Delitto del trapano, Verduci a processo in abbreviato per l’omicidio di Luigia Borrelli: sentenza a ottobre

È stato disposto il processo con rito abbreviato per Fortunato Verduci, il carrozziere 66enne accusato del "delitto del trapano", l'omicidio di Maria Luigia Borrelli avvenuto il 5 settembre 1995 in un basso di vico Indoratori, nel centro storico di Genova, dove la donna si prostituiva.
Lo ha stabilito la giudice dell'udienza preliminare Martina Tosetti nell'udienza che si è tenuta nella mattinata di oggi, martedì 21 aprile. Le discussioni sono state fissate per il prossimo 8 settembre, mentre la sentenza è attesa entro la prima decade di ottobre, con data indicativa il 6 ottobre.
All'udienza erano presenti, oltre alla pubblico ministero Patrizia Petruzziello e ai consulenti, tra cui l'ex capo dei Ris Luciano Garofano e la genetista Marina Baldi, i difensori di Verduci Emanuele Canepa e Andrea Volpe, mentre l'imputato non ha partecipato.
È stata inoltre ammessa la costituzione di parte civile della figlia della vittima, assistita dall'avvocata Rachele De Stefanis. "Essere arrivati alla celebrazione del processo, anche se con rito abbreviato, è già un risultato importante dopo 30 anni", ha commentato la legale al termine dell'udienza, sottolineando come per la figlia della vittima si tratti di "una svolta decisiva".
Il cuore dell'accusa è rappresentato dalle consulenze genetiche. Secondo la relazione depositata nel novembre 2023 dalla biologa forense Daniela Scimmi, il profilo genetico maschile isolato nel 1995 su diverse tracce – tra cui sangue e mozziconi di sigarette – coincide con quello di Verduci con un valore statistico pari a 10 alla venticinquesima, ritenuto compatibile con una "identificazione assoluta", salvo l'ipotesi del gemello omozigote esclusa dalle indagini.
Le tracce analizzate comprendono macchie di sangue su una tenda, una mensola e una copia del quotidiano "Il Mercantile" del giorno del delitto, oltre a residui su mozziconi di sigaretta e su una placca copri-interruttore all'ingresso del locale. Tutte sarebbero riconducibili allo stesso profilo genetico maschile.
La svolta investigativa è arrivata nell'estate 2023 con l'inserimento dei profili nella banca dati nazionale del Dna: la compatibilità dell'aplotipo Y con un detenuto ha consentito agli inquirenti di risalire alla linea paterna fino a Verduci. Successivi campioni biologici prelevati hanno confermato la corrispondenza.
Sul piano cautelare, il giudice per le indagini preliminari Alberto Lippini, nell'ordinanza del 24 luglio 2024, ha parlato di elementi "univoci, precisi e concordanti". Il tribunale del Riesame, il 23 settembre 2024, ha ritenuto sussistente un quadro indiziario idoneo a sostenere una "qualificata probabilità di condanna".
La Corte di Cassazione, il 5 febbraio 2025, ha confermato la solidità degli indizi e delle aggravanti, escludendo però esigenze cautelari: Verduci resta quindi a piede libero.
Secondo l'accusa, l'omicidio fu commesso con particolare crudeltà: l'autopsia documentò 15 perforazioni al collo e al torace inferte con un trapano elettrico, oltre a violenti colpi al capo con uno sgabello di legno.
Verduci è inoltre imputato in un distinto procedimento per il furto di alcuni monili a una donna con cui aveva una relazione e che lo ospitava, gioielli poi impegnati.