Elezioni Israele 2026

Dai familiari delle vittime del 7 ottobre al deputato che accusa Netanyahu di genocidio: chi entra nella Knesset

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Da sinistra Sharon Sharabi, Yulia Malinovsky e Ofer Cassif
Da Ofer Cassif e Mansour Abbash, fino a Yulia Malinovski, Shira Shapira e Sharon Sharabi, nei partiti anti Netanyahu le biografie sono diametralmente opposte. Se la questione palestinese era scomparsa dalla campagna elettorale, irrompe ora nei possibili accordi di coalizione.

Dalle urne delle elezioni israeliane non è venuto fuori un vincitore netto. Né la maggioranza uscente guidata da Benjamin Netanyahu, né la coalizione del principale sfidante Gadi Eisenkot hanno ottenuto i 61 seggi su 120 necessari per controllare la Knesset. Ora inizieranno le trattative per provare a formare un governo, con entrambi gli schieramenti a caccia di alleati. Per comprendere meglio i termini delle trattative è utile comprendere innanzitutto quella che sarà la composizione dei partiti alla Knesset, le loro biografie e le loro storie. Sebbene la questione palestinese sia stata la grande assente del dibattito elettorale in Israele, la composizione del nuovo parlamento guardano agli eletti, ci racconta di come quella questione, dal 7 ottobre al successivo genocidio a Gaza, ha segnato profondamente la politica israeliana. Biografie contrapposte, delegazioni che si troveranno a discutere per trovare un'intesa composte da figure con percorsi profondamente divergenti, saranno un ulteriore elemento che caratterizzerà le consultazioni per formare un nuovo governo.

Le liste arabe: da chi accusa Bibi di genocidio fino ai moderati disposti a tutto

Le liste arabe hanno avuto un boom elettorale senza precedenti, frutto di una mobilitazione alle urne che possiamo definire storica dell'elettorato arabo israeliano, quindi dei palestinesi residenti in Israele che rappresentano il 20% dell'intero elettorato. La commissione elettorale centrale, un organo della Knesset quindi composto da politici, aveva inizialmente escluso le due liste, la "Joint List", la Lista Araba Unita, composta da Hadash, erede del partito comunista israeliano, e le nazionaliste Balad e Ta'al, e la lista Ra'am guidata da Mansour Abbash. Successivamente la corte di giustizia ha riammesso le liste e quasi tutti i loro candidati. Tra i primi a finire sul banco d'accusa era stato Ofer Cassif, deputato uscente di Hadash, da sempre accanto ai palestinesi, che ha rimediato anche una condanna per aggressione a pubblico ufficiale durante una manifestazione.

Cassif era accusato di aver usato il termine "genocidio" in merito a quanto fatto dall'esercito israeliano a Gaza, espressione che aveva usato nuovamente anche in una recente intervista a Fanpage.it. Era al numero cinque della Arab Joint List, e sarà quindi sicuramente eletto alla Knesset. Il deputato di Hadash, insieme al leader e capolista Youssef Jabareen, ad Ahmed Tibi, leader di Ta'al anche lui eletto e Bakr Awawdeh, leader di Balad, entrato come numero quattro della lista, saranno in prima fila nelle trattative. Netanyahu proverà a fare una coalizione proprio agitando lo spauracchio di un governo alternativa con le liste arabe. Eisenkot da parte sua ha chiesto dei paletti, come il riconoscere Israele come stato ebraico e democratico e l'obiettivo di continuare la guerra ad Hamas. La strategia della Lista Araba Unita è semplice: Netanyahu, Smotrich e Ben Gvir rappresentano per Israele il baratro del fascismo, e in questo momento tutti gli antifascisti devono unirsi per impedirne il ritorno al potere. Per questo la disponibilità a una coalizione resta aperta, ma bisognerà capire fin dove.

Nell'altra lista araba invece le posizioni sono molto più moderate. Il veterano della Knesset Mansour Abbash già subito dopo gli exit poll aveva dichiarato la disponibilità a un accordo con Eisenkot. Abbash ha tenuto una campagna elettorale più moderata, raccogliendo un numero di seggio di poco inferiore alla Lista Araba Unita, molto più spostata a sinistra. Secondo l'inviato del Magazine palestinese +972, nell'ultimo comizio a Tel Aviv tenuto da Abbash non sarebbe mai stata nemmeno pronunciata la parola "Palestina". La chiave per l'alleanza con Eisenkot potrebbe essere il numero due della lista, che sarà sicuramente eletto alla Knesset, ovvero Yoav Segalovitz. Si tratta di un poliziotto ebreo, quindi non di origine araba, che è entrato in Ra'am poco prima delle elezioni. Segalovitz, che in polizia si occupava dell'ufficio disciplinare, ha svolto una campagna elettorale dai toni moderati e puntando sulla necessità che Israele viva in pace. E potrebbe essere proprio lui la pedina giusta per far cadere le pregiudiziali contro Ra'am all'interno della coalizione di Eisenkot.

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Ofer Cassif, deputato della lista araba unita

Familiari delle vittime e generali, così il 7 ottobre irrompe nella Knesset

Scorrendo la lista degli eletti negli altri partiti della coalizione anti Netanyahu il riferimento continuo al 7 ottobre sembra essere una costante che unisce continuamente le biografie dei nuovi deputati. Con Yashar, il partito di Eisenkot, sono entrati una sfilza di ex ministri dei precedenti governi, come lo stesso leader d'altronde. Si va dall'ex direttore dello Shin Bet, il servizio segreto militare israeliano, Yoram Choen, all'ex Ministro dei servizi religiosi Matan Kahana. Ma alcune figure rappresentano senza dubbio delle biografie radicalmente opposte a quelli che possono essere i potenziali alleati. Shira Shapira sarà una nuova deputata di Yashar, madre del soldato Aner Shapira, morto il 7 ottobre mentre provava a difendere i giovani del festival musicale Nova dall'attacco dei miliziani di Hamas. Il militare si era rifugiato in un bunker con 26 ragazzi, difendendolo a mani nude e rigettando indietro sette granate lanciate dai miliziani, fino a quando l'ultima non è esplosa uccidendolo. Shapira è la portavoce dei familiari delle vittime del 7 ottobre, e a livello mediatico è senza dubbio la più celebre tra i parenti delle vittime. Un'altra figura che balza agli occhi è quella di Kamil Abu Rokon, eletto alla Knesset al numero tredici della lista di Eisenkot, che è l'ex capo del COGAT, ovvero l'organismo del Ministero della Difesa che controlla le attività di governo nei territori palestinesi occupati. Il COGAT è probabilmente uno degli enti simbolo dell'occupazione israeliana dei territori palestinesi, giocando anche un ruolo fondamentale per la gestione dei check point e sulla concessione dei permessi di lavoro ai cittadini palestinesi.

Con il partito Yachad di Naftali Bennet e Yair Lapid entreranno circa una decina di deputati nella Knesset e tra loro anche Noam Tibon, ex generale riservista dell'Idf, posizionato al numero sei. Tibon il 7 ottobre risposte a una drammatica telefonata del figlio Amir, un giornalista di Haaretz, bloccato nel kibbutz Nahal Oz dagli attacchi di Hamas e gli andò incontro per salvarlo. Con un fucile d'assalto e l'aiuto di un militare ferito unitosi al lui durante il tragitto, Tibon riuscì a liberare il figlio ed a respingere i miliziani, diventando poi un eroe celebrato nel paese.

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Yulia Malinovsky, deputata di Yisrael Beyteniu (fonte Instagram)

Il "russo" Liberman possibile ago della bilancia

La lista Yisrael Beytenu guidata da Avigdor Liberman potrebbe essere l'ago della bilancia nelle prossime trattative. Ufficialmente il partito ha fatto la campagna elettorale contro Netanyahu, quindi viene considerato come uno dei partiti dell'area di Eisenkot, che però non ha raggiunto la maggioranza di 61 seggi alla Knesset. Tra le fila degli eletti della lista di Liberman ci sono figure ancora più distanti dalla parte più a sinistra dello schieramento anti Bibi. È il caso di Sharon Sharabi, eletto al sesto posto nella lista di Liberman, e portavoce dei familiari degli ostaggi del 7 ottobre. I suoi due fratelli sono stati rapiti nel kibbutz dove vivevano, il primo Yossi è stato ucciso durante la prigionia, mentre il secondo, Eli è stato rilasciato dopo 500 giorni.

Sharabi è l'ennesima figura pubblica emersa dal 7 ottobre che ha segnato la politica israeliana e che segnerà, in ogni caso, la prossima Knesset. Sempre con Yisrael Beytenu è stata eletta Yulia Malinovsky, deputata uscente, ex agente di polizia di origini ucraine, ma della regione di Lugansk, attualmente occupata dai russi. Emigrata in Israele nel 1998, Malinovsky rappresenta la storica base elettorale di Liberman, composta da ebrei dell'ex Unione Sovietica. Tra le sue azioni più importanti nell'ultima legislatura c'è stata la legge per bloccare e rendere illegale l'UNWRA, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupava dei profughi palestinesi, completamente distrutta dal governo Netanyahu che ne ha letteralmente raso al suolo le sedi. Sempre a firma di Malinovsky è la proposta del Tribunale speciale per i Nukhba, ovvero i miliziani dei reparti di Hamas responsabili del 7 ottobre.

Liberman, in ottimi rapporti politici con Vladimir Putin, potrebbe essere l'ago della bilancia mantenendo un dialogo aperto sia con Netanyahu sia con Eisenkot. Yisrael Beytenu potrebbe andare in entrambe le direzioni, oltre a partecipare ad un possibile governo di unità nazionale che vedrebbe un accordo tra Netanyahu, Eisenkot, Bennet e Lapid, tenendo fuori l'ultra destra di Smotrich e Ben Gvir che sembrano ormai davvero fuori dai giochi. Figure come Liberman, Sharabi e Malinovsky potrebbero sostituire la vecchia ala destra di Bibi in un governo di coalizione nazionale, o rappresentare l'ala destra di un governo a guida Eisenkot.

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