olaf, Eppo e Anac, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, per verificare le procedure, valutare la sospensione degli eventuali rigetti illegittimi e accertare la corretta gestione dei fondi europei Fse+ destinati al sostegno dell’autoimpiego. I promotori ipotizzano possibili violazioni amministrative e della normativa europea sugli aiuti di Stato, oltre a profili relativi alla protezione dei dati personali e alla gestione delle risorse pubbliche. Si tratta di contestazioni che dovranno essere valutate dalle autorità competenti.
Secondo la referente, negli ultimi mesi alcune pratiche si sono sbloccate dopo l’invio di diffide formali. "Abbiamo ottenuto una prima vittoria in questi giorni: una parte delle domande è stata finalmente accettata. Alcune persone erano rimaste ferme allo stato di riesame e, dopo le diffide con messe in mora tramite ufficiale giudiziario, le loro pratiche sono tornate in valutazione e sono state accolte nell’arco di poche ore". Il gruppo segnala tuttavia che la vicenda non è conclusa: "Ci sono ancora pratiche bloccate, alcune senza esito da aprile e altre ferme da agosto. Continueremo a cercare di risolvere la situazione. Siamo arrivati a Bruxelles e abbiamo presentato l’esposto: ci aspettiamo che qualcosa si muova".
Che cos'è CoTraPA, il collettivo per chiedere più trasparenza alla pubblica amministrazione
Dalla mobilitazione nata intorno al bonus under 35 è così arrivato il progetto di CoTraPA. Una ventina di persone ha avviato la costituzione del collettivo, con l’intenzione di aprire progressivamente la partecipazione anche ad altri cittadini che si trovano ad affrontare problemi simili con le amministrazioni pubbliche. "Non volevamo rendere pubblica la vicenda all’inizio, abbiamo deciso di farlo quando ci siamo resi conto che, finché la situazione non diventava pubblica, era difficile ottenere qualcosa", spiega la referente. "L’obiettivo è far funzionare meglio le pubbliche amministrazioni, dimostrando che da adesso in poi c’è qualcuno che le osserva e che sa come far rispettare le regole". L’intenzione del gruppo è di utilizzare il bonus under 35 come punto di partenza per costruire uno spazio di informazione, condivisione delle esperienze e supporto a chi incontra ostacoli nell’accesso ai servizi pubblici.
Intanto, il collettivo chiede che tutte le pratiche ancora ferme vengano definite in tempi rapidi e che le domande respinte siano rivalutate sulla base dei requisiti effettivi e della documentazione presentata. Particolare attenzione viene richiesta anche per i rigetti arrivati tra agosto e settembre, che secondo il gruppo potrebbero riproporre le stesse criticità già segnalate. "Vogliamo che anche le domande respinte negli ultimi mesi vengano rivalutate adeguatamente, perché siamo convinti che non siano state tutte esaminate nel modo corretto. Non ci fermeremo".