Manovra 2027

Scuola, verso il taglio di 7 mila posti tra docenti e Ata: il piano della manovra per il 2027

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Il testo della legge di Bilancio fissa una nuova riduzione degli organici scolastici legata al calo demografico, portando a circa 15 mila i posti cancellati nel triennio. Esplode la protesta di sindacati e opposizioni, mentre la maggioranza apre a modifiche parlamentari.

La scure dei tagli torna ad abbattersi sulle aule italiane, riaccendendo uno scontro frontale tra esecutivo, parti sociali e forze parlamentari. Al centro della bufera c'è l'articolo 66 della bozza bollinata della manovra economica inviata alla Camera, che programma per settembre 2027 una sforbiciata da quasi 7 mila posti di lavoro tra corpo docente e personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata). Una scelta giustificata dai tecnici ministeriali con il progressivo calo delle nascite, ma che rischia di compromettere la tenuta di un sistema scolastico già provato da carenze strutturali e precariato diffuso.

I numeri della manovra: quasi 15 mila posti persi nel triennio

Nel dettaglio, la nuova programmazione economica stabilisce per l'anno scolastico 2027/2028 la soppressione di 4.925 cattedre e di 2.049 unità Ata, per un totale di 6.974 posizioni rimosse. Questo blocco si inserisce all'interno di una traiettoria di progressivo ridimensionamento avviata con i provvedimenti precedenti: sommando i 5.660 insegnanti in meno fissati per il 2025/2026 e i 2.174 addetti Ata del 2026/2027, il saldo negativo tocca quota 14.808 posti cancellati in un triennio.

Il risparmio stimato per la finanza pubblica ammonta a circa 84 milioni di euro nel primo anno di attuazione, per salire a regime a 251,7 milioni di euro annui dal 2028, risorse destinate a confluire verso altri capitoli del bilancio statale. Se da un lato il settore dell'istruzione viene escluso dalla stretta generale sul turnover (che per gli altri comparti pubblici vedrà nel 2027 le assunzioni limitate al 75% dei pensionamenti), dall'altro il ricalcolo degli organici incide direttamente sui contingenti stabili.

Asili nido e paritarie: come cambiano le risorse sul territorio

Le novità della legge di Bilancio toccano anche l'infanzia e il sistema integrato di istruzione. L'articolo 121 ridefinisce i criteri di assegnazione dei fondi per gli asili nido ai Comuni: parametrando i contributi alla flessione delle nascite, le amministrazioni che raggiungono la soglia minima di copertura dei posti con un budget inferiore vedranno le eccedenze riallocate altrove.

Parallelamente, viene confermato per il 2027 lo stanziamento di 20 milioni di euro per il sostegno economico alle famiglie con figli iscritti alle paritarie, attraverso un bonus che può raggiungere i 1.500 euro per ciascun allievo delle medie e del primo biennio delle superiori.

La protesta di sindacati e opposizioni contro l'alibi demografico

La reazione del mondo della scuola e delle sigle sindacali è stata immediata e compatta. Dalla Cgil, il segretario Maurizio Landini bolla le misure come lontane dalla realtà del Paese, mentre la segreteria del comparto Istruzione denuncia l'uso della denatalità come pretesto contabile: per i sindacati, la diminuzione degli allievi avrebbe dovuto rappresentare l'occasione per abbassare il numero di alunni per classe, estendere il tempo pieno e allineare gli standard italiani a quelli europei. Anche dalla Cisl arriva la richiesta di un ritiro netto della misura.

Dure le critiche dei movimenti studenteschi e delle opposizioni. Dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle, le forze di minoranza accusano il governo di impoverire la scuola statale e di tagliare sugli investimenti formativi proprio mentre gli studenti manifestano per servizi più accessibili ed efficienti.

L'apertura della maggioranza in Parlamento

Le perplessità non risparmiano nemmeno i banchi della maggioranza, con distinguo emersi all'interno della stessa Lega. Di fronte alle polemiche crescenti, dal partito di via Bellerio sono giunti infatti alcuni segnali di apertura verso possibili correttivi durante i passaggi in commissione e in aula alla Camera. L'iter parlamentare della manovra si preannuncia quindi serrato, con gli emendamenti sulla scuola candidati a diventare uno dei principali terreni di verifica politica prima dell'approvazione definitiva.

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