È morto Antonio Megalizzi.Il terrorismo è questa cosa qui: qualcuno spara a caso e qualcun altro muore a caso.
Antonio Megalizzi aveva 28 anni e lavorava come giornalista radiofonico, quando gli hanno sparato si trovava al mercatino di Natale di Strasburgo. Si muore così, per terrorismo. A caso. Durante il lavoro o in vacanza, in giro per il mondo o sotto casa, facendo cose normali come passeggiare con le amiche in un mercatino di Natale a Strasburgo, o comprando una palla decorata a mano per l'albero che ci aspetta a casa, un bell'abete o uno di plastica, il solito da anni ma quest'anno con le lucine nuove. Si muore nel mondo e nel cuore dell'Europa, a Strasburgo.
Il terrorismo non sceglie, la casualità è una delle sue caratteristiche, e per questo fra le cose inumane il terrorismo è la più inumana di tutte, perché non ha l'interesse dell'obiettivo ma quello del terrore verso tutti.
Per questo si dice "siamo tutti Antonio Megalizzi". E' una dizione quasi fastidiosa, che ripetiamo ogni volta cambiando il nome della vittima, ma il senso è profondo: poteva capitare anche a me, e non mi è capitato per uno scarto di fortuna. Solo questo. Nessuna abilità dietro la nostra vita che prosegue, solo il caso. Per questo mi sento, ancora una volta, come ognuna delle vittime. Per questo diciamo "siamo tutti Antonio Megalizzi", e ci commuoviamo un po' più forte.

I terroristi non sono infastiditi dalla religione, nessuno dei terroristi degli ultimi anni viveva nei comandamenti di Allah. Quello che ha sparato ad Antonio, mirando alla testa, era ad esempio un delinquente qualsiasi, prima di diventare un terrorista in carceri inadeguati alla loro funzione: la riabilitazione.

I terroristi sono infastiditi dalle renne, le stelle, le campanelle, le candele profumate alla cannella o all'arancia. I terroristi sono infastiditi dalla possibilità che sia possibile vivere felici, insieme. Chi ha il buio dentro non vede la luce. I terroristi sono infastiditi dalla cioccolata, dal vin brulé, dalle tazze e dalle tovaglie, le sciarpe e i guanti rossi e bianchi.
I terroristi sono infastiditi dallo stare insieme, dagli auguri, dagli alberi e pure da Babbo Natale.
Le Polizie internazionali faranno il loro lavoro, ma per noi la risposta più civile, la più efficace, l'unica realmente dispettosa verso il terrore, in grado di destabilizzarlo, è quella di farci gli auguri un po' più forte, dividendo idealmente lo stesso piatto, invece che dividendoci fra noi. Il terrore vuole separarci, noi proviamo a stare un po' più vicini. Che è poi quello che aveva scelto di fare Antonio Megalizzi, scegliendo l'Europa e la più europea delle città.