Elezioni Israele 2026

Israele, centinaia in piazza a Tel Aviv: “Solo un’alleanza con i partiti arabi può cacciare Netanyahu”

Immagine
La manifestazione di ieri a Tel Aviv per chiedere una coalizione del blocco anti-Bibi con i partiti arabi. Foto di Lidia Ginestra Giuffrida
Israele è senza una maggioranza parlamentare dopo il voto. Nelle piazze di Tel Aviv cresce la richiesta all’opposizione guidata da Gadi Eisenkot di stringere un’alleanza con i partiti arabi per formare un governo alternativo a quello di Benjamin Netanyahu.

Le strade di Tel Aviv tornano a riempirsi, questa volta ridefinendo la geografia urbana della protesta. Ieri, mentre la manifestazione contro Benjamin Netanyahu, organizzata per chiedere un'alleanza tra il blocco anti-Bibi e i partiti arabi, si spostava verso Rabin Square, piazza Habima (storica roccaforte delle proteste contro Bibi) veniva occupata dai manifestanti a sostegno di Netanyahu. È l'immagine plastica di un Paese spaccato in due e paralizzato da un esito elettorale che non ha consegnato maggioranze chiare, ma ha lasciato emergere una consapevolezza aritmetica: per l'opposizione, l'unica opportunità concreta di formare un governo e destituire Benjamin Netanyahu passa da una coalizione con i partiti arabi.

"Partecipo a una delle più importanti proteste che ci siano state in Israele da molto tempo. Vogliamo dire, e vogliamo dirlo forte e chiaro, che i cittadini arabi sono altrettanto legittimi e sono i benvenuti nel Parlamento israeliano", spiega Efrat, una manifestante ebrea israeliana scesa in piazza ieri con la figlia e il marito.

La richiesta rivolta al leader del blocco anti-Bibi, Gadi Eisenkot, è quella di "creare un governo a cui partecipino cittadini ebrei e arabi, che sono cittadini con gli stessi diritti e devono essere trattati come tali. Finalmente, dopo tutti questi anni", continua la donna.

Questa spinta è il risultato di una mobilitazione massiccia e inedita da parte dei cittadini palestinesi di Israele che, con un'affluenza alle urne mai vista prima e un voto di massa a favore della Lista Unita e di Ra'am, hanno dimostrato, per una questione di sopravvivenza e con coraggio, di avere un peso politico fondamentale nel Paese.

"Negli ultimi tre anni abbiamo visto cosa è successo a Gaza e in Cisgiordania, e sappiamo che noi siamo i prossimi della lista", spiega Islam, giovane palestinese con cittadinanza israeliana, anche lui in piazza ieri. Islam è orgoglioso: "Abbiamo dimostrato di avere potere. Abbiamo ottenuto 19 seggi, che sono un numero importante nella politica israeliana. È importante per me, come palestinese, essere qui per mandare un messaggio al blocco anti-Bibi: l'unico modo per cacciare Netanyahu passa dai nostri voti. Il cambiamento può arrivare solo attraverso una coalizione con i partiti arabi".

A confermare questa lettura è anche Shaked, un attivista che pochi anni fa ha rifiutato il servizio militare: "Il popolo palestinese ha votato in massa per i partiti palestinesi, in un modo probabilmente mai visto prima". Un voto che serve a dire che "Bibi e Ben-Gvir stanno facendo così tanti danni ai palestinesi a Gaza e nei territori dei confini del '67 e del '48, che non abbiamo altra scelta se non resistere e rimpiazzarli", continua.

"Bibi è il partito più grande in queste elezioni, ma non ha più la maggioranza per formare una coalizione. Il blocco anti-Bibi non è più grande, ma insieme ai partiti palestinesi può sostituire Bibi, Ben-Gvir e tutti quei razzisti", conclude Shaked, che vede in un'alleanza con i partiti arabi un passo pragmatico necessario: "Probabilmente non libereranno la Palestina, ma possono migliorare la situazione".

L'aritmetica parlamentare conferma l'analisi della piazza. Lo scrutinio finale assegna al blocco di Netanyahu 53 seggi, una maggioranza relativa insufficiente a governare da solo, mentre il blocco del cambiamento guidato da Gadi Eisenkot si ferma a 48 seggi, altrettanto insufficienti senza i 19 conquistati dai partiti arabi. La soglia per ottenere la maggioranza alla Knesset è di 61 seggi: nessuno dei due principali schieramenti può raggiungerla autonomamente.

Ieri notte il leader dell'opposizione Gadi Eisenkot ha aperto alla possibilità di un'alleanza con i partiti arabi, ma solo a condizione che riconoscano lo Stato di Israele come Stato ebraico, democratico, liberale ed egualitario; aderiscano ai valori sanciti dalla Dichiarazione d'indipendenza israeliana; sostengano l'estensione del servizio militare a tutti i cittadini israeliani, compresi gli ebrei ultraortodossi e i palestinesi; e, infine, riconoscano Hamas come organizzazione terroristica e la necessità di smantellarne completamente le capacità militari e di governo a Gaza.

Dall'altra parte, Benjamin Netanyahu gioca in difesa: consapevole che l'affermazione dei partiti arabi rappresenta un ostacolo alla formazione di un suo esecutivo, l'area politica a lui vicina ha inasprito la retorica antiaraba, arrivando ad accusare i partiti palestinesi di presunte irregolarità e di aver beneficiato di influenze esterne sul voto.

Lo scopo di questa narrazione è delegittimare il peso elettorale dei palestinesi e presentare un'eventuale coalizione di Eisenkot con i partiti arabi come inaccettabile. Anche per questo, mentre ebrei e palestinesi con cittadinanza israeliana sfilavano tra piazza Habima e piazza Rabin, centinaia di manifestanti a sostegno di Netanyahu si radunavano in piazza Habima, trasformando il luogo simbolo delle proteste contro Bibi in una piazza del Likud.

Così, nella contrapposizione tra le piazze, il Paese rimane ancora una volta in bilico: sospeso tra la retorica del nemico e una società profondamente divisa.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views