Manovra 2027

Sanità, i soldi in Manovra non bastano. Allarme di Gimbe: “Se il governo non paga dovranno farlo i cittadini”

A cura di Giulia Renda
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I soldi per la sanità aumentano, con la Manovra 2027, ma non abbastanza per risolvere il problemi del SSN. La Fondazione Gimbe sottolinea le criticità della legge di bilancio, che rischiano di pesare soprattutto sulle tasche dei cittadini e sui bilanci delle Regioni.

Oltre 5,6 milioni di italiani nel 2025 hanno rinunciato a visite ed esami, mentre la spesa sanitaria pagata direttamente dai cittadini ha superato i 42,4 miliardi di euro. Sono alcuni dei dati da cui parte la Fondazione Gimbe per analizzare la nuova Manovra 2027 in tema di sanità. Il rischio, secondo la fondazione, è che senza maggiori risorse per la sanità pubblica siano ancora una volta i cittadini a dover compensare quello che il sistema non riesce a garantire, pagando di tasca propria le prestazioni, rivolgendosi alle strutture private oppure, quando non se lo possono permettere, rinunciando alle prestazioni sanitarie.

Secondo Gimbe, il governo aumenta formalmente i fondi per la sanità, ma non abbastanza da tenere il passo con la crescita dei costi e con le necessità del sistema. A dirlo è Nino Cartabellotta, presidente della fondazione.

I "tagli invisibili" in Manovra denunciati da Gimbe

Nel 2027 il Fondo Sanitario Nazionale crescerà di 3,37 miliardi rispetto all'anno precedente, con un aumento del 2,36%. Di questi fondi, un miliardo era stato già stanziato lo scorso anno e 2,37 miliardi sono ‘nuovi'. Negli anni successivi la crescita rallenterà: nel 2028 l'incremento sarà soltanto dello 0,59%, per arrivare allo 0,75% nel 2029. Il problema, secondo Gimbe, è che i finanziamenti aumentano sempre meno rispetto alla ricchezza prodotta dal Paese. Il loro peso sul PIL passerà infatti dal 6,14% del 2026 al 5,87% previsto per il 2029.

Questa diminuzione dei finanziamenti rispetto alla ricchezza nazionale è ciò che Gimbe definisce "tagli invisibili". La fondazione calcola infatti che, se il rapporto tra Fondo sanitario e PIL fosse rimasto al 6,27% del 2022, il Servizio Sanitario Nazionale avrebbe potuto avere a disposizione 22,7 miliardi di euro in più tra il 2023 e il 2027.

Una stima che ha aperto anche un confronto con il ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha contestato in Parlamento questa definizione, sostenendo che non si può parlare di soldi sottratti alla sanità sulla base di un parametro teorico. Gimbe ha chiarito che anche se i tagli non sono visibili nei bilanci statali con il segno ‘meno', "i loro effetti si manifestano nei bilanci delle Regioni, nelle tasche dei cittadini e nelle crescenti difficoltà di accesso ai servizi, indebolendo la capacità del SSN di rispondere ai bisogni di salute".

Il divario tra i soldi disponibili e quelli necessari: 25,8 miliardi in tre anni

L'analisi della fondazione elabora un'altra critica guardando alla differenza tra i soldi messi a disposizione dallo Stato e quelli che, secondo le previsioni, serviranno per sostenere la spesa sanitaria. Confrontando il Fondo Sanitario Nazionale con le previsioni contenute nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica del 2026, la fondazione stima un divario di 5,4 miliardi di euro nel 2027, 8,5 miliardi nel 2028 e 11,8 miliardi nel 2029. In totale, si parla di circa 25,8 miliardi di euro in tre anni.

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Una situazione che rischia di mettere ulteriormente in difficoltà le Regioni, che hanno il compito di organizzare e garantire concretamente i servizi sanitari. Per far fronte ai costi, potrebbero trovarsi davanti a due possibilità: aumentare le imposte regionali per recuperare altre risorse oppure ridurre alcune prestazioni. In entrambi i casi, secondo Gimbe, il rischio è che a pagarne le conseguenze siano ancora una volta i pazienti: "Il governo deve assumersi la responsabilità di queste priorità. I cittadini non possono continuare a pagare con i propri risparmi o con la propria salute", ha detto Cartabellotta.

Il voucher sanitario da 300 euro e i sostegni alla sanità privata in Manovra

Entrando nel merito della manovra, spunta più di una misura che prevede un sostegno al settore della sanità privata. Tra gli interventi ci sono il voucher sanitario da 300 euro per anziani, le misure sul payback farmaceutico e l'aumento dei limiti di spesa per il privato accreditato. Quest'ultimo riguarda le strutture private che lavorano per conto del servizio sanitario pubblico. La manovra aumenta di tre punti percentuali il limite di spesa che le Regioni possono utilizzare per acquistare prestazioni da queste strutture. L'effetto economico è stimato in 365 milioni di euro all'anno, ma Gimbe precisa che si tratta di risorse già stanziate con precedenti leggi di bilancio, non di nuovi finanziamenti.

Per quanto riguarda il settore farmaceutico, è invece previsto un fondo da 160 milioni di euro all'anno dal 2027 per compensare le Regioni della riduzione del payback dovuto dalle imprese che realizzano ulteriori investimenti in Italia. Il beneficio economico della misura viene riconosciuto alle aziende.

Tra gli interventi più rilevanti c'è poi il fondo da 1 miliardo e 645 milioni di euro per finanziare un voucher sanitario da 300 euro. Il contributo sarà destinato a chi ha compiuto almeno 75 anni entro il 31 dicembre 2026, è titolare di trattamenti pensionistici o assistenziali e nel 2025 ha percepito complessivamente non più di 28mila euro lordi all'anno. Secondo le stime, le persone che potranno riceverlo sono circa 5,46 milioni. I soldi potranno essere utilizzati per acquistare beni e prestazioni sanitarie, ma bisognerà aspettare un decreto attuativo per capire esattamente come funzionerà il voucher. Se potrà essere utilizzato anche nelle strutture private, lo Stato finanzierà indirettamente le prestazioni nel privato invece di potenziare la sanità pubblica.

Un'altra questione riguarda i requisiti per ricevere il contributo. Basarsi sull'età e sull'importo dei trattamenti pensionistici o assistenziali, secondo Gimbe, rischia di lasciare fuori persone più giovani che si trovano comunque in difficoltà economiche e hanno bisogno di cure. Inoltre, considerare soltanto questi trattamenti non permette necessariamente di capire quale sia la reale situazione economica di una persona, perché non vengono considerati tutti gli altri redditi e patrimoni.

Personale sanitario, più soldi per Pronto soccorso e straordinari ma non basta

Tra le misure della manovra ci sono anche maggiori risorse destinate a chi lavora nei Pronto soccorso. Dal 2027 sono previsti 380 milioni di euro all'anno per aumentare le indennità del personale: 114 milioni destinati ai medici e 266 milioni al restante personale sanitario.

Inoltre, soltanto per il 2027, le Regioni potranno utilizzare fino a 300 milioni di euro per pagare prestazioni aggiuntive dei professionisti sanitari. Su questo punto Gimbe fa però notare che aumentare le ore di lavoro non basta a risolvere il problema. Medici e infermieri lavorano già spesso con turni pesanti, carichi di lavoro elevati e situazioni di forte stress. Il rischio, secondo Cartabellotta, è che continuare a chiedere loro ulteriori straordinari non faccia altro che aumentare la stanchezza e spingere altri professionisti ad abbandonare il servizio pubblico. Il problema quindi non riguarda soltanto gli stipendi, ma anche la mancanza di personale e la necessità di rendere il lavoro nella sanità pubblica più sostenibile.

Più fondi per coprire i costi, ma non per i servizi

Un'altra critica di Gimbe riguarda il fatto che molte delle risorse messe a disposizione servono a coprire costi già esistenti e non si traducono necessariamente in un miglioramento dei servizi. Un esempio riguarda i ricoveri ospedalieri, per i quali la manovra prevede 500 milioni di euro all'anno dal 2027 per aggiornare le tariffe. A questo si aggiungono le modifiche ai tetti di spesa per farmaci e dispositivi medici, che comporteranno maggiori costi per il Fondo sanitario: circa 146 milioni di euro all'anno per i dispositivi dal 2027 e circa 292 milioni per i farmaci dal 2028.

Si tratta di risorse necessarie per coprire costi più alti, ma che non significano automaticamente avere più medici, più visite o più prestazioni disponibili. Secondo la fondazione, quindi, una parte consistente degli aumenti previsti dalla manovra rischia di essere assorbita dalle spese necessarie a mantenere il sistema, senza un corrispondente potenziamento dei servizi offerti ai cittadini.

Regioni sempre più in difficoltà, i conti sono già in rosso

La preoccupazione riguarda anche la situazione finanziaria delle Regioni, che già oggi devono fare i conti con difficoltà economiche nella gestione della sanità. Secondo i dati della Corte dei conti, nel 2025 il disavanzo sanitario regionale, prima delle coperture, ha raggiunto circa 2,3 miliardi di euro. Rispetto all'anno precedente si tratta di un aumento di 795,2 milioni, pari al 51,8%. A pesare sui bilanci sono anche l'inflazione (che a ottobre 2026 ha toccato il 5,4%), l'aumento dei costi di farmaci e tecnologie e una popolazione sempre più anziana, che ha bisogno di maggiori cure e assistenza.

Un altro elemento riguarda i soldi che rimangono effettivamente a disposizione delle Regioni per gestire le necessità sanitarie. Secondo l'analisi Gimbe, una volta considerate le risorse già destinate a interventi specifici, la quota che le amministrazioni regionali possono utilizzare liberamente è di appena 138 milioni di euro nel 2027, 236 milioni nel 2028 e 273 milioni nel 2029. Questo significa avere sempre meno margine per affrontare l'aumento dei costi e rispondere ai bisogni dei cittadini. Secondo la fondazione, quindi, non basta aumentare il Fondo sanitario se poi alle Regioni rimangono poche risorse da utilizzare per migliorare concretamente i servizi.

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