Come mai l’estrema destra vince in Germania e perde in Svezia

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La disoccupazione e la depressione economica, da un lato. La risposta alla retorica anti-migratoria dall’altra. Un reportage dalla Sassonia Anhalt e dal Meclemburgo Pomerania, dove ha trionfato AfD, e dalla Scania, in Svezia, dove invece i Democratici Svedesi hanno frenato: per capire che il voto all’estrema destra è un po’ diverso da come lo stanno raccontando.

“Al mio paese non succede mai niente”. Sara è una studentessa di Magdeburgo, capitale dello stato (Land) della Sassonia-Anhalt, nell’ex DDR comunista. Proviene da un piccolo comune famoso solo perché, dice, lì vicino è nato Friedrich Nietzsche, uno dei maggiori filosofi della storia tedesca. Dopo la laurea vuole subito trasferirsi in una grande città, come Amburgo o Hannover, dove ha degli amici. “Qui non c’è futuro”. Per Sara il Land in cui è nata e cresciuta è inchiodato al passato. E lo dimostrerebbero, a suo parere, le elezioni tenutesi il 6 settembre per il rinnovo del Landtag, il parlamento dello stato federato: il partito etno-nazionalista di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD) ha trionfato con quasi il 44%, cioè oltre mezzo milione di voti, e anche il partito rosso-bruno BSW ha registrato un buon risultato, con oltre il 5%. “Ogni due persone che sono andate a votare, una ha votato per gente che non ha idea di che cosa fare, tranne dire che una volta si stava meglio”, dice Sara.

Non tutte le giovani residenti della Sassonia-Anhalt la pensano come lei. Ana (non è il suo vero nome) è spagnola, ha 26 anni e da sei vive a Magdeburgo. A suo parere il voto all’AfD è condivisibile. “La gente qui è esasperata, ci sono immigrati che creano un sacco di problemi e la sera non si può uscire di casa. La città è peggiorata tantissimo e nessuno dei partiti tradizionali in questi anni ha saputo risolvere i problemi che affliggono i cittadini”. Secondo lei quello all’AfD è un voto di protesta. Le persone in Sassonia-Anhalt non sono come le dipingono i media: sono gentili, e pur essendo straniera lei non ha mai avuto problemi né si è sentita discriminata.

Antonia ha 40 anni ed è croata. Anche lei vive a Magdeburgo da tempo. Ci tiene a sottolineare che ormai l’estrema destra vince in tutta Europa ma ammette che in alcuni casi gli immigrati hanno una mentalità molto diversa da quella degli europei, e vivono in comunità piuttosto chiuse. “Però non si può generalizzare. E i miei vicini di casa tedeschi sono sì gentili, ma ci tengono a tenere le distanze. Io e mio marito abbiamo socializzato soprattutto con stranieri, inclusi dei vicini africani”. In ogni caso Antonia non sembra avere grande fiducia nell’AfD. “L’estrema destra crea solo caos, divide il paese e non riapre le industrie chiuse”.

Come Sara, e a differenza di Ana (che però viene da una delle aree più depresse dalla Spagna), molti giovani della Sassonia-Anhalt sono pessimisti sul Land. Ecco perché emigrano verso l’ovest, più ricco e dinamico, o verso Berlino, o addirittura all’estero. L’età media nel Land (dato del 2024) è la più alta dell’intera Germania: 48,2 anni. Girando per le belle strade della Altstadt di Magdeburgo si vedono soprattutto anziani. Uno di loro, seduto fuori da un grande centro commerciale piuttosto affollato, si fa intervistare di malavoglia: “Per noi le cose sono sempre andate male. Sempre. Sa che cosa è successo a Magdeburgo nel 1631?” Si riferisce al devastante saccheggio della città da parte delle truppe cattoliche, nel corso della Guerra dei Trent’Anni. All’anziano la DDR non piaceva molto, ma non gli piace neanche la Germania odierna, in particolare l’Ovest “capitalista”; le sue critiche ricordano quelle di certi esponenti di punta dell’AfD. Secondo Björn Höcke, leader dell'AfD nel Land della Turingia e membro di spicco del partito a livello nazionale, in Germania occidentale ci sono soltanto “americani che parlano tedesco”, mentre nell’est i tedeschi sono rimasti tali. In effetti un cavallo di battaglia della campagna elettorale dell’AfD in Sassonia-Anhalt è stata la promozione del Deutsch denken, il pensare tedesco; che cosa significhi questa formula, è un mistero degno delle menti di Kant ed Hegel.

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C’è un altro mistero: cosa vogliono i tedeschi dell’est? Per molti Wessis (tedeschi dell’ovest) la mente degli Ossis (tedeschi dell’est) è impenetrabile. Per gli Ossis, d’altro canto, i Wessis sono in realtà Besserwessis, tedeschi dell’ovest che sanno tutto; gli Ossis, agli occhi di certi Wessis, sono Jammerossis, cioè tedeschi dell’est che si lamentano sempre. Ed è alquanto paradossale che mentre in Italia l’eterna rivalità tra polentoni e terroni sembra lentamente scomparire (anche grazie a un inedito dinamismo economico del Mezzogiorno), in Germania il sentimento sta esplodendo.

AfD, il partito dell'est

Per molti aspetti l’AfD è ormai il partito dell’est. Un analista italiano che conosce bene la Germania, ed è obbligato all’anonimato per policy aziendale, spiega: “per anni nella politica tedesca gli Ossis hanno dovuto giocare secondo le regole dei Wessis. La Merkel stessa è cresciuta sotto l’ala protettiva, e senz’altro larga, di Kohl, tant’è vero che veniva soprannominata Kohls Mädchen, la ragazza di Kohl. Un po’ umiliante, no?” Snocciola nomi: Björn Höcke è nato a Lünen, in Renania settentrionale-Vestfalia, ma i suoi nonni venivano dalla Prussia orientale, cacciati dai comunisti; Ulrich Siegmund, il sorridente e telegenicissimo volto dell’AfD in Sassonia-Anhalt, è nato in un paesino di 6mila anime di nome Havelberg; Tino Chrupalla, copresidente dell’AfD, è nato in Sassonia (“qualche altro chilometro a est ed era polacco”); la stessa Alice Weidel, copresidente dell’AfD e pilastro del partito, è una Wessi, ma il suo “mitico nonnino, Hans Weidel, era dell’Alta Slesia, oggi Polonia”.

Grazie all’AfD, continua l'analista, “gli Ossis hanno il loro partito, e possono provare a dire la loro. Noi italiani dovremmo essere in grado di capirlo… gli Ossis non sono nazisti, a parte pochi imbecilli, magari un po’ gretti, non parlano l’inglese come a Monaco o Colonia. In ogni caso la gente è arrabbiata nera, perché la benzina costa cara sia nell’est che nell’ovest, solo che nell’est hanno molti meno soldi che nell’ovest”. A luglio la disoccupazione in Sassonia-Anhalt superava l’8%, sopra la media nazionale del 6,4%. Nel 2025 il PIL reale è calato, seppure di appena lo 0,2%; ma nel 2024 si era contratto dello 0,9%. L’inflazione colpisce duro, soprattutto i meno abbienti.

Ma non è solo l’economia in cattive condizioni a preoccupare. Vari residenti di Magdeburgo e di Halle, altro importante centro della Sassonia-Anhalt, si sono detti molto preoccupati per la guerra in Ucraina. Due studenti (maschi) precisano che vorrebbero la pace quanto prima, perché “non vogliamo correre il rischio di essere arruolati e combattere contro i russi”. Conrad Ziller è professore di scienze politiche all’Università di Duisburg-Essen. Spiega che il tipico elettore dell’AfD “è di mezz’età e maschio, sebbene le donne stiano recuperando terreno e il partito stia diventando sempre più popolare tra i giovani uomini”.

L’istruzione, osserva Ziller, è il discrimine principale. “Le persone con un livello di istruzione formale più basso tendono maggiormente a votare per l’estrema destra. Anche chi vive nelle zone rurali e chi è preoccupato per il proprio futuro economico è più incline a sostenere l’AfD. Molti di questi elettori vedono la politica in termini di bianco o nero e la considerano un gioco a somma zero: ciò che gli altri guadagnano, loro lo perdono. Ciò va di pari passo con una mentalità basata sulla contrapposizione tra amici e nemici e con atteggiamenti di esclusione nei confronti dei gruppi esterni”.

Perché la gente vota AfD anche se non è di estrema destra

Attraversando in treno la campagna della Sassonia-Anhalt si vede un paesaggio a tratti splendido, ma piuttosto vuoto. Nel Land, che ha poco più di due milioni di abitanti, la densità demografica è meno di 107 abitanti per chilometro quadrato, un dato paragonabile a quello di paesi agricoli come l’Ungheria o la Slovenia. Certe stazioncine rurali mettono tristezza solo a guardarle. E non è difficile capire perché queste contrade si sentano periferia. Come osserva Ziller, “più delle circostanze oggettive conta il modo in cui le persone percepiscono la propria situazione. Molte di queste aree sono luoghi lasciati indietro, spesso stigmatizzati. Ma allo stesso tempo gli abitanti di queste aree entrano in contatto con norme progressiste attraverso i social media. Se le persone si sentono in fondo alla scala sociale, un modesto miglioramento materiale come l’ennesima nuova strada non basta a cambiare questa percezione; continuano comunque a sentirsi periferiche. Quello che funziona è la promessa di elevare il loro status rispetto agli stranieri e alle minoranze, perché rafforza il loro senso di identità. Questo è anche il motivo per cui, tra le persone che confrontano il proprio gruppo con gli altri, i partiti di estrema destra nativisti ottengono risultati migliori rispetto a quelli socialdemocratici o di sinistra”.

Nicolas Spohn è ricercatore presso il dipartimento di scienze politiche dell’Università di Magdeburgo. Spiega che circa un 20% degli elettori dell’AfD ha posizioni autenticamente di estrema destra; un altro 20% è costituito da conservatori insoddisfatti dalle politiche della CDU che votano AfD perché la CDU non sarebbe sufficientemente conservatrice; e poi il grosso degli elettori, circa il 60%, è composto da “persone estremamente frustrate, perlopiù residenti in aree strutturalmente svantaggiate qui in Sassonia-Anhalt”.

Il ricercatore ci tiene a osservare che nel Land “c’è stato il maggior calo di popolazione dalla riunificazione: abbiamo perso circa il 20% della nostra popolazione rispetto a trent’anni fa; significa che una persona su quattro non è più in Sassonia-Anhalt… è parecchio. Ce ne si accorge soprattutto nelle campagne; siamo uno stato rurale e ci sono zone rurali dove l’AfD è arrivata a prendere il 60%”.

Meclemburgo-Pomerania: altro giro, altro trionfo della destra

La situazione non sembra cambiare così tanto in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Land con una densità demografica ancora più bassa (appena 70 abitanti per chilometro quadrato) e una popolazione di 1,6 milioni di persone. Karl è originario di Rostock, anche se vive ormai da anni nel vicino Schleswig-Holstein. “Il nostro Land non se la passa male ma neanche così bene. Io sono socialdemocratico, i miei genitori pure, però una parte dei miei familiari e amici è ormai per l’AfD”, dice.

Famoso per la bellezza delle sue coste baltiche, il Meclemburgo-Pomerania Anteriore ha votato domenica. Oltre il 38% degli elettori ha scelto l’AfD, mentre la SPD, alla guida del Land con la sinistra radicale della Linke, ha ottenuto più del 35% dei voti: in calo rispetto al 2021 di quasi il 4% ma probabilmente in grado di formare un nuovo governo (di coalizione, ovviamente). In altre parole il Meclemburgo-Pomerania Anteriore rimane una delle (fragili) roccaforti della socialdemocrazia tedesca, a dispetto dello Zeitgeist. Molto male invece per la CDU, i liberalconservatori cristiani che ai tempi di Kohl erano il partito più potente d’Europa, ora al collasso nel Land. Per Friedrich Merz, cancelliere federale che la batosta della CDU in Sassonia-Anhalt ha oggettivamente indebolito, si profilano altri giorni duri, anche se lui continua a dire che non si dimetterà.

Spiega Alexander Weiß, ordinario di teoria politica e storia delle idee presso l’Università di Rostock: “Le elezioni statali rappresentano sempre, in una certa misura, anche una critica alla politica federale in corso, e a livello federale la CDU è attualmente molto impopolare. I suoi consensi a livello nazionale sono calati da quando il nuovo governo è entrato in carica nel maggio 2025, e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore il sostegno alla CDU si è praticamente dimezzato nello stesso periodo. Ciò contribuisce anche a spiegare i risultati deludenti della CDU in altri stati, non solo della Germania orientale”.

Come in molte altre parti d’Europa, anche nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore i centri urbani votano in modo assai diverso dalle aree più periferiche e rurali. Osserva Weiß: “In tutta la Germania si osserva una netta divisione geografica: i Verdi sono prevalentemente un partito urbano e metropolitano, mentre i partiti conservatori, e in particolare l’AfD, ricevono un sostegno molto più forte nelle zone rurali. Questo andamento è chiaramente visibile anche nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Vi sono comuni rurali in cui l’AfD ottiene ben oltre il 60% dei voti, mentre i centri urbani tendono a orientarsi verso i Socialdemocratici e la sinistra in senso lato, compresi i Verdi”.

Klara (non è il suo vero nome) ha quarant’anni e lavora nel marketing. Originaria del sud di Berlino, è una cittadina adottiva del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dal momento che i nonni materni, novantenni, abitano lì. Rileva che in Germania est l’esodo dei giovani dalle campagne verso i maggiori centri urbani o l’ovest ha avuto conseguenze tangibili. “Si perdono servizi. Per esempio nella piccola città da cui vengo io, a Berlino sud, quest’estate hanno chiuso il reparto pediatrico dell’ospedale perché non ci sono abbastanza bambini per tenerlo aperto. Bisogna andare nella cittadina vicina. Il sistema sanitario è ancora buono nel complesso, però nei piccoli centri chiudono gli studi medici, bisogna prendere l’auto. Oggi ci sono meno medici di famiglia nei centri piccoli rispetto a vent’anni fa… questo succede nelle zone rurali di tutta la Germania, ma in Germania orientale è più evidente”.

Le cose non vanno troppo bene neanche nella capitale federale, ex vetrina scintillante di una Germania finalmente unita e democratica dove è altamente probabile che la Linke guidi il nuovo governo statale forte di un quarto dei voti espressi. Klara osserva: “Berlino è una città molto degradata. Ho amici con bambini piccoli che se ne sono andati perché la qualità della vita lì è davvero peggiorata. Ci sono molti più senzatetto, graffiti e sporcizia ovunque… quando ero piccola si poteva uscire la sera senza alcuna paura, non mi spaventava prendere la metro o i treni regionali. Adesso la gente prende un Uber, si sposta con la macchina o in bici, si muove in gruppo. Le abitudini sono cambiate”.

Da Ossi doc, Klara nota che tante persone della generazione di sua madre “sentono che per loro le cose dopo la riunificazione non sono andate così bene. Hanno perso il lavoro, delle aziende hanno chiuso o si sono spostate, alcuni si sentono lasciati indietro. Penso che in qualche modo abbiano trasmesso ai loro figli questo sentimento di divisione tra est e ovest”.

Svezia, dove la destra sta perdendo colpi

Attraversando il Mar Baltico si arriva in un’altra terra dove l’estrema destra è fortissima: la Scania, roccaforte dei famigerati Democratici svedesi. Alle recenti elezioni politiche questa forza di estrema destra, guidata da Jimmie Åkesson (nativo proprio della Scania), ha preso il 17,5% dei voti a livello nazionale, ma nella contea della Scania ha ottenuto risultati di gran lunga migliori. Per esempio nel comune di Skurup ha sfiorato il 31%, a Perstorp il 35% così coqme a Bromölla. Ben diverso il risultato di Malmö, la “Napoli scandinava” che con i suoi 360mila abitanti è la terza città della Svezia dopo la capitale Stoccolma e Göteborg. Qui la coalizione di centrosinistra ha stravinto, e i Democratici svedesi hanno registrato un risultato di gran lunga inferiore alla media nazionale: 13,1%. Lo stesso è accaduto nel vicino comune di Lund, che dal XVII secolo è sede di una delle università più eminenti del mondo nordico: 10,1%.

Rispetto al resto della Scania, dove l’agricoltura è florida, Malmö è uno dei poli dell’innovazione svedese grazie all’ottimo ateneo e alle tante aziende ad alta intensità tecnoscientifica spesso ben integrate nell’economia della conoscenza della vicina Copenaghen, collegata alla Scania attraverso il ponte strallato più lungo d’Europa. Malmö è anche un’importante città portuale, dove da secoli approdano coloro che sognano di rifarsi una vita in Svezia.

Jacqueline è un’attivista del SAP, il partito socialdemocratico svedese, che alle elezioni si è confermato prima forza politica della Svezia con il 28% dei voti, in calo di oltre il 2% rispetto alle elezioni del 2022. “La Scania è da sempre una terra di intense passioni politiche” dice, ed è vero, a giudicare dall’ubiquità dei manifesti elettorali. Lars è un impiegato, è originario del nord ma vive in Scania da due decenni, e la pensa come Jacqueline. “In Scania la politica riesce ad appassionarci. E io voterei ancora socialdemocratico, se quelli non avessero deciso di trasformare la Svezia in Eurabia”.

A differenza che in Germania est, in Scania, e in particolare a Malmö, ci si imbatte assai più spesso in uomini afrodiscendenti, o donne con l'hijab. Poco più del 20% della popolazione svedese è nata in un altro paese. Molti dei nuovi svedesi sono perfettamente integrati nell’economia e nella società: li si vede con i laptop sottobraccio di fronte all’entrata dell’università, negli onnipresenti 7-Eleven che allungano ai clienti salsicciotti caldi, snus o biglietti del treno, alla guida di bus e taxi, nei curatissimi parchi pubblici con i bambini. Ovviamente ci sono anche nuovi svedesi che commettono reati, e magari entrano in una gang. Ma se è vero che esiste una correlazione tra crimine organizzato e immigrazione, è anche stato osservato che “la correlazione non implica causazione”. Negli ultimi quindici anni l’estrema destra svedese si è spesa molto per dipingere il paese, e in particolare la Scania, come una sorta di regno del crimine, ma percorrendo le strade di Malmö la sera non si avverte certo una sensazione di pericolo (o almeno non sembrano temere alcunché le tante ragazze in giro).

Parlando con cittadine e cittadini a Malmö, ma anche a Göteborg e a Jönköping, in lussuosi centri commerciali così come nelle stazioni ferroviarie, sembra che a preoccupare di più siano il costo della vita e la sanità anziché l’immigrazione e la criminalità organizzata, cavalli di battaglia dei Democratici svedesi. E in effetti, come sottolinea Anders Hellström, professore associato di scienza politica all’Università di Malmö, “mentre nelle elezioni del 2022 tutti parlavano dei prezzi del gas o della violenza delle gang, questa volta una questione al centro della campagna elettorale è stata la sanità. Anche di economia si è parlato molto, e quello non è il tipico terreno di gioco per i Democratici svedesi”.

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Lo studioso nota che la retorica estremista dei Democratici svedesi in fatto di immigrazione è diventata mainstream, e che ormai tutti i partiti chiedono restrizioni all'immigrazione (mentre vent’anni fa erano solo i Democratici svedesi a farlo). Tuttavia parlare di remigrazione non sembra aver portato fortuna all’estrema destra, perché ha innescato “un voto di protesta. Il voto cioè dei giovani che sono nati in Svezia, parlano perfettamente svedese, ma hanno i nonni stranieri, e non vogliono certo che vengano cacciati via a calci”.

Del resto a molti giovani svedesi non serve avere nonni o genitori stranieri per essere ostili alla remigrazione. Cresciuti in una Svezia multietnica, sono abituati ad avere amici e fidanzati con il colore della pelle un po’ più scuro. Lo dice chiaramente Sara, giovanissima commessa in un negozio alla stazione centrale di Göteborg. “Da quando vado a scuola ho sempre avuto compagni di classe immigrati o comunque di origine straniera, e non sono assolutamente contraria all’immigrazione”.

La sorpresa delle elezioni sono stati i Moderati, cioè i liberalconservatori del primo ministro Ulf Kristersson (ironia della sorte, originario anche lui della Scania). I Moderati hanno preso il 19,8% dei voti, con un aumento dello 0,7%: non male, per una forza al governo del paese dal 2022. Håkan è un manager sessantenne della Svezia centrale, e di fronte a un latte racconta: “Io voto da sempre Socialdemocratici, anche se il portafogli mi dovrebbe spingere verso la destra…”. Se gli si chiede perché così tanta gente continua a votare per i Socialdemocratici, fatica a trovare una risposta. “Forse perché loro continuano a stare tra le persone. Gli elettori sono come gli impiegati: hanno bisogno di sentirti vicino, anche se magari la tua presenza a volte li infastidisce”.

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