Elezioni Israele 2026

Elezioni in Israele 2026, i movimenti anti Netanyahu: “Se vince Bibi cadremo verso il fascismo”

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Il movimento Standing Togheter lancia l’allarme democratico: “La coalizione di Bibi è apertamente fascista, se vincono ci sarà la compressione dello spazio democratico”. Timori per gli elettori arabo israeliani minacciati dagli attivisti di estrema destra. Ma anche in caso di sconfitta di Netanyahu la coalizione di Eisenkot è traballante: “Stanno insieme solo contro di lui, non sono una vera alternativa”
Intervista a Uri Weltmann
Responsabile organizzazione di Standing Togheter

A meno di una settimana dalle elezioni in Israele cresce la tensione, dovuta sia all'esito molto incentro della competizione tra la maggioranza uscente guidata da Bibi Netanyahu e lo sfidante principale, Gadi Eisenkot, sia per il clima di violenza e aggressività che si registra nel paese. Dopo una campagna elettorale trascorsa tra video violenti generati con l'intelligenza artificiale e minacce esplicite alla popolazione arabo israeliana, i partiti di estrema destra, in particolare Sionismo Religioso dell'attuale Ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, hanno annunciato l'invio di attivisti nei seggi. Un annuncio che è stato percepito come una minaccia all'esercizio del voto da parte della popolazione arabo israeliana. Intanto i movimenti anti Netanyahu lanciano l'allarme sui rischi di deriva antidemocratica e irrompono nella campagna elettorale con blitz e contestazioni, come quella avvenuta all'Università di Tel Aviv la scorsa settimana contro la presenza del Ministro della Sicurezza Itamar Ben Gvir, leader di Potere Ebraico. Fanpage.it ha intervistato Uri Weltmann, fondatore e responsabile organizzazione del movimento Standing Togheter, tra i più attivi contro Netanyahu ed in favore del riconoscimento dei diritti dei palestinesi.

Sabato avete partecipato alla protesta contro Ben Gvir all'Università di Tel Aviv, qual è il clima che si respira in questa campagna elettorale?

E' una campagna elettorale altamente polarizzata, è la prima volta che gli israeliani vanno a votare per la Knesset dopo il 7 ottobre ed il genocidio a Gaza, ma sorprendentemente la questione del genocidio e le relazioni tra israeliani e palestinesi non sono al centro del dibattito politico dei partiti di opposizione, ma se ne discute tra i partiti di governo. I partiti anti Netanyahu parlano di tutto tranne che della questione palestinese, dell'occupazione e della guerra. Parlano della corruzione di Netanyahu, delle sue responsabilità sul 7 ottobre, parlano della riforma della giustizia, ma non offrono una visione di futuro positiva su come trattare i milioni di palestinesi sotto il controllo diretto o indiretto dell'esercito israeliano. I soldati israeliani attualmente occupano metà della Striscia di Gaza, sono in Libano, sono in Siria, c'è la prospettiva di un nuovo attacco in Iran, di queste cose ne parla il Likud e l'estrema destra. Il loro slogan è "O destra o Palestina", raccontano agli elettori che o sei con loro o con i palestinesi. Smotrich e Ben Gvir parlano apertamente di estensione delle colonie in Cisgiordania, espandere la pulizia etnica, dare aperto sostegno ai coloni. E' un dibattito deformato in cui la destra propone la sua visione messianica di espulsione, annessione e sterminio, mentre il centro sinistra si concentra solo sulla persona di Netanyahu, come se fosse solo lui il problema.

Qual è quindi la differenza tra Netanyahu ed Eisenkot sulla questione palestinese?

Su Netanyahu e i suoi alleati bisogna dire innanzitutto che alcuni di questi sono apertamente fascisti, faccio l'esempio di Moshe Feiglin che dirige un piccolo partito di estrema destra Zehut che potrebbe entrare nel prossimo parlamento, o gli stessi Smotrich e Ben Gvir, sono figure che vogliono smantellare la democrazia liberale, ed è quello che hanno già provato a fare negli ultimi 4 anni. La storia ci dice che quando le forze fasciste vogliono smantellare la democrazia, la situazione diventa pericolosa e bisogna prendere posizione. Noi non vogliamo trovarci in questa situazione, quindi la scelta è tra fascisti di estrema destra e mezzi liberali con una mentalità militarista. Eisenkot è lontano dai miei valori, ma preferisco vedere un'alternativa a Netanyahu piuttosto che lo stesso rimanere al potere. Il conflitto tra noi ed il centro sinistra è che non basta mandare via Netanyahu ma si deve immaginare una vera alternativa. Il centro sinistra sembra essere contento di limitare la sua prospettiva politica semplicemente sostituendo Netanyahu con Eisenkot.

In questo scenario un voto contro Netanyahu è un voto a difesa della democrazia?

Più che difesa della democrazia parlerei di difesa dello spazio democratico. La democrazia israeliana è molto limitata, il 20% degli elettori sono palestinesi che sono discriminati in tutti i modi, sociali, economici, culturali, e oltre a questo Israele ha il controllo militare dei territori dove i palestinesi sono senza cittadinanza. Bisogna quindi parlare dell'ampliamento dello spazio democratico dentro la società israeliana, i nostri avversari vogliono ridurlo. Penso che se vincerà Netanyahu vedremo una drammatica contrazione dello spazio democratico della società israeliana. Sappiamo che quando le società si trasformano apertamente in fascismo questo succede lentamente e poi c'è una accelerazione, e sento che ci troviamo al momento prima della caduta. In questo quadro Eisenkot e i suoi alleati se vincono dovrebbero mettere un freno al deterioramento dei diritti democratici e della libertà. Sai alcuni degli alleati di Esisenkot vengono dalla destra, uno è Viktor Liberman che dirige il partito "Israele è casa nostra", molti anni fa è stato alleato di Bibi, l'altro è Naftali Bennet, ora dirige "Insieme", e in passato ha sostenuto gli insediamenti. Quindi abbiamo un'estrema destra contro una coalizione traballante che va dal centro destra al centro sinistra con l'unico collante di essere contro Bibi e di non avere audacia su un vero piano di pace. E questa mancanza di audacia è comune anche al centro sinistra che vede Merez e il Partito Laburista alleati che hanno la guida di Yair Golan, che è un ex generale dell'esercito.

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Uri Weltmann, fondatore del movimento Standing Togheter

La popolazione arabo israeliana rischia di subire pressioni e violenze che ne impediscano il voto il prossimo 27 ottobre, qual è la situazione su questo tema?

Il Likud ha provato ogni cosa per impedirgli il diritto di voto, già alle elezioni del 2019 ha inviato i suoi attivisti ai seggi dove votano gli arabo israeliani con le videocamere per intimidirli. Bisogna ricordare che fino al 1966 i cittadini arabi erano sotto il dominio militare di Israele, anche se potevano votare per la Knesset, avevano bisogno dei lasciapassare per muoversi, un po' come succede oggi in Cisgiordania. E' molto viva la memoria del regime militare, quando le persone avevano paura di parlare di politica o di esercitare i propri diritti democratici, ma ancora più vicino è il ricordo del post 7 ottobre, quando c'era la limitazione del diritto di parola e della libertà di organizzazione. Quindi la popolazione arabo israeliana vive già in un clima di paura, ora il partito di Smotrich ha annunciato l'invio di 2.000 osservatori nei seggi nelle città e villaggi palestinesi, loro dicono per impedire brogli, ma in realtà vogliono intimorire gli elettori.

Standing Togheter vigilerà sulle elezioni ?

Faremo due cose, la prima è collaborare con le organizzazioni della società civile israeliana per garantire a tutti il diritto al voto, ma lo sforzo principale sarà quello di incoraggiare gli arabo israeliani ad andare a votare. Nelle ultime elezioni sono il 53% degli arabo israeliani è andato a votare, rispetto al 70% di affluenza su tutta la popolazione israeliana, se gli arabo israeliani vanno a votare possono rompere gli equilibri politici. Faccio un esempio, tra i tanti partiti di estrema destra abbiamo "Amcha Israel" guidato da un estremista guidato da Ofer Winter, ed un'altra lista fatta da riservisti dell'esercito guidata da Yoaz Hendel, entrambi i partiti sono nei sondaggi a ridosso della soglia di sbarramento del 3,25%. Alcuni sondaggi li danno dentro la Knesset, altri fuori, se gli arabo israeliani vanno a votare aumenterà il numero di votanti e questi due partiti non entreranno in parlamento e questo costerebbe alla coalizione di Netanyahu 8 seggi, in un parlamento che ne ha 120 sarebbe un duro colpo.

C'è il rischio che in caso di sconfitta la coalizione di Netanyahu non riconosca il voto e potremmo trovarci in uno scenario come l'assalto a Capitol Hill nelle elezioni americane del 2020?

L'audacia di Netanyahu non è come quella di Trump, non credo sia uno scenario possibile, il rischio che corriamo è diverso. Quello che temo è che Bibi, con il sostegno di Trump, possa iniziare subito un nuovo attacco all'Iran subito dopo le elezioni. L'obiettivo sarebbe quello di impedire ai suoi avversari di stringere accordi per formare un nuovo governo. Alcuni di quelli che si presentano nella coalizione alternativa a Netanyahu vengono dalla destra, ed in caso di attacco all'Iran, quindi davanti ad una causa maggiore potrebbero allinearsi a lui. Questa dinamica getterebbe nel caos il blocco anti Netanyahu, sappiamo che questa è una possibilità perché è proprio quello che è successo alle elezioni del 2021. Dopo il voto non era chiaro chi avrebbe formato il governo, se Netanyahu o i suoi oppositori, durante i negoziati lui ha mandato la polizia nella moschea di Al Aqsa a Gerusalemme per provocare, ha sostenuto i coloni nel quartiere arabo di Sheik Jarrah sempre a Gerusalemme, ha iniziato a bombardare con intensità Gaza. Temo quindi che uno schema del genere possa accadere di nuovo appena dopo le elezioni.

Le elezioni quindi non finiranno il 27 ottobre…

Credo proprio di no. E credo anche che non finiranno se il blocco anti Netanyahu vinca. Il loro collante non è una vera alternativa all'estrema destra, ma solo l'essere contro Bibi. Riuscirebbero a stare insieme per poco, e potrebbero cadere anche dopo appena un anno. E Bibi sarà lì ad aspettare il suo turno. L'estrema destra si batte solo con una alternativa vera.

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