Bonus under 35, domande rigettate dai software Inps e senza verifiche: pronte le denunce dei richiedenti
Un’attesa lunga sette mesi, per poi essere rimbalzati da un sistema automatizzato. È questo l’epilogo che, per molti giovani imprenditori, ha avuto la vicenda del bonus autoimpiego under 35, il contributo da 500 euro al mese destinato ai liberi professionisti impiegati in settori ritenuti strategici. L’incentivo, introdotto alla fine del 2025 dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ma gestito dall’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps), era nato con l’obiettivo di sostenere i giovani under 35 che avevano recentemente avviato una propria attività imprenditoriale.
Le prime risposte sono arrivate il 10 giugno, quando sono state accolte le richieste di una parte della platea che aveva presentato domanda. Molte altre, però, sono state rigettate e sottoposte a riesame, spesso con motivazioni contestate da chi aveva presentato la richiesta. Dopo altri 80 giorni di attesa, il 28 agosto l’Inps ha sbloccato alcune pratiche, ma per molti la risposta non è stata quella auspicata: domande respinte una seconda volta per le stesse motivazioni per le quali era stata presentata la documentazione. "Tutto è stato automatizzato come la prima volta, non c'è stata nessuna persona che ha controllato i documenti e ho ricevuto sempre la solita motivazione; mi sembra irrispettoso per delle persone che aspettano da così tanto", racconta una delle richiedenti, Giulia, a Fanpage.it.
Nel frattempo, sono ancora migliaia i giovani che attendono di conoscere l’esito della propria istruttoria, nonostante l’Inps avesse comunicato a Fanpage.it che tutte le pratiche sarebbero state evase entro la fine di agosto e i relativi pagamenti effettuati a settembre. Un’attesa che pesa sul futuro di questi giovani: "Non ce la faccio più perché non so più cosa sperare, un bonus nato per aiutare i giovani nell'intraprendere un percorso è diventato una presa in giro", spiega Rachele.
Dal bonus al riesame: i requisiti e le domande respinte
Il bonus under 35 per l’autoimpiego, introdotto dal decreto Coesione del 2024, prevedeva un contributo di 500 euro al mese, fino a un massimo di 18mila euro in tre anni, per i giovani disoccupati che avviavano un’attività nei settori della transizione digitale ed ecologica. Nel gennaio 2026 la misura è stata estesa anche ai liberi professionisti con partita Iva, portando l’Inps a riaprire i termini per la presentazione delle domande. Tra i requisiti figuravano lo stato di disoccupazione, l’apertura della partita Iva entro le scadenze previste, un codice Ateco ammesso e la regolarità contributiva.
Il 10 giugno l’Inps ha concluso l’istruttoria, respingendo alcune richieste. I beneficiari esclusi potevano chiedere il riesame entro 30 giorni, ma diversi giovani professionisti hanno contestato i motivi dei rigetti, tra cui figuravano presunte irregolarità contributive, incongruenze relative allo stato di disoccupazione, ai codici Ateco e alla data di apertura della partita Iva. Per procedere al riesame, i giovani hanno allegato alla domanda la documentazione necessaria a chiarire la propria posizione: la registrazione dell’attività, la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro e il documento unico di regolarità contributiva.
Tra questi c'è Alessandro, 36enne del Friuli Venezia-Giulia, che dopo l'esito di giugno si è recato in una sede territoriale per ricevere spiegazioni. "Dopo alcuni minuti il funzionario ha trovato il cavillo: la data di apertura della partita Iva a loro risultava un anno antecedente a quella reale. Attraverso il sito ho chiesto di vedere la schermata della mia anagrafica e c'era scritto che l'ultima modifica effettuata era stata il 4 di giugno, cioè 6 giorni prima del verdetto". Un dettaglio che ha insospettito Alessandro: "A pensare male si fa peccato, ma sono coincidenze un po' strane". È così riuscito a far correggere i dati della sua anagrafica, in attesa di sapere l'esito della sua procedura di riesame.
“Nessuno ha controllato le pratiche”: il secondo rifiuto dopo mesi di attesa
Il termine per presentare le domande di riesame è scaduto il 10 luglio e, alla fine del mese, l’Inps aveva comunicato a Fanpage.it che tutti i richiedenti avrebbero ricevuto una risposta entro la fine di agosto, con conseguenti pagamenti entro la fine di settembre. Questo termine è stato rispettato solo per alcune domande, molte delle quali sono state nuovamente rifiutate con le stesse motivazioni che avevano portato al riesame e per le quali i professionisti avevano allegato la documentazione necessaria. "Inizialmente tra le motivazioni c'era la data di apertura della partita Iva, che secondo l'Inps non corrispondeva al periodo indicato nel bando, cosa che in poche ore addirittura è scomparsa dal sito. L'altro motivo indicato, che poi è rimasto anche sul riesame, è che io non fossi disoccupato al momento dell'apertura della partita Iva, cosa che invece non è vera", racconta a Fanpage.it un giovane sviluppatore informatico, S.A, che si è visto negare il bonus per la seconda volta.
Anche per Giulia, fotografa veneziana, il 28 agosto è arrivato il secondo rifiuto, anche in questo caso per un’incongruenza legata alla disoccupazione. "Mi sono recata all'Inps presso il quale mi sono iscritta e una dipendente ha esaminato il mio caso e mi ha detto che non si capacitava di come avessero potuto rifiutare la mia domanda, era perplessa", racconta la giovane al nostro giornale. "Ho ricevuto un rifiuto senza capire il perché – continua – Tutto il processo è stato automatizzato come la prima volta, non c'è stata nessuna persona che ha controllato i documenti, è irrispettoso verso di noi che abbiamo aspettato così tanto". Su consiglio della dipendente Inps, Giulia decide di rivolgersi a un centro di assistenza fiscale per ricevere ulteriore supporto, ma intanto il sentimento che prevale è lo sconforto. "Questa cosa costruisce dentro di te un'ansia e una preoccupazione che non sono indifferenti; io speravo che questo ricorso andasse bene perché in questo momento non ho lavoro, ora mi trovo a dover usare i miei risparmi, senza avere una garanzia che poi effettivamente prima o poi questi soldi arriveranno".
Luca, anche lui sviluppatore informatico, vive lo stesso sconforto di Giulia: "Nessuno ha mai controllato le pratiche, tutto è stato automatizzato e ci hanno anche fatto allegare un sacco di file". Come spiega Luca, si apre ora una sola possibilità: la via giudiziaria. "È una cosa un po' vergognosa, siamo giovani e intraprendere una causa con l'Inps appena avviata l'attività non è il massimo". A questo si aggiunge anche l’aspetto economico: "Sto valutando di proseguire per via legale, ma dipende anche da quali costi dovrò sostenere. Il mio avvocato ha già visto le mie carte e mi ha detto che sono in regola, ma bisogna considerare quanto durerà il processo e chissà quanto vedrò questi soldi".
Chi aspetta il riesame rischia di rimanere senza bonus
Anche per chi è ancora in attesa di conoscere il proprio esito, il tempo è un fattore fondamentale. Il bonus, infatti, viene assegnato in ordine cronologico ai richiedenti le cui domande risultano accettate, fino a esaurimento del fondo messo a disposizione. A confermare questo meccanismo è anche un impiegato Inps, in una mail destinata a Sofia, una richiedente che si occupa di consulenza contabile per aziende e che sta ancora aspettando l'esito del suo riesame. Nella mail si legge inoltre che il budget a disposizione sarà diviso tra le due tipologie di beneficiari, vale a dire soci di impresa e liberi professionisti. "Ho chiesto all'Inps l'accantonamento delle somme a me spettanti, perché chi è stato accolto a giugno ovviamente ha già percepito degli importi e quindi oggi non mi potete dire che chi ha fatto domanda dopo di me è stato comunque accolto e ha percepito degli importi: questo lede i principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione".
Questa possibilità preoccupa anche Francesco, che nella vita si occupa di fotografia: "Il rischio è che qualcuno che ha presentato domanda prima, ma che è stato rigettato per un errore delle banche dati non riceva il bonus, perché ormai è finito". "Al contrario – continua – qualcuno che ha presentato domanda dopo, ma che ha ricevuto risposta positiva prima, ha già ricevuto il bonus".
Per cercare di fare luce su questo punto, Francesco, Sofia e molti altri ragazzi hanno inviato all'Inps una richiesta di accesso agli atti – regolamentata dalla legge 241/1990 – ricevendo però risposte ritenute insufficienti. "Ho ricevuto un riscontro solo dalla sede territoriale, in cui mi viene detto semplicemente che è tutto in carico alla direzione centrale", racconta Sofia. "Ti rispondono che il processo è stato automatizzato, basta. Non ti danno nulla: nessuna informazione sulla quantità di domande presentate, respinte, ammesse o in lavorazione, zero", spiega Francesco.
L’Inps automatizza i riesami, i richiedenti valutano le vie legali
Le informazioni ricevute da Francesco e Sofia stridono con quanto riportato dall'Inps nel messaggio numero 1955, datato 10 giugno, in cui vengono fornite indicazioni operative alle strutture territoriali dell'Istituto per la gestione dei riesami. Inoltre, i richiedenti mettono in dubbio la legittimità del processo, gestito in forma automatizzata, secondo quanto confermato anche dai dipendenti Inps. "In Italia c'è una precisa legge per cui l'Inps, come qualsiasi altra pubblica amministrazione, si può servire di algoritmi e software per poter analizzare le domande, però poi la risposta definitiva deve essere sempre supervisionata da un umano", ricorda Michele, manager musicale in attesa di una risposta al suo riesame. Il riferimento è all'articolo 2 del Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr) dell'Unione europea.
Di fronte a questa situazione, per Michele il timore è di dover procedere per vie legali: "Credo che ci spettino delle risposte oneste, perché se me le dai e mi rifiuti tutto, poi sono costretto ad andare davanti al giudice del lavoro, ma non vorrei". Diana, psicologa di 32 anni, racconta a Fanpage.it che un gruppo di richiedenti sta valutando di procedere unitamente, con il supporto di un avvocato che si è messo a disposizione. "È inaccettabile quello che stiamo vivendo: un bonus che nasce per aiutare i professionisti con tutte le difficoltà che ci sono all'apertura di una partita Iva poi finisce così, senza motivazioni valide di rifiuto. Lo dico da psicologa, è uno stress, è stancante".
È un'esperienza condivisa anche da Rachele, artigiana toscana, che racconta al nostro giornale le difficoltà psicologiche affrontate in questo periodo: "Sto soffrendo di attacchi di panico, questa situazione dopo 7 mesi mi sta facendo ammalare, non ce la faccio più perché non so più cosa sperare". Rachele spiega che la sua domanda per il bonus si è trasformata in una situazione ben più complessa: a gennaio presenta la domanda per il bonus, ma a giugno viene respinta a causa di dati errati nel sistema Inps. A luglio si reca quindi a un patronato e spende 150 euro, "soldi che per me erano vitali", per inviare una diffida. Subito dopo l'invio della diffida, riceve una mail in cui le viene chiesto di saldare immediatamente oltre 600 euro di rate F24, nonostante avesse un piano di rateizzazione regolarmente accettato dall'Inps. "Ovviamente ho dovuto pagare questi ulteriori soldi, ma con l'aiuto del patronato ho mandato un'ulteriore per abuso di potere". Dal 6 agosto la sua pratica per il bonus è ancora ferma e, nel frattempo, si ritrova con quasi mille euro in meno.