TOM – Tutti gli Occhi sul Mediterraneo è l'organizzazione con cui mi sono imbarcato qualche settimana fa, per realizzare un video che uscirà per MAGNETICA in autunno. Venerdì la stessa organizzazione ha soccorso 28 persone. TOM non è per me un'organizzazione come un'altra, ne faccio parte quasi dalla sua fondazione, ed è anche la stessa organizzazione con cui mi imbarcai con la prima, grande, Global Sumud Flotilla, direzione Gaza.
La nuova missione ha portato, venerdì, al soccorso di 28 persone ritrovate a bordo di un gommone sovraffollato, sedute con le gambe fuori e l'acqua che lambiva loro i piedi, talvolta li bagnava. Ed è stata anche la prima missione congiunta di TOM con ResQ – People saving people, per la prima volta anche loro a bordo della Garganey VI.
Ho raggiunto al telefono il capo missione Francesco Delli Santi: "Eravamo nella parte sud della SAR tunisina, al limite con la SAR 1. La Guardia costiera tunisina ci osservava a circa due miglia, ma non è intervenuta". La decisione era stata presa la sera precedente: cambiare rotta, tornare a ovest, verso quella che è conosciuta come la Banana Route.
In questi mesi, racconta l'equipaggio, la geografia delle partenze nel Mediterraneo centrale è cambiata più volte: alcuni casi si sono spostati verso est, anche in relazione agli interessi di Haftar, mentre in altri momenti le segnalazioni sono tornate a concentrarsi più a ovest. Così la Nihayet Garganey VI, la barca di TOM, ha deciso di scendere verso sud e poi spostarsi a ovest.
"Abbiamo avvistato a poca distanza un gommone con 28 persone a bordo, tra cui tre donne", racconta ancora Francesco Delli Santi, "il gommone si trovava in acque internazionali, a circa 20 miglia nautiche da Djerba e a circa 120 miglia da Lampedusa". Gli chiedo cosa sarebbe accaduto se non lo avessero avvistato, è una domanda retorica, sospira e tace.
Le 28 persone vengono portate a bordo: un uomo viene dal Sud Sudan, un altro dal Sudan e uno dall'Eritrea. Tutte le altre persone, comprese le tre donne, sono somale. La maggioranza delle 28 persone è minorenne. Appena arrivati a bordo inizia una nuova fase: quella del triage sanitario.
“Quando arrivano in barca viene fatto il triage, cioè l'individuazione delle condizioni di salute delle persone. Questo ci permette anche di posizionarle a bordo nel modo più sicuro possibile, e di essere in grado di seguirle meglio durante la navigazione", spiega Giulia Golembiewski, coordinatrice del reparto sanitario di TOM e attivista del Laboratorio di Salute Popolare di Bologna.
C'è un elemento che ha reso la situazione particolarmente delicata: durante il triage è emerso che una ragazza, minorenne, aveva 41 gradi di febbre.
"C'era una grossa preoccupazione. Le condizioni della ragazza erano tali che probabilmente non avrebbe superato un'altra giornata sotto il sole", mi racconta al telefono Valerio Grandis, medico a bordo.
Gli chiedo come hanno agito e mi risponde così: "Dovevamo farla spogliare per visitarla. Non è stato immediato, c'è stato uno straordinario lavoro di mediazione a bordo, anche con l'aiuto delle altre due donne soccorse". Cerco di capire meglio, e Valerio mi spiega: "Era una ragazza minorenne, fragilissima, sul corpo aveva segni di tortura. Cicatrici. Non era abituata a spogliarsi volontariamente di fronte a un dottore, probabilmente non era neanche abituata a vederne uno. In questi casi parlare, mediare, creare un ambiente il più possibile accogliente se pure all'interno delle difficoltà di una barca, è fondamentale. Ce l'abbiamo fatta, e la febbre è scesa".
A bordo, a quel punto, stanno tutti bene. "Sì, ‘bene' rispetto a chi è appena fuggito da un lager ed è stato soccorso in mare", mi dice Tiziano Rossetti, il comandante di TOM, "le storie sono quelle che conosci anche tu, Saverio". Gli chiedo comunque di raccontarmele, perché è giusto continuare a scriverle. "Alcuni hanno raccontato di essere stati detenuti nei centri libici, i lager, non trovo altri nomi per chiamarli, anche per più di un anno. Molti hanno raccontato di torture fisiche e ricatti alle famiglie per rubare loro ogni denaro. La maggioranza delle persone soccorse era minorenne, questo te lo avevo già detto ma è importante ribadirlo. Erano ragazzi e ragazze, adolescenti".
L'operazione si conclude quando la Nihayet Garganey VI comincia la navigazione verso nord, mentre l'equipaggio continua a chiedere l'assegnazione di un porto sicuro. La barca, ora, si trova a circa 116 miglia da Lampedusa. L'arrivo è previsto per le ore dodici del giorno successivo. Il porto assegnato sarà effettivamente quello di Lampedusa.
È stato il primo salvataggio della prima missione congiunta tra TOM – Tutti gli Occhi sul Mediterraneo e ResQ – People saving people. Telefono a Luciano Scalettari, presidente di ResQ, per un commento: "Siamo riusciti a tornare in mare. Continuiamo a stare dove pensiamo sia giusto e necessario essere. Averlo fatto insieme a TOM ci apre a nuove, possibili sfide". Cosa vuole dire? "Le persone vanno salvate, senza se e senza ma. Riuscire a farlo insieme ad altri che condividono lo stesso valore è la cosa più bella che possa capitare".
Chiamo al telefono anche Erasmo Palazzotto, coordinatore del progetto TOM: "L'incapacità dell'Europa di gestire i flussi migratori che arrivano verso il continente e le politiche di esternalizzazione delle frontiere non hanno ottenuto nessun risultato, perché i flussi migratori non sono diminuiti o aumentati in base a quelle misure, ma sono diminuiti o aumentati sulla base di quello che accade nel mondo. Per questo continuiamo a monitorare il mar Mediterraneo. Sarebbe meglio non ce ne fosse bisogno, invece è necessario".
Ho deciso di allargare il discorso. Richiamo Francesco Delli Santi, capomissione, perché il soccorso di 28 persone è la notizia, la vita che torna a viversi, l'adrenalina di sapere di avere fatto la differenza. Ma so bene che TOM è in mare per monitorare, prima di ogni altra cosa; siamo cioè in mare per capire cosa avviene e documentarlo. "Mi metto seduto", mi dice Francesco al telefono "e metto la chiamata in viva voce, sono qui con Tiziano, ti parliamo insieme, va bene?". Va benissimo, Tiziano è il comandante della Garganey VI e delle missioni di TOM.
"Quello che abbiamo osservato durante questa tredicesima missione è la conferma del costante aumento degli episodi violenti da parte della cosiddetta guardia costiera libica. Durante il nostro secondo giorno in mare la Louise Michel è stata costretta con colpi di armi da fuoco ad allontanarsi da un caso sul quale stava intervenendo. Così come è in forte aumento il fenomeno dello shadowing, una pratica di intimidazione da parte delle vedette libiche spesso armate che seguono a poche miglia di distanza i nostri assetti con lo scopo di dissuaderli dall'entrare nella zona di mare che si estende dal largo fino alla costa nord africana per un centinaio di miglia e illegalmente dichiarata SAR Libica". Gli chiedo qual è lo scopo, secondo loro. "Con questa pratica i libici stanno cercando di rendere illegalmente inaccessibile un'ampia zona di mare sulla quale non avrebbero nessuna giurisdizione". Mi ricorda qualcosa, gli faccio eco. "Sì, è la stessa modalità con la quale Israele ha bloccato l'accesso a Gaza a una distanza di 150 miglia nautiche dalla costa. Tutto questo violando il diritto internazionale".
L'insegnamento, se possiamo trarne uno, è semplice: i problemi sono collegati e le cattive complicità si sostengono. Ma noi abbiamo una frase segreta, alla quale continuiamo a credere: "Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo".
Ci vediamo su MAGNETICA. Buon vento.