Manovra 2027

Partite Iva, voucher da 500 euro al mese per nido e baby-sitter: come funziona l’alternativa al congedo

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Dopo il ritocco ai congedi per i dipendenti, la manovra introduce un voucher trimestrale da 500 euro al mese per gli autonomi con figli. Il contributo copre asili nido o baby-sitting ma richiede la rinuncia all’astensione dal lavoro: regole, platea e l’impatto reale sulle lavoratrici.

Dopo aver rafforzato i congedi parentali per i lavoratori dipendenti, la legge di bilancio  inserisce una misura specifica per chi lavora in proprio: un voucher sperimentale fino a 500 euro al mese destinato a sostenere le spese per l'infanzia. Il contributo, utilizzabile per un massimo di tre mesi per pagare asili nido o servizi di baby-sitting, non si aggiunge alle tutele esistenti, ma richiede di rinunciare al congedo parentale retribuito.

Come funziona l'indennità alternativa

Il meccanismo, inserito all’articolo 60 della bozza della legge di bilancio, prevede l’assegnazione di un rimborso massimo di 500 euro al mese per un massimo di tre mensilità. Il voucher può essere richiesto al termine del congedo obbligatorio di maternità o paternità e va utilizzato entro gli undici mesi successivi. La regola fondamentale è l'alternatività rispetto al congedo parentale classico: per accedere al sussidio economico, il lavoratore o la lavoratrice rinuncia all’astensione indennizzata dall'INPS. Invece di interrompere l'attività percependo l'indennità ordinaria, si continua a lavorare e si utilizza il contributo per saldare la retta di asili nido e sezioni primavera (pubblici o privati convenzionati) o per pagare una baby-sitter.

Se entrambi i genitori hanno la partita Iva, il beneficio spetta a uno solo della coppia. La somma ottenuta è esente e non concorre al calcolo dell’ISEE per l’assegno unico.

Beneficiari ed esclusi: i confini della platea

Il contributo è riservato ai genitori lavoratori autonomi iscritti alla gestione previdenziale dell’INPS:

  • Commercianti, artigiani e coltivatori diretti.
  • Iscritti alla Gestione Separata privi di una specifica cassa ordinistica.

Sarà un decreto attuativo a stabilire se la misura verrà allargata anche alle figure parasubordinate iscritte alla Gestione Separata, come collaboratori continuativi (co.co.co.), assegnisti di ricerca e dottorandi. Restano invece tagliati fuori tutti i liberi professionisti iscritti agli ordini e alle casse privatizzate (come avvocati, ingegneri, commercialisti o architetti) oltre ai lavoratori subordinati, per i quali vigono i canali ordinari di congedo.

La realtà delle autonome: perché i congedi non venivano chiesti

La scelta di convertire l'astensione dal lavoro in un contributo economico poggia sui numeri storici dell’INPS. Tra il 2023 e il 2025, a fronte di circa 21 mila indennità di maternità riconosciute ogni anno nelle gestioni autonome, appena 2.200 genitori hanno poi richiesto il congedo parentale: poco più del 10%. Per una freelance, un'artigiana o una commerciante, del resto, fermarsi per mesi con un assegno ridotto al 30% della retribuzione convenzionale è sempre stato insostenibile. Abbassare la serranda, congelare i contratti o rendersi irreperibili per la clientela significa quasi sempre perdere commesse in modo definitivo. Per il lavoro indipendente, insomma, il congedo ordinario è sempre stato un diritto garantito sulla carta, ma impraticabile nella realtà.

Il doppio binario sulle donne: rientro immediato e briciole sui costi

Se il voucher fotografa una necessità reale, l'intervento mette a nudo l'asimmetria delle politiche sulla natalità, con impatti opposti ma entrambi penalizzanti per l'occupazione femminile. Mentre sui lavoratori dipendenti l'estensione del congedo fino a sei mesi finisce per allontanare le madri dall'impiego a causa del divario salariale, tra le partite Iva la norma produce l'effetto contrario: spinge a rientrare al lavoro il prima possibile dopo il parto, offrendo in cambio un sussidio dai contorni limitati.

I nodi strutturali della misura emergono con chiarezza sul piano pratico. Tre mesi di copertura, pari a un tetto complessivo di 1.500 euro, offrono un respiro brevissimo rispetto ai tempi reali di gestione di un neonato, lasciando la famiglia priva di tutele per il resto dell'anno. Inoltre, 500 euro al mese bastano a coprire soltanto una frazione della retta di un asilo nido privato o poche ore settimanali di assistenza domiciliare, scaricando sui genitori la fetta più pesante delle spese di cura. A chiudere il cerchio è l'esiguità delle risorse: i 15 milioni di euro all'anno stanziati per il triennio basteranno per appena diecimila beneficiari in tutta Italia, aprendo la strada a una selezione rigida e al rischio concreto che i fondi si esauriscano in fretta.

Il quadro generale: come cambiano i congedi per i dipendenti

Il quadro degli interventi mette così a nudo un sistema a due velocità. Se per le partite Iva la risposta si limita a un contributo economico trimestrale vincolato alla rinuncia all'astensione, per il lavoro dipendente la manovra sceglie invece di blindare e allungare i permessi retribuiti. Per chi conclude la maternità o la paternità obbligatoria dal 2027, i mesi di congedo coperti all’80% dello stipendio salgono a quattro per il primo figlio, a cinque per il secondo e a sei dal terzo in poi, da spendere entro i sei anni del bambino. L'unico punto di contatto tra i due mondi resta il bonus per le madri con almeno due figli e reddito entro i 40 mila euro: un assegno fisso da 100 euro al mese riconosciuto senza distinzioni tra busta paga e partita Iva.

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