La Spagna smentisce Tajani: “Non c’è un pericolo jihadista, nessuno da Ceuta entra nello spazio Schengen”

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Il governo spagnolo smentisce la versione del ministro degli Esteri Antonio Tajani che ci sia un pericolo jihadista causato dalla crisi a Ceuta. “Nessuno dei migranti entrati irregolarmente a Ceuta il 30 e 31 luglio ha alcuna possibilità di entrare nell’area Schengen”, spiegano dal ministero dell’Interno di Madrid.

Non ci sarebbe alcuna minaccia jihadista in vista dopo la crisi di Ceuta. Il governo spagnolo nega le ragioni citate dal nostro ministro degli Esteri per giustificare il rinnovato stop del governo all'accordo di Schengen con Madrid. Il presunto pericolo di infiltrazioni jihadiste è inesistente poiché le persone arrivate a Ceuta a fine luglio non sono entrate in Europa.

"Nessuno degli immigrati entrati irregolarmente a Ceuta il 30 e 31 luglio ha alcuna possibilità di entrare nell'area Schengen", hanno commentato fonti del ministero dell'Interno spagnolo.

Proprio questa mattina, il titolare della Farnesina è tornato difendere la decisione dell'Italia di mantenere Schengen sospeso con la Spagna per altri 15 giorni. "La proroga dei controlli Schengen nei collegamenti con la Spagna non ha motivazioni politiche né è legata alla rivalità con il premier Pedro Sanchez, ma risponde a esigenze di sicurezza interna e alla necessità di prevenire il terrorismo e contrastare l'immigrazione irregolare", ha dichiarato in un'intervista al Corriere della Sera.

Una decisione a cui Madrid ha deciso di rispondere rafforzando i controlli sugli arrivi dall'Italia per altre due settimane. Sanchez "era stato informato della decisione italiana di prorogare di altri 15 giorni i controlli Schengen, mentre Roma non era stata avvisata della successiva contromisura di Madrid. Quella della Spagna è sembrata una ritorsione, che non trova spiegazione", ha commentato.

Secondo Tajani, in linea con le motivazioni sostenute finora dalla maggioranza, l'ulteriore sospensione per altri 15 giorni si è resa necessaria per motivi di sicurezza, nello specifico nell'ambito del contrasto al terrorismo. Il vicepremier parla di un "pericolo jihadista" che "non va sottovalutato". Poche ore dopo il governo spagnolo lo smentisce, respingendo l'esistenza di alcuna minaccia terroristica.

"La nostra priorità è la sicurezza interna. La proroga è stata decisa dopo un attento esame del Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere e la ragione è la prevenzione del terrorismo e il contrasto all'immigrazione irregolare", ha spiegato Tajani. Eppure delle circa 70mila persone entrate a Ceuta lo scorso 30 e 31 luglio, stando alle dichiarazioni del premier Pedro Sanchez, sarebbero appena 5mila quelle rimaste nell'exclave. Parliamo di meno del 7%.

Ma il governo italiano va ribadendo da giorni la sua posizione: rafforzare i controlli ai varchi aerei e marittimi con la Spagna è una misura di prevenzione rispetto alla crisi migratoria e umanitaria in corso. "L'emergenza a Ceuta non è una invenzione nostra, sono arrivate quasi 100mila persone, la polizia ha sparato e non si sa quanti siano rimasti", ha affermato.

Alla domanda sui numeri dei controlli, il ministro ha riferito che "durante l'ultimo mese ci sono stati 31 provvedimenti di respingimento alle frontiere marittime e aeroportuali, di cui otto erano marocchini. Sei sono stati arrestati. Non sono pochi".

Non si tratta, assicura Tajani, di rivalità con il governo Sanchez, la cui distanza politica da Meloni è sempre stata evidente. Né di obiettivi elettorali sul piano interno, con Roberto Vannacci che continua a mettere in difficoltà la maggioranza. È una questione di sicurezza e basta, ha sottolineato. "È di questo che ci preoccupiamo, non di come la pensi Sanchez. L'Italia agisce in un quadro di solidarietà europea, anche con la Spagna", ha concluso.

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