Manovra 2027

Pensioni, con la manovra 2027 fino a 1.300 euro in meno l’anno: quanto si perde e chi è a rischio

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La legge di Bilancio 2027 cambia il meccanismo che rivaluta le pensioni in base al costo della vita. Secondo le simulazioni della Uil Pensionati, chi riceve un assegno superiore a 2447,40 euro lordi al mese perderà da 144 euro a oltre 1300 euro lordi all’anno: al crescere dell’importo aumenta anche la perdita. Ecco come funziona il nuovo meccanismo e quali pensionati saranno penalizzati.

La manovra targata Meloni modificherà il meccanismo di rivalutazione delle pensioni, che le adegua al carovita, con il risultato che alcuni percettori riceveranno meno soldi. Secondo le simulazioni di Uil, chi incassa un assegno superiore a 2447,40 euro lordi al mese potrebbe perdere da 144 euro fino a oltre 1300 euro lordi all'anno: al crescere dell'importo aumenta anche la perdita.

La legge di Bilancio 2027 riprende un metodo utilizzato nel 2023 e nel 2024, poi abbandonato dal 2025, che di fatto riduce gli aumenti destinati a compensare l'inflazione per le pensioni più elevate. 

Come funziona la rivalutazione delle pensioni e cosa cambia nel 2027

Ogni anno lo Stato aumenta gli assegni pensionistici per compensare l'aumento dei prezzi (l'inflazione): se crescono del 3%, per mantenere intatto il potere d'acquisto del percettore una pensione dovrebbe aumentare della stessa percentuale. Però solo le pensioni sotto a 2447,40 euro vengono rivalutate completamente, al 100%; al di sopra di questa soglia, al crescere dell'importo dell'assegno ricevuto diminuisce la percentuale e dunque la parte di inflazione compensata. Ad esempio, per una pensione di 3.000 euro lordi al mese, la rivalutazione scende all'85%; in quel caso, con una crescita dei prezzi del 3% l'assegno aumenta solo del 2,55%. Con un importo ancora più alto, e dunque una rivalutazione al 53%, l'aumento è dell'1,59% e così via.

Il tetto dei 2447,40 euro equivale a quattro volte il trattamento minimo dell'Inps, che nel 2027 – non è un valore fisso ma varia di anno in anno – corrisponde a 611,85 euro mensili. La manovra 2027 non modifica queste regole ma il metodo di calcolo (a cui è dedicato il prossimo paragrafo), le percentuali di rivalutazione e il numero di fasce in cui vengono suddivise le pensioni.

In base alla normativa vigente infatti, la rivalutazione è calcolata attraverso tre scaglioni: il 100% dell'inflazione sulla parte di pensione fino a quattro volte il minimo INPS, il 90% sulla parte compresa tra quattro e cinque volte il minimo e il 75% sulla parte che supera cinque volte il minimo. Dal 2027, secondo l'articolo 55 del disegno di legge di Bilancio, il governo vuole sostituire questo sistema con sei fasce di importo. La rivalutazione resta al 100% per le pensioni fino a quattro volte il minimo, scende all'85% per quelle comprese tra quattro e cinque volte, al 53% tra cinque e sei volte, al 47% tra sei e otto volte, al 37% tra otto e dieci volte e infine al 32% per le pensioni superiori a dieci volte il minimo.

Pensioni, cosa significa il passaggio dagli scaglioni agli importi complessivi

Però la novità più importante riguarda il metodo di calcolo, perché la legge di Bilancio 2027 prevede il passaggio dal sistema per scaglioni a quello per importi complessivi. Con il sistema attuale, la pensione viene divisa in più parti e a ciascuna si applica una diversa percentuale di rivalutazione: la prima riceve sempre l'adeguamento pieno all'inflazione, mentre sulle parti successive vengono applicate percentuali progressivamente inferiori. Con il sistema previsto per il 2027, invece, si guarda quanto riceve complessivamente il pensionato e, in base alla fascia in cui rientra, viene stabilita un'unica percentuale di rivalutazione, applicata all'intera pensione, dal primo all'ultimo euro. Se una persona riceve più pensioni soggette a questo meccanismo, l'INPS considera il loro importo complessivo per individuare la percentuale applicabile.

In pratica, oggi se un cittadino percepisce una pensione di 3000 euro lordi al mese, e l'inflazione è sempre al 3%, con il sistema attuale i primi 2447,40 euro verrebbero rivalutati al 100% dell'inflazione, mentre sui restanti 552,60 euro viene riconosciuto il 90%. L'aumento complessivo sarebbe di 88,34 euro al mese. Invece con il sistema previsto dalla manovra 2027 una pensione di 3.000 euro rientra nella fascia a cui spetta l'85% dell'inflazione. Questa percentuale viene applicata a tutti i 3.000 euro, non soltanto alla parte che supera la soglia. L'aumento si ridurrebbe quindi a 76,50 euro mensili.

Il pensionato non si vedrebbe sottrarre denaro dall'assegno che già riceve, ma otterrebbe 11,84 euro in meno di aumento ogni mese rispetto al sistema precedente. Il nuovo meccanismo comunque prevede delle clausole di salvaguardia per evitare penalizzazioni particolari a chi supera di poco le soglie tra una fascia e l'altra.

Quanto perdono i pensionati con la manovra 2027: le simulazioni della Uil

Per calcolare gli effetti del cambiamento, la Uil Pensionati ha confrontato gli aumenti che spetterebbero con il sistema attuale e quelli previsti dalle nuove regole della manovra; le simulazioni utilizzano un'inflazione ipotetica del 3%, perché il tasso ufficiale di rivalutazione per il 2027 non è stato ancora stabilito. Per le pensioni da 1.500 e 2.000 euro lordi mensili non cambierebbe nulla: in entrambi i casi l'inflazione viene riconosciuta interamente, con aumenti rispettivamente di 45 e 60 euro al mese.

Le differenze cominciano per gli assegni superiori a quattro volte il minimo INPS. Secondo i calcoli del sindacato, chi riceve 2.500 euro lordi al mese perderebbe 144,17 euro all'anno di aumenti rispetto alle regole attuali. Per una pensione da 3.000 euro la perdita salirebbe a 153,92 euro annui, mentre per un assegno da 3.500 euro raggiungerebbe 574,73 euro.

La differenza aumenterebbe ulteriormente per le pensioni più elevate. Con un assegno da 4.000 euro lordi mensili, il minore aumento sarebbe di 711,23 euro all'anno. Per una pensione da 5.000 euro raggiungerebbe 1.015,43 euro, mentre per una da 6.000 euro arriverebbe a 1.163,63 euro. La perdita più consistente la subirebbe chi beneficia di una pensione da 6.200 euro lordi al mese: il percettore riceverebbe 1.314,17 euro in meno di aumenti all'anno rispetto a quanto avrebbe ottenuto mantenendo il sistema per scaglioni.

Tutte queste cifre sono lorde e calcolate su tredici mensilità: non rappresentano una riduzione diretta delle pensioni attuali, ma il minore adeguamento all'inflazione che verrebbe riconosciuto con le nuove regole. Per conoscere gli aumenti effettivi del 2027 bisognerà attendere il decreto del ministero dell'Economia, adottato insieme al ministero del Lavoro sulla base dei dati Istat. Anche le disposizioni della manovra, va specificato, potrebbero essere modificate durante l'esame parlamentare.

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