È tutto da rifare o quasi il maxi processo per gli scontri dell'estate 2011 in Valle di Susa tra attivisti No Tav e forze dell'ordine. La sesta sezione penale della Corte di Cassazione infatti ha annullato la sentenza pronunciata dalla Corte d'appello di Torino nel novembre 2016 che aveva condannato 38 persone, rinviando in Appello gli atti per gran parte di loro per un processo bis che si volgerà nei prossimi mesi. I giudici della suprema corte, accogliendo alcuni dei ricorsi presentati dai legali dei 35 imputati, hanno stabilito che per 26 attivisti no-Tav imputati nel processo c'è bisogno di un nuovo giudizio. Per altri sette imputati invece confermato la responsabilità ma eliminati alcuni capi di imputazione con conseguente rinvio in appello-bis per la rideterminazione della pena, che andrà rivista al ribasso.

Un altro imputato invece è stato assolto "per non aver commesso i fatti", mentre per un altro ancora, la cui condanna è stata confermata, sono stati annullati i risarcimenti a favore delle parti civili che erano stati disposti dai giudici del merito. Decisioni accolte con favore dal movimento No Tav che fa sapere: "La sentenza della Cassazione annulla buona parte dell’impianto accusatorio della procura di Torino. Ci sono diverse assoluzioni per capi d’imputazione e risarcimenti non confermati. È la dimostrazione di quanto i due gradi di giudizio precedenti si basassero sulla vendetta politica"

La procura generale della Cassazione aveva chiesto invece la conferma delle sentenze di appello per gli imputati  che vedevano come pena più alta 4 anni e 6 mesi di carcere, le stesse inflitte in primo grado. La cassazione ha deciso diversamente e quindi non si conclude oggi l'annosa vicenda giudiziaria dei No Tav per i fatti  del giugno e luglio 2011 che aveva già avuto un primo prolungamento lo scorso 11 aprile  quando, a causa di vizio di forma per uno degli imputati,  era stato deciso lo slittamento della sentenza della Cassazione.