Iniquità, evasione, caos fiscale: tutti i nodi della flat tax per le partite Iva e delle sue sorelle
A cura di Marco Billeci e Luca Pons
Il governo Meloni nel 2022 aveva alzato il tetto della flat tax per le partite Iva da 65mila a 85mila euro. Ora, con l'ultima manovra della legislatura, lo porta fino a 100mila euro su pressione della Lega. Ma le criticità ci sono, e sono parecchie.
Innanzitutto, un'imposta agevolata che era nata durante il governo Renzi per aiutare piccoli artigiani o professionisti – permettendo di pagare il 15% sugli incassi – si allarga a autonomi che guadagnano somme importanti, e così aumento gli squilibri del nostro sistema fiscale: a parità di reddito, lavoratori diversi possono pagare livelli di imposte molto differenti. Anche perché, oltre alla flat tax più nota, negli anni ne sono state aggiunte parecchie alte, rivolte a specifiche categorie o tipi di entrate. In più, per molti esperti del settore, la tassa piatta è un incentivo a evadere le tasse. Per questo, abbiamo chiesto a importanti esponenti della maggioranza di rispondere ai dubbi.
Secondo Claudio Borghi, senatore della Lega, i guadagni delle partite Iva che dichiarano 100mila euro "non sono cifre considerevoli", perché "non dimentichiamo che quello è fatturato e non si può scaricare nulla", mentre "per chi è in regime ordinario qualsiasi cosa diventa detraibile". La teoria di Borghi è che "alla fine il forfettario paga probabilmente più tasse rispetto al regime ordinario, però è semplice. La gente lo vuole perché è facile".
Marco Osnato, deputato di FdI e capogruppo della commissione Finanze della Camera, ha ammesso che quello delle partite Iva è "un comparto che storicamente è vicino al centrodestra", ma ha rivendicato che "abbiamo messo in piedi una misura di equità".
In realtà, la Cgil ha calcolato con la nuova flat tax dal 2027 un lavoratore dipendente che guadagna 51mila euro pagherà quasi il doppio delle tasse rispetto a un autonomo che ha un reddito lordo da 100mila euro. Ma per Borghi non bisogna fare paragoni con il lavoro dipendente: "È sempre quello che paga più tasse, ma dall'altra parte ha più tutele. L'autonomo si sveglia la mattina e domani potrebbe anche non guadagnare niente".
La flat tax a 100mila euro fa discutere anche perché costa 260 milioni di euro circa, e nella manovra 2027 le risorse sono poche e ci sono stati dei sacrifici. La sanità, per esempio, riceverà circa 2,5 miliardi di euro extra contro i 5-6 che aveva richiesto il ministro per la Salute Orazio Schillaci. Il taglio dell'Irpef per i dipendenti andrà fino a 55mila euro di reddito, invece di 60mila.
Per Borghi, non c'erano vie più eque per investire i soldi usati per la flat tax: "Ognuno ha sempre in mente sue preferenze personali, però ci sono i motivi per cui siamo stati votati. Queste cose le sentivo anche prima che venisse ideata da noi della Lega il forfettario: adesso sono due milioni di persone che la usano".
La confusione del sistema fiscale è alimentata anche dall'esistenza di molte altre tasse piatte più o meno diffuse. Secondo il Sole 24 ore, già prima della nuova legge di bilancio esistevano 38 casi in cui alcune categorie possono sfruttare delle imposte fisse, più basse delle tasse ordinarie: la cedolare secca sugli affitti, la tassa piatta sulla raccolta funghi e non solo.
Tutte queste varie situazioni specifiche costano allo Stato circa 13 miliardi di euro all'anno. E, per di più, a parità di reddito due persone che hanno lavori diversi possono pagare imposte del tutto diverse. Secondo Osnato, dalla manovra non risulta un sistema "più complicato di prima, non venivamo dal paradiso della semplificazione. La riforma fiscale aiuta molto". E, sempre per il meloniano, "se vediamo chi ha delle tutele e chi non ce le ha, chi ha delle deduzioni e chi non ce le ha, alla fine sono più o meno tutti nella stessa situazione".
C'è poi la questione dell'evasione. Secondo il presidente del centro studi Itinerari previdenziali Alberto Brambilla la flat tax è "un potente motore per il nero". Innanzitutto perché le partite Iva sono spinte a non dichiarare i guadagni oltre una certa soglia, e in più perché, dato che non si può scaricare nulla dalle imposte, i professionisti non hanno interesse a chiedere le fatture per gli acquisti che fanno.
Anche su questo punto, Osnato ha respinto le accise: "Se c'è un governo che è riuscito a recuperare evasione fiscale, è proprio questo. Se fosse vero quello che lei dice, non avremmo ottenuto 101 miliardi di recupero dall'evasione di cui solo nell'ultimo anno quasi 10 di adempimenti spontanei". E Borghi ha rincarato: "È una cosa che dà più gettito di quello che costa. Uno fattura e su quello paga le tasse".
All'obiezione che così basta non fatturare per non pagare, il leghista ha risposto: "Qui era l'unica possibilità di nero, cioè chi, amando così tanto il forfettario, voleva stare sotto 85mila euro ed era tentato di fare nero". Ma adesso la soglia non sarà semplicemente spostata a 101mila euro? "Ma si riduce".